«La Settimana» - un periodico romano fondato nel dicembre 1944 da Bernari e Pratolini - porta allo scoperto un sapere in movimento, magmatico, inconciliato. Nei nove mesi che precedono l’uscita del «Il Politecnico» di Vittorini, prima che le forme narrative del dopoguerra siano fissate in una sorta di irrigidimento normativo, i testi pubblicati su «La Settimana» riflettono una particolare forma di letteratura che, generatasi nei terreni di sperimentazione degli anni Trenta e alimentatasi nei canali sommersi della clandestinità, affiora improvvisamente in superficie, resistendo con le sue ombre incancellabili, accanto al modello più forte delle narrazioni documentarie. La formula di neorealismo andrebbe in questo caso sostituita con quella più dinamica di neoespressionismo, capace di includere gli eccessi e le deformazioni dei racconti pubblicati nell’undicesima pagina de «La Settimana». È soprattutto l’espressionismo della "seconda ondata" - quello che Contini fa coincidere con la cultura degli esuli di Weimar - inteso nel suo senso lato e metaforico di tendenza, di Kunstwollen - che offre la possibilità di radunare le forme di questa narrativa e di ravvisare la coerenza e la forza semantica delle sue allegorie.

«La settimana» di Carlo Bernari e la seconda ondata dell’espressionismo

Acocella, Silvia
2018

Abstract

«La Settimana» - un periodico romano fondato nel dicembre 1944 da Bernari e Pratolini - porta allo scoperto un sapere in movimento, magmatico, inconciliato. Nei nove mesi che precedono l’uscita del «Il Politecnico» di Vittorini, prima che le forme narrative del dopoguerra siano fissate in una sorta di irrigidimento normativo, i testi pubblicati su «La Settimana» riflettono una particolare forma di letteratura che, generatasi nei terreni di sperimentazione degli anni Trenta e alimentatasi nei canali sommersi della clandestinità, affiora improvvisamente in superficie, resistendo con le sue ombre incancellabili, accanto al modello più forte delle narrazioni documentarie. La formula di neorealismo andrebbe in questo caso sostituita con quella più dinamica di neoespressionismo, capace di includere gli eccessi e le deformazioni dei racconti pubblicati nell’undicesima pagina de «La Settimana». È soprattutto l’espressionismo della "seconda ondata" - quello che Contini fa coincidere con la cultura degli esuli di Weimar - inteso nel suo senso lato e metaforico di tendenza, di Kunstwollen - che offre la possibilità di radunare le forme di questa narrativa e di ravvisare la coerenza e la forza semantica delle sue allegorie.
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