Il counselling scolastico si configura attualmente come un contenitore ampio e variegato, nel quale si collocano approcci molto diversi fra loro, ma che mirano sostanzialmente a favorire una cultura della prevenzione (Di Fabio, 2003) basata su relazioni di fiducia (Esposito, Freda & Servillo, 2013). La British Association of Counselling (BAC) suggerisce che il counselling può variare a seconda dei bisogni del contesto, ma riguarda comunque i compiti evolutivi volti a fronteggiare i momenti di crisi, sostenendo l’insight personale tramite una migliore conoscenza di sé e l’elaborazione dei sentimenti connessi alle dimensioni conflittuali (BAC, 1989; 1992). La nostra proposta riguarda un tipo di counselling fondato sul reflexive co-work o condivisione riflessiva dell’esperienza scolastica: i maestri di strada – educatori, genitori sociali , esperti delle discipline – lavorano in aula insieme ai docenti e, grazie alla costante partecipazione a dispositivi riflessivi, contribuiscono di fatto a fornire consulenza e sostegno all’attività didattica quotidiana realizzata in situazioni particolarmente difficili e di rischio. Il dispositivo riflessivo scelto è il gruppo, considerato attivatore delle risorse personali e luogo e tempo in cui si apprende dall’esperienza (Bion, 1962), in particolare il gruppo multivisione (GM), ispirato alla metodologia di Balint (1957). Esso viene utilizzato sistematicamente con gli operatori dell’associazione Maestri di Strada e viene proposto nella scuola ai docenti quando si creano le condizioni per la sua accettazione (Ancona, 2004). Una ricerca-intervento (Moreno, 2009) sull’uso del GM con gli insegnanti è stata realizzata durante un corso nazionale di formazione volto a diffondere le metodologie usate dai maestri di strada. In questo scritto si discutono alcuni esiti di entrambe le applicazioni del GM.

Il gruppo multivisione come strumento riflessivo nei contesti educativi

MENNA, PALMA;IORIO, ILARIA;ZACCARO, ANTONELLA;PARRELLO, SANTA
2016

Abstract

Il counselling scolastico si configura attualmente come un contenitore ampio e variegato, nel quale si collocano approcci molto diversi fra loro, ma che mirano sostanzialmente a favorire una cultura della prevenzione (Di Fabio, 2003) basata su relazioni di fiducia (Esposito, Freda & Servillo, 2013). La British Association of Counselling (BAC) suggerisce che il counselling può variare a seconda dei bisogni del contesto, ma riguarda comunque i compiti evolutivi volti a fronteggiare i momenti di crisi, sostenendo l’insight personale tramite una migliore conoscenza di sé e l’elaborazione dei sentimenti connessi alle dimensioni conflittuali (BAC, 1989; 1992). La nostra proposta riguarda un tipo di counselling fondato sul reflexive co-work o condivisione riflessiva dell’esperienza scolastica: i maestri di strada – educatori, genitori sociali , esperti delle discipline – lavorano in aula insieme ai docenti e, grazie alla costante partecipazione a dispositivi riflessivi, contribuiscono di fatto a fornire consulenza e sostegno all’attività didattica quotidiana realizzata in situazioni particolarmente difficili e di rischio. Il dispositivo riflessivo scelto è il gruppo, considerato attivatore delle risorse personali e luogo e tempo in cui si apprende dall’esperienza (Bion, 1962), in particolare il gruppo multivisione (GM), ispirato alla metodologia di Balint (1957). Esso viene utilizzato sistematicamente con gli operatori dell’associazione Maestri di Strada e viene proposto nella scuola ai docenti quando si creano le condizioni per la sua accettazione (Ancona, 2004). Una ricerca-intervento (Moreno, 2009) sull’uso del GM con gli insegnanti è stata realizzata durante un corso nazionale di formazione volto a diffondere le metodologie usate dai maestri di strada. In questo scritto si discutono alcuni esiti di entrambe le applicazioni del GM.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/675529
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