Dal clientelismo di partito al clientelismo di quartiere. Una riarticolazione dello spazio politico. di Luciano Brancaccio Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Napoli Federico II La crisi politica in Italia produce effetti su molti piani. Uno di questi riguarda l’indeterminatezza e l’instabilità delle sue forme. Si tratta di un fenomeno che investe l’intero paese, ma che nel Mezzogiorno, dove più debole è il tessuto economico e sociale, assume maggiore evidenza. Per lungo tempo il clientelismo di partito ha svolto nelle regioni meridionali un’azione di integrazione sociale e aggregazione delle domande politiche provenienti dai territori all’interno di formazioni politiche di carattere nazionale. Seppur secondo forme di mediazione impropria, ciò ha consentito la costruzione di un orizzonte di regolazione unificante, a valere sulla dimensione nazionale della politica. La drastica riduzione di risorse pubbliche e il crollo di credibilità della classe politica hanno prodotto negli ultimi anni l’indebolimento, e in molti casi il collasso, delle catene clientelari di partito, e l’emersione di nuovi centri di aggregazione del consenso (ad esempio, i Centri di assistenza fiscale e altri tipi di sportelli-servizi) con base nei rioni e nei quartieri delle maggiori città, soprattutto – ma non solo – delle grandi città meridionali. La ricerca sociale e politica di recente ha cominciato a occuparsi di questi processi di frantumazione dello spazio politico. Nuove figure di capi-elettori locali, relativamente indipendenti rispetto alle cordate politiche nazionali, tendono a imporsi, in rappresentanza di circuiti di scambio e reti di fiducia e reciprocità di corto raggio. Ciò produce una riarticolazione dello spazio politico che lascia emergere i mondi vitali sottostanti al vecchio sistema di partito. Le relazioni di scambio che qui si realizzano si rafforzano secondo identità ultra territorializzate, associate al quartiere o, ancora oltre, al rione. Dalla dimensione nazionale, o comunque sovra locale, del partito politico si passa alla dimensione minuta delle aggregazioni di vicinato. Un indicatore chiaro di questo processo è la concentrazione territoriale del voto di preferenza. Il paper propone una lettura di questi fenomeni con riferimento alla realtà napoletana. Attraverso un’analisi quantitativa e qualitativa dei risultati delle elezioni comunali del 2011 e delle pratiche di scambio e corruzione relative al sistema locale di welfare, si cerca di mostrare il funzionamento di questi circuiti politici di dimensione rionale.

Dal clientelismo di partito al clientelismo di quartiere. Una riarticolazione dello spazio politico

BRANCACCIO, LUCIANO
2014

Abstract

Dal clientelismo di partito al clientelismo di quartiere. Una riarticolazione dello spazio politico. di Luciano Brancaccio Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Napoli Federico II La crisi politica in Italia produce effetti su molti piani. Uno di questi riguarda l’indeterminatezza e l’instabilità delle sue forme. Si tratta di un fenomeno che investe l’intero paese, ma che nel Mezzogiorno, dove più debole è il tessuto economico e sociale, assume maggiore evidenza. Per lungo tempo il clientelismo di partito ha svolto nelle regioni meridionali un’azione di integrazione sociale e aggregazione delle domande politiche provenienti dai territori all’interno di formazioni politiche di carattere nazionale. Seppur secondo forme di mediazione impropria, ciò ha consentito la costruzione di un orizzonte di regolazione unificante, a valere sulla dimensione nazionale della politica. La drastica riduzione di risorse pubbliche e il crollo di credibilità della classe politica hanno prodotto negli ultimi anni l’indebolimento, e in molti casi il collasso, delle catene clientelari di partito, e l’emersione di nuovi centri di aggregazione del consenso (ad esempio, i Centri di assistenza fiscale e altri tipi di sportelli-servizi) con base nei rioni e nei quartieri delle maggiori città, soprattutto – ma non solo – delle grandi città meridionali. La ricerca sociale e politica di recente ha cominciato a occuparsi di questi processi di frantumazione dello spazio politico. Nuove figure di capi-elettori locali, relativamente indipendenti rispetto alle cordate politiche nazionali, tendono a imporsi, in rappresentanza di circuiti di scambio e reti di fiducia e reciprocità di corto raggio. Ciò produce una riarticolazione dello spazio politico che lascia emergere i mondi vitali sottostanti al vecchio sistema di partito. Le relazioni di scambio che qui si realizzano si rafforzano secondo identità ultra territorializzate, associate al quartiere o, ancora oltre, al rione. Dalla dimensione nazionale, o comunque sovra locale, del partito politico si passa alla dimensione minuta delle aggregazioni di vicinato. Un indicatore chiaro di questo processo è la concentrazione territoriale del voto di preferenza. Il paper propone una lettura di questi fenomeni con riferimento alla realtà napoletana. Attraverso un’analisi quantitativa e qualitativa dei risultati delle elezioni comunali del 2011 e delle pratiche di scambio e corruzione relative al sistema locale di welfare, si cerca di mostrare il funzionamento di questi circuiti politici di dimensione rionale.
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