In questo lavoro vengono riprese alcune considerazioni di carattere generale sul parlato patologico e, nello specifico, sul parlato prodotto da soggetti schizofrenici, in parte rafforzando consapevolezze già acquisite e in parte rimettendole in discussione, allo scopo di individuare, laddove possibile, correlati linguistici sufficientemente stabili e ricorrenti rispetto alla patologia sofferta. L'analisi è condotta su un corpus di parlato patologico prodotto da soggetti schizofrenici, trascritto ortograficamente nell’ambito di una collaborazione stipulata tra il CIRASS dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e la Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca delle Scienze Umane Applicate – ASL NA 1 (corpus CIPPS: <www.psicoterapia-scuola.it>). Questa tipologia di parlato, che non si presenta macroscopicamente diversa rispetto al parlato prodotto da soggetti non patologici (gli aspetti fonetici, prosodici, nonché i fenomeni morfosintattici comunemente attribuiti al parlato si ritrovano infatti ampiamente documentati anche in questo corpus), presenta appunto le maggiori peculiarità pricipalmente in alcuni versanti dell’analisi lessicale e semantica, dell’analisi testuale e, più in generale, nell’ambito delle dinamiche comunicative. Come i soggetti normali, anche gli schizofrenici mostrano deviazioni degli usi lessicali che, seppure significative, non sono quasi mai irrecuperabili ad un’attenta analisi del testo. Allo stesso tempo, non raramente inciampano nell’‘effetto valanga’ se non addirittura nel loop articolatorio: ciò è evidente, ad esempio, nell’uso ricorrente degli stereotipi seriali che danno luogo, nei nostri testi, all’effetto valanga ora menzionato. Nell’ambito del ricco repertorio lessicale che i soggetti dimostrano di possedere, dove il bilinguismo lingua-dialetto con frequente code-switching presenta una forte incidenza di stereotipi seriali dialettali (ad es. nap. “ ‘e capì(t)?” nel dialogo B01), l’uso di questi stessi stereotipi segna molto spesso l’apertura di una parentesi all’interno del flusso del discorso la cui chiusura è segnalata, a sua volta, dal ritorno all’italiano. Se, diversamente da quanto asserito nella letteratura clinica (cfr., tra gli altri, Piro 1967; Cutting 1985, 1999), nel parlato registrato di questi soggetti è abbastanza raro il fenomeno dei neologismi, molto più frequenti sono invece i lapsus e gli errori in genere (*benvediamo, *emazioni [emozioni]...). Nei testi trascritti, non sorprende infine la forte tendenza al deragliamento semantico, a cui è spesso associata una forte logorrea che porta ad attribuire al parlato dei soggetti schizofrenici una illimitatezza semiotica, uno smisurato allargamento dell’area della significazione in una direzione quasi esclusivamente privata e pertanto priva, almeno apparentemente, di accordo semantico-lessicale nell’ambito di un progetto discorsivo pubblico.

Il lessico di soggetti schizofrenici / Dovetto, FRANCESCA MARIA. - STAMPA. - (2012), pp. 241-254.

Il lessico di soggetti schizofrenici

DOVETTO, FRANCESCA MARIA
2012

Abstract

In questo lavoro vengono riprese alcune considerazioni di carattere generale sul parlato patologico e, nello specifico, sul parlato prodotto da soggetti schizofrenici, in parte rafforzando consapevolezze già acquisite e in parte rimettendole in discussione, allo scopo di individuare, laddove possibile, correlati linguistici sufficientemente stabili e ricorrenti rispetto alla patologia sofferta. L'analisi è condotta su un corpus di parlato patologico prodotto da soggetti schizofrenici, trascritto ortograficamente nell’ambito di una collaborazione stipulata tra il CIRASS dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e la Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca delle Scienze Umane Applicate – ASL NA 1 (corpus CIPPS: ). Questa tipologia di parlato, che non si presenta macroscopicamente diversa rispetto al parlato prodotto da soggetti non patologici (gli aspetti fonetici, prosodici, nonché i fenomeni morfosintattici comunemente attribuiti al parlato si ritrovano infatti ampiamente documentati anche in questo corpus), presenta appunto le maggiori peculiarità pricipalmente in alcuni versanti dell’analisi lessicale e semantica, dell’analisi testuale e, più in generale, nell’ambito delle dinamiche comunicative. Come i soggetti normali, anche gli schizofrenici mostrano deviazioni degli usi lessicali che, seppure significative, non sono quasi mai irrecuperabili ad un’attenta analisi del testo. Allo stesso tempo, non raramente inciampano nell’‘effetto valanga’ se non addirittura nel loop articolatorio: ciò è evidente, ad esempio, nell’uso ricorrente degli stereotipi seriali che danno luogo, nei nostri testi, all’effetto valanga ora menzionato. Nell’ambito del ricco repertorio lessicale che i soggetti dimostrano di possedere, dove il bilinguismo lingua-dialetto con frequente code-switching presenta una forte incidenza di stereotipi seriali dialettali (ad es. nap. “ ‘e capì(t)?” nel dialogo B01), l’uso di questi stessi stereotipi segna molto spesso l’apertura di una parentesi all’interno del flusso del discorso la cui chiusura è segnalata, a sua volta, dal ritorno all’italiano. Se, diversamente da quanto asserito nella letteratura clinica (cfr., tra gli altri, Piro 1967; Cutting 1985, 1999), nel parlato registrato di questi soggetti è abbastanza raro il fenomeno dei neologismi, molto più frequenti sono invece i lapsus e gli errori in genere (*benvediamo, *emazioni [emozioni]...). Nei testi trascritti, non sorprende infine la forte tendenza al deragliamento semantico, a cui è spesso associata una forte logorrea che porta ad attribuire al parlato dei soggetti schizofrenici una illimitatezza semiotica, uno smisurato allargamento dell’area della significazione in una direzione quasi esclusivamente privata e pertanto priva, almeno apparentemente, di accordo semantico-lessicale nell’ambito di un progetto discorsivo pubblico.
2012
9788878706552
Il lessico di soggetti schizofrenici / Dovetto, FRANCESCA MARIA. - STAMPA. - (2012), pp. 241-254.
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