L'adozione rappresenta un rimedio estremo cui fare ricorso solo quando la famiglia d'origine non possa offrire al minore quel minimo di cure e di affetto indispensabili per il suo sviluppo. La permanenza nella famiglia di origine, resta la soluzione primaria nel nostro ordinamento giuridico. Gli interventi di tipo materiale e le forme di assistenza sociale mirano a eliminare i disagi che possono causare lo stato di abbandono del minore. Difatti il numero dei bambini dichiarati adottabili e poi adottati negli ultimi anni in Italia è in diminuzione (Eramo, 2006). Tuttavia, in presenza di gravi problemi familiari, sono previste quattro forme di accoglienza, dalle più drastiche: l'adozione nazionale e internazionale, a forme più moderate, quali l'affidamento familiare, sino ad arrivare a una particolare modalità, intermedia rispetto alle precedenti, del tutto originale e sperimentata dal Tribunale per i Minorenni di Bari. Si tratta dell'adozione mite, oggi all'esame per una proposta di legge, dalla Commissione Bicamerale per l'Infanzia. Tale forma di accoglienza consente al minore di poter essere adottato pur mantenendo contatti con la famiglia di origine. Scopo del presente lavoro è discutere di tale istituto e della sua applicazione evidenziandone punti di forza e di debolezza attraverso le esperienze svolte presso una comunità di tipo familiare per minori della provincia di Napoli. L’esperienza di lavoro svolto nell’ambito della comunità di tipo familiare Casa Irene, gestita dal 2000 dalla cooperativa di solidarietà sociale Irene ’95, si fonda su un modello di intervento volto alla ridefinizione delle relazioni familiari, alla costruzione di spazi relazionali per i minori che renda possibile l’elaborazione della separazione dalla famiglia di origine e quindi del vissuto abbandonico, attraverso processi di empowerment (Rappaport, 1981) e di resilienza (Fata, 2000) che mirino alla progettualità e alla possibilità di riuscire “nonostante” il vissuto traumatico. Il lavoro di rete e l’attuazione di percorsi formativi, costituiscono il metodo privilegiato del nostro lavoro fornendo una risposta al minore e alle famiglie che vivono questa nuova forma di accoglienza. Infatti l’esperienza di adozione mite apre a nuovi interrogativi e opportunità alternative di sostegno e di riparazione familiare. Per l’attuazione di tali percorsi, con un lavoro di rete che vede coinvolta l’equipe educativa della struttura e gli enti committenti, si effettuano: • percorsi di accompagnamento rivolto ai minori attraverso l’intervento educativo in comunità ed eventuale supporto psicologico; • colloqui con le famiglie di origine / coppie adottive; • organizzazione di spazi per gli incontri tra i minori accolti e le famiglie di origine/ coppie adottive con un lavoro di osservazione degli educatori • programmazione di incontri congiunti tra il nucleo familiare del minore accolto e la coppia adottiva. Il lavoro svolto è trasversalmente legato al progetto promosso dalla cooperativa denominato “Centro per le famiglie” attraverso il quale si effettuano incontri periodici con le famiglie che vogliono o già vivono esperienze del genere e che vogliono comprendere la complessità di tali vissuti.

SOSTEGNO DEI SISTEMI FAMILIARI ATTRAVERSO L’ISTITUTO DELL’ADOZIONE MITE O APERTA. L’ESPERIENZA IN UNA COMUNITA’ DI TIPO FAMILIARE / Monica, Procentese; Procentese, Fortuna. - (2009). (Intervento presentato al convegno INTERVENTI DI RETE A SOSTEGNO DELLE GENITORIALITA' COMPLESSE: COMUNITA' PER MINORI E FAMIGLIE tenutosi a Università di Ferrara nel 1 Aprile).

SOSTEGNO DEI SISTEMI FAMILIARI ATTRAVERSO L’ISTITUTO DELL’ADOZIONE MITE O APERTA. L’ESPERIENZA IN UNA COMUNITA’ DI TIPO FAMILIARE.

PROCENTESE, FORTUNA
2009

Abstract

L'adozione rappresenta un rimedio estremo cui fare ricorso solo quando la famiglia d'origine non possa offrire al minore quel minimo di cure e di affetto indispensabili per il suo sviluppo. La permanenza nella famiglia di origine, resta la soluzione primaria nel nostro ordinamento giuridico. Gli interventi di tipo materiale e le forme di assistenza sociale mirano a eliminare i disagi che possono causare lo stato di abbandono del minore. Difatti il numero dei bambini dichiarati adottabili e poi adottati negli ultimi anni in Italia è in diminuzione (Eramo, 2006). Tuttavia, in presenza di gravi problemi familiari, sono previste quattro forme di accoglienza, dalle più drastiche: l'adozione nazionale e internazionale, a forme più moderate, quali l'affidamento familiare, sino ad arrivare a una particolare modalità, intermedia rispetto alle precedenti, del tutto originale e sperimentata dal Tribunale per i Minorenni di Bari. Si tratta dell'adozione mite, oggi all'esame per una proposta di legge, dalla Commissione Bicamerale per l'Infanzia. Tale forma di accoglienza consente al minore di poter essere adottato pur mantenendo contatti con la famiglia di origine. Scopo del presente lavoro è discutere di tale istituto e della sua applicazione evidenziandone punti di forza e di debolezza attraverso le esperienze svolte presso una comunità di tipo familiare per minori della provincia di Napoli. L’esperienza di lavoro svolto nell’ambito della comunità di tipo familiare Casa Irene, gestita dal 2000 dalla cooperativa di solidarietà sociale Irene ’95, si fonda su un modello di intervento volto alla ridefinizione delle relazioni familiari, alla costruzione di spazi relazionali per i minori che renda possibile l’elaborazione della separazione dalla famiglia di origine e quindi del vissuto abbandonico, attraverso processi di empowerment (Rappaport, 1981) e di resilienza (Fata, 2000) che mirino alla progettualità e alla possibilità di riuscire “nonostante” il vissuto traumatico. Il lavoro di rete e l’attuazione di percorsi formativi, costituiscono il metodo privilegiato del nostro lavoro fornendo una risposta al minore e alle famiglie che vivono questa nuova forma di accoglienza. Infatti l’esperienza di adozione mite apre a nuovi interrogativi e opportunità alternative di sostegno e di riparazione familiare. Per l’attuazione di tali percorsi, con un lavoro di rete che vede coinvolta l’equipe educativa della struttura e gli enti committenti, si effettuano: • percorsi di accompagnamento rivolto ai minori attraverso l’intervento educativo in comunità ed eventuale supporto psicologico; • colloqui con le famiglie di origine / coppie adottive; • organizzazione di spazi per gli incontri tra i minori accolti e le famiglie di origine/ coppie adottive con un lavoro di osservazione degli educatori • programmazione di incontri congiunti tra il nucleo familiare del minore accolto e la coppia adottiva. Il lavoro svolto è trasversalmente legato al progetto promosso dalla cooperativa denominato “Centro per le famiglie” attraverso il quale si effettuano incontri periodici con le famiglie che vogliono o già vivono esperienze del genere e che vogliono comprendere la complessità di tali vissuti.
2009
SOSTEGNO DEI SISTEMI FAMILIARI ATTRAVERSO L’ISTITUTO DELL’ADOZIONE MITE O APERTA. L’ESPERIENZA IN UNA COMUNITA’ DI TIPO FAMILIARE / Monica, Procentese; Procentese, Fortuna. - (2009). (Intervento presentato al convegno INTERVENTI DI RETE A SOSTEGNO DELLE GENITORIALITA' COMPLESSE: COMUNITA' PER MINORI E FAMIGLIE tenutosi a Università di Ferrara nel 1 Aprile).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/382626
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