Nell’azione di progettazione partecipata il processo di interdipendenza (Lewin, 1951) tra i soggetti e i diversi livelli di contesto (Bronfenbrenner, 1979) crea la possibilità di gestione, organizzazione e trasformazione dell’agire sociale. Tale percorso assume rilievo nelle linee guida della legge 328/00, inducendo una riflessione sui fattori che intervengono nel percorso di azione associativa e delle politiche sociali locali. La l. 328/00 e il decreto regionale in Campania (L.11/07), hanno infatti prodotto infrastrutturazione di servizi ed interventi, trasferimento di risorse, innovazione della concertazione con le moderne sinergie istituzionali. Le associazioni di volontariato (OdV) hanno la potenzialità di elaborare una risposta efficace ai bisogni emergenti nelle comunità territoriali attraverso una consapevole interazione tra fattori soggettivi ed oggettivi che appartengono ai diversi contesti di riferimento (Prillentesky 2006). Il presente contributo ha l’obiettivo di esplorare le dimensioni che promuovono od ostacolano percorsi di progettazione partecipata. Nello specifico la finalità è discutere i punti salienti di uno studio svolto nella provincia di Caserta promosso dal Centro di Servizi del Volontariato Asso.Vo.Ce per rilevare le criticità strutturali del modello di welfare campano e comprendere la relazione tra rappresentazione della comunità associativa, del coordinamento (Uffici di Piano o UdP) ed il contesto di appartenenza. Tale relazione risulta significativa nella promozione di azioni di programmazione partecipata e nella formulazione di risposte ai bisogni della comunità territoriale. Hanno partecipato alla ricerca i referenti delle associazioni di volontariato, 108 in totale, e i coordinatori degli Uffici di Piano (7 di cui uno per ogni ambito). Lo strumento utilizzato è stato un questionario strutturato in domande chiuse ed aperte, che comprendeva sia items di sistema per la valutazione sia a livello regionale che a livello dell’Ambito Territoriale di alcune variabili del modello di welfare, sia items rivolti ad indagare la scelta delle tipologie di servizi per ogni area di priorità, il dialogo con gli Enti pubblici, le linee di attività delle Odv. I risultati evidenziano una discordanza tra il giudizio negativo del volontariato e quello positivo degli Udp rispetto al livello di innovazione concreta raggiunto dalla legge, all’efficacia del coordinamento politico, tecnico e alla programmazione partecipata. Tra i fattori che influiscono sulla programmazione spicca il clientelismo politico. E’ possibile osservare, tuttavia, segni di una processualità nel cambiamento indotto dall’attuazione della l. 328/00, nel riconoscimento dell’impatto positivo di fattori come la sinergia politica e l’importanza della legge regionale, del fondo sociale e della triennalità dei piani sociali. Dall’analisi dei dati, emerge che la percezione delle associazioni di essere relegate da un certo contesto sociale e politico, ai margini del potere decisionale e dell’espressione delle proprie potenzialità, sembra favorire percorsi di assistenzialismo, di non progettazione partecipata, ma di impegno finalizzato a rispondere a situazioni emergenziali con un parallelo incremento della sfiducia nei confronti degli organi di governo locale. In tale percorso si inscrive la possibilità per le associazioni di volontariato e gli Udp di divenire contesti promotori di cambiamento attraverso nuove azioni di progettazione.

Progettazione partecipata e sinergie istituzionali: riflessioni a margine di una ricerca sull’uso della 328/00 nella provincia di Caserta

PROCENTESE, FORTUNA;SCAFUTO, FRANCESCA;
2009

Abstract

Nell’azione di progettazione partecipata il processo di interdipendenza (Lewin, 1951) tra i soggetti e i diversi livelli di contesto (Bronfenbrenner, 1979) crea la possibilità di gestione, organizzazione e trasformazione dell’agire sociale. Tale percorso assume rilievo nelle linee guida della legge 328/00, inducendo una riflessione sui fattori che intervengono nel percorso di azione associativa e delle politiche sociali locali. La l. 328/00 e il decreto regionale in Campania (L.11/07), hanno infatti prodotto infrastrutturazione di servizi ed interventi, trasferimento di risorse, innovazione della concertazione con le moderne sinergie istituzionali. Le associazioni di volontariato (OdV) hanno la potenzialità di elaborare una risposta efficace ai bisogni emergenti nelle comunità territoriali attraverso una consapevole interazione tra fattori soggettivi ed oggettivi che appartengono ai diversi contesti di riferimento (Prillentesky 2006). Il presente contributo ha l’obiettivo di esplorare le dimensioni che promuovono od ostacolano percorsi di progettazione partecipata. Nello specifico la finalità è discutere i punti salienti di uno studio svolto nella provincia di Caserta promosso dal Centro di Servizi del Volontariato Asso.Vo.Ce per rilevare le criticità strutturali del modello di welfare campano e comprendere la relazione tra rappresentazione della comunità associativa, del coordinamento (Uffici di Piano o UdP) ed il contesto di appartenenza. Tale relazione risulta significativa nella promozione di azioni di programmazione partecipata e nella formulazione di risposte ai bisogni della comunità territoriale. Hanno partecipato alla ricerca i referenti delle associazioni di volontariato, 108 in totale, e i coordinatori degli Uffici di Piano (7 di cui uno per ogni ambito). Lo strumento utilizzato è stato un questionario strutturato in domande chiuse ed aperte, che comprendeva sia items di sistema per la valutazione sia a livello regionale che a livello dell’Ambito Territoriale di alcune variabili del modello di welfare, sia items rivolti ad indagare la scelta delle tipologie di servizi per ogni area di priorità, il dialogo con gli Enti pubblici, le linee di attività delle Odv. I risultati evidenziano una discordanza tra il giudizio negativo del volontariato e quello positivo degli Udp rispetto al livello di innovazione concreta raggiunto dalla legge, all’efficacia del coordinamento politico, tecnico e alla programmazione partecipata. Tra i fattori che influiscono sulla programmazione spicca il clientelismo politico. E’ possibile osservare, tuttavia, segni di una processualità nel cambiamento indotto dall’attuazione della l. 328/00, nel riconoscimento dell’impatto positivo di fattori come la sinergia politica e l’importanza della legge regionale, del fondo sociale e della triennalità dei piani sociali. Dall’analisi dei dati, emerge che la percezione delle associazioni di essere relegate da un certo contesto sociale e politico, ai margini del potere decisionale e dell’espressione delle proprie potenzialità, sembra favorire percorsi di assistenzialismo, di non progettazione partecipata, ma di impegno finalizzato a rispondere a situazioni emergenziali con un parallelo incremento della sfiducia nei confronti degli organi di governo locale. In tale percorso si inscrive la possibilità per le associazioni di volontariato e gli Udp di divenire contesti promotori di cambiamento attraverso nuove azioni di progettazione.
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