“Il paraît assez réaliste de supposer que les terminologie mêtalinguistiques techniques (= terminologie froide, figée) ont leurs racines dans la spécialisation d’emplois antécédents et non-techniques des mêmes termes (= terminologie chaude)” (Auroux 1989, p. 456). Nella costituzione del lessico italiano della fonetica, dalla sua prima formulazione ancora pre-scientifica, fondata su termini non originariamente metalinguistici, fino agli usi ‘tecnici’ attuali, ritroviamo alcuni esempi di questa evoluzione della ‘terminologia calda’ in ‘terminologia fredda’. Dall’analisi dei principali testi grammaticali e linguistici prodotti tra il XVI e gli inizi del XIX secolo , è evidente intanto come il lessico italiano della fonetica si sia venuto costituendo intorno a un nucleo di termini desunti da diversi campi di esperienza, anche non espressamente legati alla produzione e percezione dei suoni. Ad esempio, la maggior parte delle odierne opposizioni e caratteristiche dei suoni consonantici - tra cui l’opposizione di sonorità~sordità, come anche l’identificazione dei diversi modi di articolazione - vengono individuate soltanto in modo confuso e definite attraverso l’uso di termini che fanno riferimento ad alcune caratteristiche dei suoni, ora di tipo articolatorio, ora acustico-uditivo, ora semplicemente impressionistiche, chiaramente fondate su una valutazione estetica dei suoni prodotti o della loro rappresentazione grafica. I termini utilizzati fanno riferimento ora alle modalità della percezione sensoriale (vista: suoni chiari; udito: suoni stridenti; tatto: suoni duri), ora alla forma assunta dalla lingua (suoni rotondi, schiacciati), ora alla durata della produzione sonora (suoni sfuggiti, riposati), ora a generiche qualità estetico-culturali attribuite metaforicamente a un solo suono o a classi di suoni (suoni grassi, delicati, piacevoli, ma anche suoni corrotti, rozzi, poveri o morti, o addirittura suoni lunati, ecc.) . Alcuni di questi termini sopravvivono nel lessico attuale della fonetica, dove hanno assunto caratteristiche specifiche, individuando classi di suoni sulla base di criteri rigorosi tanto dal punto di vista articolatorio quanto dal punto di vista acustico e integrando, pertanto, la terminologia tecnica (“terminologie froide”) della fonetica. Si tratta di termini, o di coppie di termini, come acuto e grave, lene, stridente (stridulo) e morbido, teso e rilassato e, per certi aspetti, anche aperto e chiuso, con qualche riserva dolce e aspro.

Terminologia ‘calda’ e terminologia ‘fredda’: alcune caratteristiche della costituzione del lessico italiano della fonetica

DOVETTO, FRANCESCA MARIA
2000

Abstract

“Il paraît assez réaliste de supposer que les terminologie mêtalinguistiques techniques (= terminologie froide, figée) ont leurs racines dans la spécialisation d’emplois antécédents et non-techniques des mêmes termes (= terminologie chaude)” (Auroux 1989, p. 456). Nella costituzione del lessico italiano della fonetica, dalla sua prima formulazione ancora pre-scientifica, fondata su termini non originariamente metalinguistici, fino agli usi ‘tecnici’ attuali, ritroviamo alcuni esempi di questa evoluzione della ‘terminologia calda’ in ‘terminologia fredda’. Dall’analisi dei principali testi grammaticali e linguistici prodotti tra il XVI e gli inizi del XIX secolo , è evidente intanto come il lessico italiano della fonetica si sia venuto costituendo intorno a un nucleo di termini desunti da diversi campi di esperienza, anche non espressamente legati alla produzione e percezione dei suoni. Ad esempio, la maggior parte delle odierne opposizioni e caratteristiche dei suoni consonantici - tra cui l’opposizione di sonorità~sordità, come anche l’identificazione dei diversi modi di articolazione - vengono individuate soltanto in modo confuso e definite attraverso l’uso di termini che fanno riferimento ad alcune caratteristiche dei suoni, ora di tipo articolatorio, ora acustico-uditivo, ora semplicemente impressionistiche, chiaramente fondate su una valutazione estetica dei suoni prodotti o della loro rappresentazione grafica. I termini utilizzati fanno riferimento ora alle modalità della percezione sensoriale (vista: suoni chiari; udito: suoni stridenti; tatto: suoni duri), ora alla forma assunta dalla lingua (suoni rotondi, schiacciati), ora alla durata della produzione sonora (suoni sfuggiti, riposati), ora a generiche qualità estetico-culturali attribuite metaforicamente a un solo suono o a classi di suoni (suoni grassi, delicati, piacevoli, ma anche suoni corrotti, rozzi, poveri o morti, o addirittura suoni lunati, ecc.) . Alcuni di questi termini sopravvivono nel lessico attuale della fonetica, dove hanno assunto caratteristiche specifiche, individuando classi di suoni sulla base di criteri rigorosi tanto dal punto di vista articolatorio quanto dal punto di vista acustico e integrando, pertanto, la terminologia tecnica (“terminologie froide”) della fonetica. Si tratta di termini, o di coppie di termini, come acuto e grave, lene, stridente (stridulo) e morbido, teso e rilassato e, per certi aspetti, anche aperto e chiuso, con qualche riserva dolce e aspro.
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