Il contributo rappresenta gli esiti di una indagine conoscitiva condotta sul Palazzo della Banca di Roma, in Via Verdi a Napoli (1918-24), condotta attraverso operazioni interrelate di lettura interpretativa e tecniche avanzate di rilievo integrato, restituzione scientifica e rappresentazione digitale che hanno consentito di acquisire dati morfometrici, materici e cromatici per l’architettura e per i suoi apparati decorativi, al fine di capitalizzarne ulteriori livelli di conoscenza che si possano affiancare al prevalente taglio storico-artistico della bibliografia esistente. Considerando questo edificio genericamente esemplificativo del patrimonio architettonico di una città ‘storica e contemporanea’ quale è Napoli, si è voluto sperimentare su di esso l’efficacia dell’interazione di conoscenze generate da varie fonti e da diverse metodologie di acquisizione dei dati, al fine di rendere disponibile un corpo di rappresentazioni digitali e modelli 3d-based la cui elevata qualità si possa prestare per il governo e il monitoraggio di un manufatto; in questo modo, oltre ad aprire un campo di possibili nuove interrogazioni sull’opera, i modelli digitali si offrono quale prezioso, e necessario, supporto agli interventi. L’adozione di un processo sistematico, che integra le metodologie consolidate di analisi e comunicazione del reale con le possibilità offerte dalle tecnologie digitali emergenti, offre infatti attualmente opportunità senza precedenti nel consentire la cura e il riutilizzo dei beni del patrimonio artistico e architettonico delle nostre città [Della Corte 2019]. Mentre la realtà virtuale o aumentata può migliorare il rapporto delle persone nei confronti del patrimonio culturale, accrescendone i valori esperienziali, gli strumenti di acquisizione digitale 3D svolgono un ruolo importantissimo nella conservazione delle risorse del patrimonio fisico. In tale ottica ― che si va progressivamente delineando anche in riferimento alle specifiche direttive europee nel campo della ricerca, rivolte alla capitalizzazione degli strumenti tecnologici per l’innovazione sul patrimonio culturale ― il tradizionale lavoro della rappresentazione si trova a demoltiplicare la propria valenza critica e interpretativa della realtà, non più limitandosi alla produzione di un astratto disegno che dispone figure statiche, ma concependosi dinamicamente, nel suo diventare fondativo di un sistema aperto a progressive implementazioni in cui la rappresentazione si rafforza quale strumento critico, conoscitivo ed efficace, assimilandosi alla “sensazione di guardare, attraverso un primo piano di significazione, ad altri posti dietro” [Rowe 1990] per interpretare l’architettura e comunicarne la conoscenza. L’acquisizione operata mediante rilievo integrato e la rappresentazione tridimensionale dell’edificio — un maggiore approfondimento ha riguardato il soffitto in ferro e vetro ispirato alla Secessione viennese, di incantevole composizione e cromie, che sovrasta il salone al piano terra — hanno consentito una sorta di scavo nel corpo dei suoi elementi, evidenziandone relazioni, patologie e aspetti latenti in grado di intercettare il filo logico più significativo per la necessaria anamnesi architettonica e per eventuali interventi di conservazione.
Accessibilità di conoscenza e ‘tutela digitale’ del CH. Un caso studio di inizio ‘900 a Napoli / Florio, Riccardo; Catuogno, Raffaele; Della Corte, Teresa; Sanseverino, Anna. - (2025), pp. 137-152.
Accessibilità di conoscenza e ‘tutela digitale’ del CH. Un caso studio di inizio ‘900 a Napoli.
Riccardo Florio;Raffaele Catuogno;Teresa Della Corte;Anna Sanseverino
2025
Abstract
Il contributo rappresenta gli esiti di una indagine conoscitiva condotta sul Palazzo della Banca di Roma, in Via Verdi a Napoli (1918-24), condotta attraverso operazioni interrelate di lettura interpretativa e tecniche avanzate di rilievo integrato, restituzione scientifica e rappresentazione digitale che hanno consentito di acquisire dati morfometrici, materici e cromatici per l’architettura e per i suoi apparati decorativi, al fine di capitalizzarne ulteriori livelli di conoscenza che si possano affiancare al prevalente taglio storico-artistico della bibliografia esistente. Considerando questo edificio genericamente esemplificativo del patrimonio architettonico di una città ‘storica e contemporanea’ quale è Napoli, si è voluto sperimentare su di esso l’efficacia dell’interazione di conoscenze generate da varie fonti e da diverse metodologie di acquisizione dei dati, al fine di rendere disponibile un corpo di rappresentazioni digitali e modelli 3d-based la cui elevata qualità si possa prestare per il governo e il monitoraggio di un manufatto; in questo modo, oltre ad aprire un campo di possibili nuove interrogazioni sull’opera, i modelli digitali si offrono quale prezioso, e necessario, supporto agli interventi. L’adozione di un processo sistematico, che integra le metodologie consolidate di analisi e comunicazione del reale con le possibilità offerte dalle tecnologie digitali emergenti, offre infatti attualmente opportunità senza precedenti nel consentire la cura e il riutilizzo dei beni del patrimonio artistico e architettonico delle nostre città [Della Corte 2019]. Mentre la realtà virtuale o aumentata può migliorare il rapporto delle persone nei confronti del patrimonio culturale, accrescendone i valori esperienziali, gli strumenti di acquisizione digitale 3D svolgono un ruolo importantissimo nella conservazione delle risorse del patrimonio fisico. In tale ottica ― che si va progressivamente delineando anche in riferimento alle specifiche direttive europee nel campo della ricerca, rivolte alla capitalizzazione degli strumenti tecnologici per l’innovazione sul patrimonio culturale ― il tradizionale lavoro della rappresentazione si trova a demoltiplicare la propria valenza critica e interpretativa della realtà, non più limitandosi alla produzione di un astratto disegno che dispone figure statiche, ma concependosi dinamicamente, nel suo diventare fondativo di un sistema aperto a progressive implementazioni in cui la rappresentazione si rafforza quale strumento critico, conoscitivo ed efficace, assimilandosi alla “sensazione di guardare, attraverso un primo piano di significazione, ad altri posti dietro” [Rowe 1990] per interpretare l’architettura e comunicarne la conoscenza. L’acquisizione operata mediante rilievo integrato e la rappresentazione tridimensionale dell’edificio — un maggiore approfondimento ha riguardato il soffitto in ferro e vetro ispirato alla Secessione viennese, di incantevole composizione e cromie, che sovrasta il salone al piano terra — hanno consentito una sorta di scavo nel corpo dei suoi elementi, evidenziandone relazioni, patologie e aspetti latenti in grado di intercettare il filo logico più significativo per la necessaria anamnesi architettonica e per eventuali interventi di conservazione.| File | Dimensione | Formato | |
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