«Métaponte est un désert et on y arrive par le désert». Even in 1879, for archaeologist François Lenormant, the place where the Sybarites once founded a flourishing Greek colony was an unknown land, far away in a remote margin of misery and neglect. The scientific discovery of the ancient site in European culture dates back to the first systematic archaeological excavation carried out in 1828 by Honoré Théodoric d’Albert, Duc de Luynes. Perhaps the greatest patron that the arts knew in 19th-century France, he reconstructed every detail of that enterprise in Métaponte, an elegant edition that appeared in Paris in 1833 and was illustrated by the drawings of the architect Joseph-Frédéric Debacq, who had accompanied him on his travels to Magna Graecia. After a long silence, in the 1870s, Sante Simone, «a distinguished architect... erudite person», as the inspector of the Metapontine excavations Michele Lacava recalled him in 1891, returned to the area, reknitting the thread of research and updating Luynes’ work with new observations and metrological investigations, generally neglected by contemporary historiography, punctually set out in his book Studi sugli avanzi di Metaponto published in Bari in 1875. «Métaponte est un désert et on y arrive par le désert». Ancora nel 1879, per l’archeologo François Lenormant, il luogo dove un tempo i Sibariti fondarono una fiorente colonia greca era una terra incognita, lontana in una remota marginalità di miseria e abbandono. La scoperta scientifica dell’antico sito nella cultura europea risale al primo sistematico scavo archeologico eseguito nel 1828 da Honoré Théodoric d’Albert, duca de Luynes. Forse il più grande mecenate che le arti conobbero nella Francia dell’Ottocento, egli ricostruì ogni dettaglio di quell’impresa in Métaponte, un’elegante edizione comparsa a Parigi nel 1833 e illustrata dai disegni dell’architetto Joseph-Frédéric Debacq, che lo aveva affiancato nei suoi viaggi in Magna Grecia. Dopo un lungo silenzio, negli anni Settanta dell’Ottocento, Sante Simone, «distinto architetto… erudita persona», come l’ispettore degli scavi metapontini Michele Lacava lo ricordava nel 1891, ritornava in quel territorio riannodando il filo delle ricerche e aggiornando il lavoro del Luynes con nuove osservazioni e indagini metrologiche, generalmente trascurate dalla storiografia contemporanea, puntualmente esposte nel volume a sua firma Studi sugli avanzi di Metaponto pubblicato a Bari, nel 1875.

Sante Simone nella tradizione degli studi sull’antica Metaponto / Di Liello, Salvatore. - (2025), pp. 165-189.

Sante Simone nella tradizione degli studi sull’antica Metaponto

Salvatore Di Liello
2025

Abstract

«Métaponte est un désert et on y arrive par le désert». Even in 1879, for archaeologist François Lenormant, the place where the Sybarites once founded a flourishing Greek colony was an unknown land, far away in a remote margin of misery and neglect. The scientific discovery of the ancient site in European culture dates back to the first systematic archaeological excavation carried out in 1828 by Honoré Théodoric d’Albert, Duc de Luynes. Perhaps the greatest patron that the arts knew in 19th-century France, he reconstructed every detail of that enterprise in Métaponte, an elegant edition that appeared in Paris in 1833 and was illustrated by the drawings of the architect Joseph-Frédéric Debacq, who had accompanied him on his travels to Magna Graecia. After a long silence, in the 1870s, Sante Simone, «a distinguished architect... erudite person», as the inspector of the Metapontine excavations Michele Lacava recalled him in 1891, returned to the area, reknitting the thread of research and updating Luynes’ work with new observations and metrological investigations, generally neglected by contemporary historiography, punctually set out in his book Studi sugli avanzi di Metaponto published in Bari in 1875. «Métaponte est un désert et on y arrive par le désert». Ancora nel 1879, per l’archeologo François Lenormant, il luogo dove un tempo i Sibariti fondarono una fiorente colonia greca era una terra incognita, lontana in una remota marginalità di miseria e abbandono. La scoperta scientifica dell’antico sito nella cultura europea risale al primo sistematico scavo archeologico eseguito nel 1828 da Honoré Théodoric d’Albert, duca de Luynes. Forse il più grande mecenate che le arti conobbero nella Francia dell’Ottocento, egli ricostruì ogni dettaglio di quell’impresa in Métaponte, un’elegante edizione comparsa a Parigi nel 1833 e illustrata dai disegni dell’architetto Joseph-Frédéric Debacq, che lo aveva affiancato nei suoi viaggi in Magna Grecia. Dopo un lungo silenzio, negli anni Settanta dell’Ottocento, Sante Simone, «distinto architetto… erudita persona», come l’ispettore degli scavi metapontini Michele Lacava lo ricordava nel 1891, ritornava in quel territorio riannodando il filo delle ricerche e aggiornando il lavoro del Luynes con nuove osservazioni e indagini metrologiche, generalmente trascurate dalla storiografia contemporanea, puntualmente esposte nel volume a sua firma Studi sugli avanzi di Metaponto pubblicato a Bari, nel 1875.
2025
978-88-5491-671-5
978-88-5491-679-1
Sante Simone nella tradizione degli studi sull’antica Metaponto / Di Liello, Salvatore. - (2025), pp. 165-189.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1026877
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