Partendo dalla partecipazione al progetto PRIN 2008 sul Bilinguismo e al volume esito della ricerca di Stefania Scarcella, si indaga da una caratterizzazione singolarissima del mondo antico, l’impero greco-romano secondo le parole autorevoli e perspicaci, da ultimo, di Paul Veyne. La storia dell’espansionismo romano ha vissuto molte stagioni (e molti luoghi) di intercambio linguistico. Le espressioni in greco, presenti nei fedecommessi non sembra fossero mera conseguenza della libertà di forma su cui era basato l’istituto del fedecommesso, ma piuttosto di un riconoscimento giurisprudenziale e poi imperiale di una prassi progressivamente legittimata. Sulla base di questa idea, che rimarca l’importanza dello scambio linguistico tra le due lingue principali dell’impero, soprattutto in aree marginali (pensiamo all’importanza documentata nell’Egitto romano), si affronta l’analogo problema riscontrato per la redazione dei testamenti rispetto all’ostacolo palese del fondamento civilistico dell’istituto. Viene messo in luce anche il rapporto tra le diverse norme che prevedevano la legittimazione della scrittura in greco dei documenti, considerata soprattutto alla luce di una costituzione costantiniana in C. 6.23.15 e di una Novella postteodosiana risalente al 439 (NovTh. 16.8). Rilevante, soprattutto, un testamento, documentariamente noto, del 235 (PER 1702 = SB I 52949), largamente influenzato dal diritto locale (greco-egizio), che citava una costituzione di Alessandro Severo, con la quale l’imperatore avrebbe concesso di poter testare in greco, che sembra avere preceduto di circa un secolo la costituzione di Costantino.
Latino e greco nei testamenti romani: ricordando un percorso condiviso con Stefania Scarcella / Masi, Carla. - (2024). ( Convegno in ricordo di A. Stefania Scarcella Tra diritto classico, tardoantico, giustinianeo e bizantino Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Messina 8.1.2024).
Latino e greco nei testamenti romani: ricordando un percorso condiviso con Stefania Scarcella
Masi Carla
2024
Abstract
Partendo dalla partecipazione al progetto PRIN 2008 sul Bilinguismo e al volume esito della ricerca di Stefania Scarcella, si indaga da una caratterizzazione singolarissima del mondo antico, l’impero greco-romano secondo le parole autorevoli e perspicaci, da ultimo, di Paul Veyne. La storia dell’espansionismo romano ha vissuto molte stagioni (e molti luoghi) di intercambio linguistico. Le espressioni in greco, presenti nei fedecommessi non sembra fossero mera conseguenza della libertà di forma su cui era basato l’istituto del fedecommesso, ma piuttosto di un riconoscimento giurisprudenziale e poi imperiale di una prassi progressivamente legittimata. Sulla base di questa idea, che rimarca l’importanza dello scambio linguistico tra le due lingue principali dell’impero, soprattutto in aree marginali (pensiamo all’importanza documentata nell’Egitto romano), si affronta l’analogo problema riscontrato per la redazione dei testamenti rispetto all’ostacolo palese del fondamento civilistico dell’istituto. Viene messo in luce anche il rapporto tra le diverse norme che prevedevano la legittimazione della scrittura in greco dei documenti, considerata soprattutto alla luce di una costituzione costantiniana in C. 6.23.15 e di una Novella postteodosiana risalente al 439 (NovTh. 16.8). Rilevante, soprattutto, un testamento, documentariamente noto, del 235 (PER 1702 = SB I 52949), largamente influenzato dal diritto locale (greco-egizio), che citava una costituzione di Alessandro Severo, con la quale l’imperatore avrebbe concesso di poter testare in greco, che sembra avere preceduto di circa un secolo la costituzione di Costantino.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


