Uomo del suo tempo, capace di contaminazioni culturali dominando lo spazio dell’Architettura e dell’eredità espressiva di un Paese, l’Italia, e di una città, Roma, in cui si sono mescolati per secoli i più elevati risultati delle genti mediterranee. La sua lunga vita è stata una preziosa costellazione di riflessioni e sperimentazioni progettuali che potranno continuare a rendere fertile l’immenso campo dell’Architettura italiana e del mondo sempre che la dittatura asfittica dell’Accademia non ne spegni ogni tentativo di far germogliare pensieri e ‘maniere’ diverse di vedere l’Architettura e l’Urbanistica, per dirla come Bruno Zevi del quale lo stesso Portoghesi in gioventù fu stretto collaboratore. Paolo Portoghesi ha il merito di aver messo in discussione, nel momento della sua maggiore egemonia, lo statuto funzionalista e la sua affermazione attraverso il linguaggio assunto come proprio dalla massiccia edilizia delle espansioni senza controllo delle periferie di ogni città nelle ricostruzioni del secondo dopoguerra. Le aporie dello statuto funzionalista e del Movimento Moderno sono state alla base della distruzione dei significati e dell’etica dell’Architettura contemporanea in Italia. È soprattutto contro questo smarrimento del ruolo che l’Architettura, principalmente in Italia, doveva assumere nei processi di trasformazione del territorio, ma in primo luogo della società, che Paolo Portoghesi si impegnerà nella direzione e nel fondare sempre nuove riviste da Controspazio a Eupalino fino ad Abitare la Terra, solo per citarne alcune. Ed è significativo il percorso intellettuale che compie nell’arco della sua vita perché, se da giovane la sua riflessione si concentra sostanzialmente sul ruolo della Storia di un popolo che si esprime attraverso i monumenti, l’architettura e la città, negli anni della sua maturità la sua riflessione muta prospettiva e si dischiude all’infinita varietà delle forme espressione della Natura. Il comune denominatore della sua ricerca resta tuttavia ancorato saldamente al voler scoprire e sperimentare sempre più approfonditamente il rapporto, la relazione, tra Forma e Significato nelle opere dell’Architettura e del ruolo che devono assumere nell’evoluzione della società contemporanea. Nel ruolo etico che l’Architettura e l’Urbanistica devono svolgere nella società contemporanea, anche se sempre più in chiave di responsabilità di tutela della Natura e di tutti gli esseri viventi, Paolo Portoghesi fa riemergere il suo grande impegno politico che assunse negli anni ’90 nel Partito Socialista dalla forte impronta riformista impressa da Bettino Craxi, prima che l’onda di Tangentopoli travolgesse lo stesso partito per lasciarlo naufragare sulle sponde più retrive del neoliberismo iper-capitalistico e corrotto dell’era berlusconiana. Si infrangevano, così, i sogni di una generazione che guardando all’eurocomunismo berlingueriano e al tentativo di apertura alla sinistra di Aldo Moro cercava una terza via per aprire la società italiana alle istanze civili e laiche senza tuttavia tradire lo spirito e le tradizioni del cristianesimo più autentico. Paolo Portoghesi in quegli anni scrisse un piccolo pamphlet su Roma Capitale perché intendeva tradurre l’impegno politico in un Manifesto per il ruolo che solo Roma potesse svolgere nella direzione di un rinnovamento dell’intera società italiana e che doveva anche esprimersi attraverso una nuova Architettura e nuove Opere.

Paolo Portoghesi, dalla storia alla natura, la sua controstoria / Buondonno, Emma. - 1:(2024), pp. 52-54.

Paolo Portoghesi, dalla storia alla natura, la sua controstoria.

BUONDONNO, EMMA
2024

Abstract

Uomo del suo tempo, capace di contaminazioni culturali dominando lo spazio dell’Architettura e dell’eredità espressiva di un Paese, l’Italia, e di una città, Roma, in cui si sono mescolati per secoli i più elevati risultati delle genti mediterranee. La sua lunga vita è stata una preziosa costellazione di riflessioni e sperimentazioni progettuali che potranno continuare a rendere fertile l’immenso campo dell’Architettura italiana e del mondo sempre che la dittatura asfittica dell’Accademia non ne spegni ogni tentativo di far germogliare pensieri e ‘maniere’ diverse di vedere l’Architettura e l’Urbanistica, per dirla come Bruno Zevi del quale lo stesso Portoghesi in gioventù fu stretto collaboratore. Paolo Portoghesi ha il merito di aver messo in discussione, nel momento della sua maggiore egemonia, lo statuto funzionalista e la sua affermazione attraverso il linguaggio assunto come proprio dalla massiccia edilizia delle espansioni senza controllo delle periferie di ogni città nelle ricostruzioni del secondo dopoguerra. Le aporie dello statuto funzionalista e del Movimento Moderno sono state alla base della distruzione dei significati e dell’etica dell’Architettura contemporanea in Italia. È soprattutto contro questo smarrimento del ruolo che l’Architettura, principalmente in Italia, doveva assumere nei processi di trasformazione del territorio, ma in primo luogo della società, che Paolo Portoghesi si impegnerà nella direzione e nel fondare sempre nuove riviste da Controspazio a Eupalino fino ad Abitare la Terra, solo per citarne alcune. Ed è significativo il percorso intellettuale che compie nell’arco della sua vita perché, se da giovane la sua riflessione si concentra sostanzialmente sul ruolo della Storia di un popolo che si esprime attraverso i monumenti, l’architettura e la città, negli anni della sua maturità la sua riflessione muta prospettiva e si dischiude all’infinita varietà delle forme espressione della Natura. Il comune denominatore della sua ricerca resta tuttavia ancorato saldamente al voler scoprire e sperimentare sempre più approfonditamente il rapporto, la relazione, tra Forma e Significato nelle opere dell’Architettura e del ruolo che devono assumere nell’evoluzione della società contemporanea. Nel ruolo etico che l’Architettura e l’Urbanistica devono svolgere nella società contemporanea, anche se sempre più in chiave di responsabilità di tutela della Natura e di tutti gli esseri viventi, Paolo Portoghesi fa riemergere il suo grande impegno politico che assunse negli anni ’90 nel Partito Socialista dalla forte impronta riformista impressa da Bettino Craxi, prima che l’onda di Tangentopoli travolgesse lo stesso partito per lasciarlo naufragare sulle sponde più retrive del neoliberismo iper-capitalistico e corrotto dell’era berlusconiana. Si infrangevano, così, i sogni di una generazione che guardando all’eurocomunismo berlingueriano e al tentativo di apertura alla sinistra di Aldo Moro cercava una terza via per aprire la società italiana alle istanze civili e laiche senza tuttavia tradire lo spirito e le tradizioni del cristianesimo più autentico. Paolo Portoghesi in quegli anni scrisse un piccolo pamphlet su Roma Capitale perché intendeva tradurre l’impegno politico in un Manifesto per il ruolo che solo Roma potesse svolgere nella direzione di un rinnovamento dell’intera società italiana e che doveva anche esprimersi attraverso una nuova Architettura e nuove Opere.
2024
979-12-218-1040-0
Paolo Portoghesi, dalla storia alla natura, la sua controstoria / Buondonno, Emma. - 1:(2024), pp. 52-54.
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