Per il nuovo appuntamento, in cui ci si ritrova a ragionare intorno a quali misure adottare per integrare gli aspetti puramente tecnici per il recupero o il restauro delle costruzioni rurali a secco come i muretti con le norme da inserire nei piani urbanistici comunali o d’interesse regionale come il PSR o il PTR, si apre lo scenario dell’attenzione che si deve rivolgere al risanamento ambientale e al progetto di paesaggio se si intende realmente perseguire gli obiettivi di una gestione appropriata dei beni culturali del Paese così come delle attività che scaturiscono direttamente dalla qualità e bellezza del paesaggio agrario. Si intende dimostrare, cioè, che non è possibile salvaguardare elementi specifici che sono il risultato di un processo di antropizzazione secolare, come ad esempio i muretti a secco, se non si risanano dal punto di vista ambientale i luoghi e i paesaggi in cui tali opere sono inserite, tanto più se l’insieme delle attività che hanno sempre richiesto la costruzione di tali opere permangono tuttora e rischiano, anch’esse, di lasciare il posto a processi di industrializzazione globale che annullano ogni diversità culturale e/o colturale delle singole identità locali. Il paradigma della pacifica coesistenza tra la globalizzazione e l’internazionalizzazione di linguaggi, culture e produzioni locali e la reale sopravvivenza della specificità delle identità locali, in realtà non trova la piena corrispondenza. L’illusione generata dalla ideologia del “glocal”, come probabile sopravvivenza delle attività produttive agricole italiane di nicchia, ha spinto comunque intere filiere agro-alimentari di prodotti di eccellenza nelle competizioni impari della grande distribuzione, dell’agricoltura e allevamento intensivi, nella produzione di cibo spazzatura o addirittura contraffatto, perché non sono sufficientemente tutelate le produzioni tipiche italiane sui mercati esteri ma, prima di tutto, proprio dalle logiche del mercato interno e dai sistemi produttivi che sono aggredite.
Muretti a secco. Il progetto del paesaggio agrario come valorizzazione delle attività agricole e della biodiversità / Buondonno, Emma. - 1:(2024), pp. 74-77.
Muretti a secco. Il progetto del paesaggio agrario come valorizzazione delle attività agricole e della biodiversità.
BUONDONNO, EMMA
2024
Abstract
Per il nuovo appuntamento, in cui ci si ritrova a ragionare intorno a quali misure adottare per integrare gli aspetti puramente tecnici per il recupero o il restauro delle costruzioni rurali a secco come i muretti con le norme da inserire nei piani urbanistici comunali o d’interesse regionale come il PSR o il PTR, si apre lo scenario dell’attenzione che si deve rivolgere al risanamento ambientale e al progetto di paesaggio se si intende realmente perseguire gli obiettivi di una gestione appropriata dei beni culturali del Paese così come delle attività che scaturiscono direttamente dalla qualità e bellezza del paesaggio agrario. Si intende dimostrare, cioè, che non è possibile salvaguardare elementi specifici che sono il risultato di un processo di antropizzazione secolare, come ad esempio i muretti a secco, se non si risanano dal punto di vista ambientale i luoghi e i paesaggi in cui tali opere sono inserite, tanto più se l’insieme delle attività che hanno sempre richiesto la costruzione di tali opere permangono tuttora e rischiano, anch’esse, di lasciare il posto a processi di industrializzazione globale che annullano ogni diversità culturale e/o colturale delle singole identità locali. Il paradigma della pacifica coesistenza tra la globalizzazione e l’internazionalizzazione di linguaggi, culture e produzioni locali e la reale sopravvivenza della specificità delle identità locali, in realtà non trova la piena corrispondenza. L’illusione generata dalla ideologia del “glocal”, come probabile sopravvivenza delle attività produttive agricole italiane di nicchia, ha spinto comunque intere filiere agro-alimentari di prodotti di eccellenza nelle competizioni impari della grande distribuzione, dell’agricoltura e allevamento intensivi, nella produzione di cibo spazzatura o addirittura contraffatto, perché non sono sufficientemente tutelate le produzioni tipiche italiane sui mercati esteri ma, prima di tutto, proprio dalle logiche del mercato interno e dai sistemi produttivi che sono aggredite.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


