La grande riforma della scuola artistica napoletana partita con Filippo Palizzi nel 1848 aveva portato a concepire il “vero assoluto” al centro della rappresentazione e del pensiero. “La sua pittura chiamava le cose col nome proprio in un momento di metafore e di favole”, scriveva Francesco Netti nel 1876. Osservare e intendere la realtà per quello che era fu la più grande conquista raggiunta nell’Ottocento, anche grazie al conforto delle idee di Francesco De Sanctis, di cui il presente testo dà conto. Il saggio partendo dal verismo “scientifico” di Filippo Palizzi ripercorre gli anni cruciali della riforma artistica della scuola napoletana in direzione del realismo e del verismo integrale, al cui centro fu posta la scottante questione del lavoro, e del conseguente approdo al verismo sociale con Achille d’Orsi e Teofilo Patini, quando fra il 1880 e il 1881 i due artisti lanciarono in Italia il “manifesto dell’arte sociale” (poi socialista) con i loro rispettivi capolavori, il “Proximus tuus” e “L’erede”. Questi ultimi avrebbero tracciato la direzione per tutti gli altri pittori e scultori della penisola, come fu infatti testimone la Triennale di Brera del 1894. Il saggio affronta con sguardo nuovo la questione proponendo anche diverse novità: dall’inedito dipinto di Filippo Palizzi “Contadini e capre nella piana di Paestum” (collezione privata), importante perché eseguito nello stesso anno de “Gli Iconoclasti” di Morelli, documentando in tal modo l’innovativa ricerca dei due artisti all’altezza del 1855, all'interesse al tema del lavoro da parte dei veristi della Scuola di Resina, con un raro Alceste Campriani, ai dipinti “sociali” di Michele Cammarano, e ai suoi contatti con Courbet, e di Francesco Netti, con il cambio di marcia nel proprio percorso pittorico raggiunto nell’ultimo periodo della sua vita.
L’epica del verismo sociale. Gli artisti napoletani negli anni della crisi unitaria / Valente, Isabella. - 1:(2024), pp. 257-263.
L’epica del verismo sociale. Gli artisti napoletani negli anni della crisi unitaria
Isabella Valente
2024
Abstract
La grande riforma della scuola artistica napoletana partita con Filippo Palizzi nel 1848 aveva portato a concepire il “vero assoluto” al centro della rappresentazione e del pensiero. “La sua pittura chiamava le cose col nome proprio in un momento di metafore e di favole”, scriveva Francesco Netti nel 1876. Osservare e intendere la realtà per quello che era fu la più grande conquista raggiunta nell’Ottocento, anche grazie al conforto delle idee di Francesco De Sanctis, di cui il presente testo dà conto. Il saggio partendo dal verismo “scientifico” di Filippo Palizzi ripercorre gli anni cruciali della riforma artistica della scuola napoletana in direzione del realismo e del verismo integrale, al cui centro fu posta la scottante questione del lavoro, e del conseguente approdo al verismo sociale con Achille d’Orsi e Teofilo Patini, quando fra il 1880 e il 1881 i due artisti lanciarono in Italia il “manifesto dell’arte sociale” (poi socialista) con i loro rispettivi capolavori, il “Proximus tuus” e “L’erede”. Questi ultimi avrebbero tracciato la direzione per tutti gli altri pittori e scultori della penisola, come fu infatti testimone la Triennale di Brera del 1894. Il saggio affronta con sguardo nuovo la questione proponendo anche diverse novità: dall’inedito dipinto di Filippo Palizzi “Contadini e capre nella piana di Paestum” (collezione privata), importante perché eseguito nello stesso anno de “Gli Iconoclasti” di Morelli, documentando in tal modo l’innovativa ricerca dei due artisti all’altezza del 1855, all'interesse al tema del lavoro da parte dei veristi della Scuola di Resina, con un raro Alceste Campriani, ai dipinti “sociali” di Michele Cammarano, e ai suoi contatti con Courbet, e di Francesco Netti, con il cambio di marcia nel proprio percorso pittorico raggiunto nell’ultimo periodo della sua vita.| File | Dimensione | Formato | |
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