Il saggio ricostruisce la storia di un’opera e del rapporto fra il suo autore e il committente completamente dimenticata, allargando al contesto storico-sociale in cui i due protagonisti hanno vissuto. Il ritratto del celebre tenore Enrico Caruso eseguito dallo scultore, altrettanto celebre, Filippo Antonio Cifariello risale al 1910, epoca in cui quest’ultimo era molto richiesto dalla società alto-borghese e aristocratica sia nazionale che internazionale. Della genesi del busto, dei diversi esemplari eseguiti e delle tante varianti si conoscevano solo le poche notizie trasmesse principalmente dalle indicazioni didascaliche di quei rari esemplari custoditi nei musei pubblici, come il busto in argento di New York, conservato al The Metropolitan Opera House, il busto in bronzo del Museo Teatrale alla Scala di Milano, il busto in bronzo su piedistallo istoriato del Real Teatro di San Carlo di Napoli, il busto in gesso del Museo e Villa Caruso di Lastra a Signa, sebbene anche questi poco noti anche al pubblico più vasto. La ricerca ha condotto al recupero di preziosi documenti inediti, di fonti bibliografiche dell’epoca, di antiche fotografie, che hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera vicenda, partendo dalla commissione, dall’esposizione del primo esemplare, fino al ritrovamento di altri busti inediti affiorati da raccolte private, come quello nella proprietà del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, e all’analisi delle diverse versioni dal punto di vista estetico e formale in accordo con la loro evoluzione cronologica. Il recupero di un prezioso fascicolo documentale del MET, di fotografie del Museo Alinari di Firenze e della Biblioteca Nazionale di Napoli, di lettere e documenti della Pinacoteca Metropolitana di Bari, che conserva il modello in gesso del Monumentino napoletano, e di altri documenti poco frequentati, fra cui cataloghi di mostre e cronache dell’epoca, ha consentito di riscrivere non soltanto la storia dell’opera, ma di approfondire e delineare al meglio lo straordinario rapporto di amicizia che legò i due artisti nella loro vita.
Oltre il ritratto. Cifariello e Caruso / Valente, Isabella. - 1:(2023), pp. 341-373.
Oltre il ritratto. Cifariello e Caruso
Isabella Valente
2023
Abstract
Il saggio ricostruisce la storia di un’opera e del rapporto fra il suo autore e il committente completamente dimenticata, allargando al contesto storico-sociale in cui i due protagonisti hanno vissuto. Il ritratto del celebre tenore Enrico Caruso eseguito dallo scultore, altrettanto celebre, Filippo Antonio Cifariello risale al 1910, epoca in cui quest’ultimo era molto richiesto dalla società alto-borghese e aristocratica sia nazionale che internazionale. Della genesi del busto, dei diversi esemplari eseguiti e delle tante varianti si conoscevano solo le poche notizie trasmesse principalmente dalle indicazioni didascaliche di quei rari esemplari custoditi nei musei pubblici, come il busto in argento di New York, conservato al The Metropolitan Opera House, il busto in bronzo del Museo Teatrale alla Scala di Milano, il busto in bronzo su piedistallo istoriato del Real Teatro di San Carlo di Napoli, il busto in gesso del Museo e Villa Caruso di Lastra a Signa, sebbene anche questi poco noti anche al pubblico più vasto. La ricerca ha condotto al recupero di preziosi documenti inediti, di fonti bibliografiche dell’epoca, di antiche fotografie, che hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera vicenda, partendo dalla commissione, dall’esposizione del primo esemplare, fino al ritrovamento di altri busti inediti affiorati da raccolte private, come quello nella proprietà del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, e all’analisi delle diverse versioni dal punto di vista estetico e formale in accordo con la loro evoluzione cronologica. Il recupero di un prezioso fascicolo documentale del MET, di fotografie del Museo Alinari di Firenze e della Biblioteca Nazionale di Napoli, di lettere e documenti della Pinacoteca Metropolitana di Bari, che conserva il modello in gesso del Monumentino napoletano, e di altri documenti poco frequentati, fra cui cataloghi di mostre e cronache dell’epoca, ha consentito di riscrivere non soltanto la storia dell’opera, ma di approfondire e delineare al meglio lo straordinario rapporto di amicizia che legò i due artisti nella loro vita.| File | Dimensione | Formato | |
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