La presenza di parecchi milioni di profughi tedeschi e germanofoni, scappati o violentemente espulsi, a partire dagli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale fino ai primi anni Cinquanta, dalle ex regioni orientali della Germania, come la Slesia, la Pomerania, la Prussia, o dai territori germanofoni della Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria e Jugoslavia, rappresentarono un problema non indifferente con cui dovette confrontarsi la neonata Repubblica Federale Tedesca a partire dal 1949. L’arrivo di una così ingente massa di persone trasformò spesso, anche in modo radicale, il tradizionale assetto socio-culturale, ma specialmente religioso di intere zone della Germania occidentale. Infatti frequenti sarebbero stati i casi in cui gruppi di espulsi provenienti da zone fortemente luterane o generalmente protestanti sarebbero stati riallocati in aree roccaforti del cattolicesimo, come la Baviera – e, in una fase successiva, la Renania –, o, viceversa, esuli di regioni a forte caratterizzazione cattolica si sarebbero ritrovati in zone propriamente protestanti. Le istituzioni ecclesiastiche, dell’una o dell’altra confessione cristiana, si sarebbero trovate spesso a svolgere un importante ruolo di mediazione dei conflitti tra popolazione locale e nuovi arrivati. D’altra parte, proprio la religione avrebbe assunto non di rado per i profughi un fondamentale valore identitario, di “surrogato” per la patria perduta. La relazione analizza la decisiva funzione, non senza aspetti problematici e di ambiguità, che le istituzioni ecclesiastiche protestanti e cattoliche tedesche svolsero, nei primi anni del dopoguerra e dopo la nascita della Repubblica Federale Tedesca, nel processo di assistenza e d’integrazione della popolazione degli espulsi tedeschi e germanofoni orientali nella loro nuova patria. Allo stesso tempo si riflette sul ruolo che i profughi tedeschi ebbero nella ridefinizione politica e nel rapporto interconfessionale cristiano della Germania occidentale del secondo dopoguerra.
La sfida dei profughi tedeschi e germanofoni e il ruolo delle Chiese cristiane nella trasformazione sociale e confessionale della Germania del dopoguerra / D'Onofrio, Andrea. - (2024). ( Coesistenza interconfessionale in una società in trasformazione. La Santa Sede e i rapporti fra cattolici e protestanti nella Repubblica Federale Tedesca (1949-1958) / Interkonfessionelle Koexistenz im gesellschaftlichen Wandel. Der Heilige Stuhl und die Beziehungen zwischen Katholiken und Protestanten in der Bundesrepublik Deutschland (1949-1958) Villa Vigoni. Centro italo-tedesco per il dialogo europeo 20-22 novembre 2024).
La sfida dei profughi tedeschi e germanofoni e il ruolo delle Chiese cristiane nella trasformazione sociale e confessionale della Germania del dopoguerra
Andrea D'Onofrio
2024
Abstract
La presenza di parecchi milioni di profughi tedeschi e germanofoni, scappati o violentemente espulsi, a partire dagli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale fino ai primi anni Cinquanta, dalle ex regioni orientali della Germania, come la Slesia, la Pomerania, la Prussia, o dai territori germanofoni della Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria e Jugoslavia, rappresentarono un problema non indifferente con cui dovette confrontarsi la neonata Repubblica Federale Tedesca a partire dal 1949. L’arrivo di una così ingente massa di persone trasformò spesso, anche in modo radicale, il tradizionale assetto socio-culturale, ma specialmente religioso di intere zone della Germania occidentale. Infatti frequenti sarebbero stati i casi in cui gruppi di espulsi provenienti da zone fortemente luterane o generalmente protestanti sarebbero stati riallocati in aree roccaforti del cattolicesimo, come la Baviera – e, in una fase successiva, la Renania –, o, viceversa, esuli di regioni a forte caratterizzazione cattolica si sarebbero ritrovati in zone propriamente protestanti. Le istituzioni ecclesiastiche, dell’una o dell’altra confessione cristiana, si sarebbero trovate spesso a svolgere un importante ruolo di mediazione dei conflitti tra popolazione locale e nuovi arrivati. D’altra parte, proprio la religione avrebbe assunto non di rado per i profughi un fondamentale valore identitario, di “surrogato” per la patria perduta. La relazione analizza la decisiva funzione, non senza aspetti problematici e di ambiguità, che le istituzioni ecclesiastiche protestanti e cattoliche tedesche svolsero, nei primi anni del dopoguerra e dopo la nascita della Repubblica Federale Tedesca, nel processo di assistenza e d’integrazione della popolazione degli espulsi tedeschi e germanofoni orientali nella loro nuova patria. Allo stesso tempo si riflette sul ruolo che i profughi tedeschi ebbero nella ridefinizione politica e nel rapporto interconfessionale cristiano della Germania occidentale del secondo dopoguerra.| File | Dimensione | Formato | |
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