Il punto di vista del diritto costituzionale in un’indagine sul rapporto tra migranti e salute riproduttiva è parzialmente eccentrico rispetto al fuoco e al metodo delle scienze che si confrontano in questo seminario. Al giurista, in generale, e al costituzionalista, in particolare, si chiede di indagare il rapporto tra diritto/diritti e potere in una chiave che non sia solo descrittiva dell’esistente ma anche prescrittiva rispetto ai fini della Costituzione, nell’ottica della tendenziale rimozione delle diseguaglianze di cui all’art. 3, della tutela del diritto alla salute di cui all’art. 32 Cost. e, in definitiva, della tenuta dello Stato sociale. A complicare un discorso già complesso interviene, però, la circostanza che il diritto alla salute è fortemente condizionato da vincoli di natura economica e finanziaria: l’eguale tutela dei diritti si tramuta, allora, in eguaglianza “sostenibile”, rispetto alla quale la scelta ¬– che dovrebbe essere guidata dai principi costituzionali e, dunque, a rime obbligate nel senso dell’attuazione dei diritti fondamentali– si rivela fatalmente intrisa da valutazioni di carattere politico e dal pesante giogo dei vincoli finanziari. Se già il diritto nasce limitato quanto ai cittadini, esso esplode letteralmente quando si pone il problema di intestarlo ai migranti: ai divari territoriali drammatici, il tema dell’accesso ai servizi sanitari subisce ulteriori complicazioni legate alla condizione personale di discriminazione e vulnerabilità spesso connessa al tema della cittadinanza sociale e alla condizione giuridica del cittadino straniero, il cui accesso al diritto alla salute in condizione di parità con il cittadino italiano dipende dallo status amministrativo sul territorio, nel senso che è tutt’altro che indifferente, dal punto di vista giuridico, la situazione in cui versa un migrante regolare o irregolare. L’equazione è quasi banale e tende a polarizzarsi in un dibattito politico sempre più ideologizzato: la limitata disponibilità di risorse economiche impone delle scelte relative ai trattamenti sanitari; i cittadini pagano le tasse e devono avere la priorità nella fruizione dei servizi sanitari ad accesso limitato; i migranti ricevono una garanzia parziale e dimidiata con riferimento alle prestazioni sanitarie in generale e ai diritti riproduttivi in particolare. Sul tema, però, è stato decisivo il contributo della Corte costituzionale: ad essa si deve non solo, in generale, l’approfondimento sul ruolo assolto dal diritto alla salute nell’ordinamento e dai vincoli che discendono dalla Costituzione, ma anche la costruzione della fruizione del diritto all’assistenza sanitaria in termini di irragionevole disparità di trattamento tra cittadini e migranti. È attraverso questa lente che si vuole provare ad affrontare le criticità e le sfide del tema in questione, consistenti non solo nella presenza di barriere culturali e linguistiche (nel senso che le differenze culturali e linguistiche influiscono sull’accesso e l’efficacia dei servizi sanitari riproduttivi per i migranti) ma anche nell’esistenza politiche migratorie restrittive (che interferiscono pesantemente con i diritti alla salute riproduttiva, creando un contesto di esclusione) e, naturalmente, nella vulnerabilità delle donne migranti, per le quali il gender gap aggiunge un ulteriore problema rispetto a quello della mancanza dello status civitatis (in termini di salute materna, accesso a contraccettivi e diritti sessuali e riproduttivi). L’incrocio tra il diritto alla salute come diritto fondamentale, la sua universalità e il divieto di discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari, specie quelli relativi alla salute riproduttiva – indipendentemente dal status giuridico o dall’origine – in una con la limitatezza delle risorse finanziarie rappresenta la grande sfida dello Stato sociale in epoca contemporanea: bisogna capire in che modo evitare la débâcle dei diritti di fronte alle «scelte tragiche» della loro finanziabilità e, dunque, della loro effettiva garanzia.
Migranti e salute riproduttiva: all’epicentro delle tragic choices / Parisi, Stefania. - (2024). ( Demografia e migrazioni Università Orientale di Napoli presso la Sede di Palazzo Giusso, Aula dottorato, terzo piano, Largo San Giovanni Maggiore, 30, Napoli 10 dicembre 2024).
Migranti e salute riproduttiva: all’epicentro delle tragic choices
parisi stefania
2024
Abstract
Il punto di vista del diritto costituzionale in un’indagine sul rapporto tra migranti e salute riproduttiva è parzialmente eccentrico rispetto al fuoco e al metodo delle scienze che si confrontano in questo seminario. Al giurista, in generale, e al costituzionalista, in particolare, si chiede di indagare il rapporto tra diritto/diritti e potere in una chiave che non sia solo descrittiva dell’esistente ma anche prescrittiva rispetto ai fini della Costituzione, nell’ottica della tendenziale rimozione delle diseguaglianze di cui all’art. 3, della tutela del diritto alla salute di cui all’art. 32 Cost. e, in definitiva, della tenuta dello Stato sociale. A complicare un discorso già complesso interviene, però, la circostanza che il diritto alla salute è fortemente condizionato da vincoli di natura economica e finanziaria: l’eguale tutela dei diritti si tramuta, allora, in eguaglianza “sostenibile”, rispetto alla quale la scelta ¬– che dovrebbe essere guidata dai principi costituzionali e, dunque, a rime obbligate nel senso dell’attuazione dei diritti fondamentali– si rivela fatalmente intrisa da valutazioni di carattere politico e dal pesante giogo dei vincoli finanziari. Se già il diritto nasce limitato quanto ai cittadini, esso esplode letteralmente quando si pone il problema di intestarlo ai migranti: ai divari territoriali drammatici, il tema dell’accesso ai servizi sanitari subisce ulteriori complicazioni legate alla condizione personale di discriminazione e vulnerabilità spesso connessa al tema della cittadinanza sociale e alla condizione giuridica del cittadino straniero, il cui accesso al diritto alla salute in condizione di parità con il cittadino italiano dipende dallo status amministrativo sul territorio, nel senso che è tutt’altro che indifferente, dal punto di vista giuridico, la situazione in cui versa un migrante regolare o irregolare. L’equazione è quasi banale e tende a polarizzarsi in un dibattito politico sempre più ideologizzato: la limitata disponibilità di risorse economiche impone delle scelte relative ai trattamenti sanitari; i cittadini pagano le tasse e devono avere la priorità nella fruizione dei servizi sanitari ad accesso limitato; i migranti ricevono una garanzia parziale e dimidiata con riferimento alle prestazioni sanitarie in generale e ai diritti riproduttivi in particolare. Sul tema, però, è stato decisivo il contributo della Corte costituzionale: ad essa si deve non solo, in generale, l’approfondimento sul ruolo assolto dal diritto alla salute nell’ordinamento e dai vincoli che discendono dalla Costituzione, ma anche la costruzione della fruizione del diritto all’assistenza sanitaria in termini di irragionevole disparità di trattamento tra cittadini e migranti. È attraverso questa lente che si vuole provare ad affrontare le criticità e le sfide del tema in questione, consistenti non solo nella presenza di barriere culturali e linguistiche (nel senso che le differenze culturali e linguistiche influiscono sull’accesso e l’efficacia dei servizi sanitari riproduttivi per i migranti) ma anche nell’esistenza politiche migratorie restrittive (che interferiscono pesantemente con i diritti alla salute riproduttiva, creando un contesto di esclusione) e, naturalmente, nella vulnerabilità delle donne migranti, per le quali il gender gap aggiunge un ulteriore problema rispetto a quello della mancanza dello status civitatis (in termini di salute materna, accesso a contraccettivi e diritti sessuali e riproduttivi). L’incrocio tra il diritto alla salute come diritto fondamentale, la sua universalità e il divieto di discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari, specie quelli relativi alla salute riproduttiva – indipendentemente dal status giuridico o dall’origine – in una con la limitatezza delle risorse finanziarie rappresenta la grande sfida dello Stato sociale in epoca contemporanea: bisogna capire in che modo evitare la débâcle dei diritti di fronte alle «scelte tragiche» della loro finanziabilità e, dunque, della loro effettiva garanzia.| File | Dimensione | Formato | |
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