La questione di cosa e come ereditare il patrimonio continua a essere uno dei temi fondamentali della progettazione contemporanea. Negli ultimi anni, a fronte di criticità ambientali sempre più pressanti, anche nel campo della progettazione dei paesaggi archeologici si è diffusa una maggiore consapevolezza circa l'impossibilità di delineare interpretazioni e visioni di futuro per il patrimonio culturale senza tenere conto delle condizioni dell'ambiente naturale in cui esso si trova. È diventato quindi necessario sviluppare sperimentazioni che mettano in atto quell'indispensabile dialogo che la progettazione dovrebbe oggi instaurare con la terra, con gli strati che la compongono, mettendo in relazione l'architettura, contestualmente, con l'archeologia e il suolo, entrambi depositati in quegli strati. Progettare oggi in un "Paese antico" presuppone infatti la formulazione di un pensiero capace di intrecciare esperienza estetica e dimensione ecologica e, in particolare, le questioni riguardanti la geologia e i temi legati all'archeologia, con la consapevolezza che se il suolo della terra è il substrato concreto di ogni fatto costruito, è all'interno del suo spessore in cui si celano o si depositano le rovine archeologiche che vanno ricercate le radici di un possibile futuro. In questo senso, il progetto può essere definito come uno degli strumenti che interpreta i contenuti di carattere “topografico” depositati nei paesaggi, integrando la lettura delle tracce geologiche e delle rovine archeologiche, e traducendo in forme architettoniche i valori rintracciabili tra gli strati e le pieghe della terra sottoposti all'azione del tempo. In questo senso, le morfologie deformate del suolo e le configurazioni metamorfiche dell'archeologia, frutto di millenni di accumulo ed erosione, ma anche di fratture improvvise e crolli flagranti, diventano materiali di un progetto che proietta verso il futuro la memoria delle tante storie scritte sulla superficie fisica della terra. Questo approccio è ben applicato e sviluppato nel lavoro di due progettisti, Luigi Franciosini e Toni Gironès Saderra, accomunati da una spiccata attenzione al dato topografico del paesaggio archeologico inteso come sintesi di contenuti derivati da matrici naturali e strutture antropiche, e che diventa oggetto di sperimentazioni volte a riscriverne gli orizzonti di sviluppo in una prospettiva dialogica.

Lo spazio dell’acqua. Il progetto tra collisione e inclusione / DI PALMA, Bruna. - (2024), pp. 180-195.

Lo spazio dell’acqua. Il progetto tra collisione e inclusione

Di Palma Bruna
2024

Abstract

La questione di cosa e come ereditare il patrimonio continua a essere uno dei temi fondamentali della progettazione contemporanea. Negli ultimi anni, a fronte di criticità ambientali sempre più pressanti, anche nel campo della progettazione dei paesaggi archeologici si è diffusa una maggiore consapevolezza circa l'impossibilità di delineare interpretazioni e visioni di futuro per il patrimonio culturale senza tenere conto delle condizioni dell'ambiente naturale in cui esso si trova. È diventato quindi necessario sviluppare sperimentazioni che mettano in atto quell'indispensabile dialogo che la progettazione dovrebbe oggi instaurare con la terra, con gli strati che la compongono, mettendo in relazione l'architettura, contestualmente, con l'archeologia e il suolo, entrambi depositati in quegli strati. Progettare oggi in un "Paese antico" presuppone infatti la formulazione di un pensiero capace di intrecciare esperienza estetica e dimensione ecologica e, in particolare, le questioni riguardanti la geologia e i temi legati all'archeologia, con la consapevolezza che se il suolo della terra è il substrato concreto di ogni fatto costruito, è all'interno del suo spessore in cui si celano o si depositano le rovine archeologiche che vanno ricercate le radici di un possibile futuro. In questo senso, il progetto può essere definito come uno degli strumenti che interpreta i contenuti di carattere “topografico” depositati nei paesaggi, integrando la lettura delle tracce geologiche e delle rovine archeologiche, e traducendo in forme architettoniche i valori rintracciabili tra gli strati e le pieghe della terra sottoposti all'azione del tempo. In questo senso, le morfologie deformate del suolo e le configurazioni metamorfiche dell'archeologia, frutto di millenni di accumulo ed erosione, ma anche di fratture improvvise e crolli flagranti, diventano materiali di un progetto che proietta verso il futuro la memoria delle tante storie scritte sulla superficie fisica della terra. Questo approccio è ben applicato e sviluppato nel lavoro di due progettisti, Luigi Franciosini e Toni Gironès Saderra, accomunati da una spiccata attenzione al dato topografico del paesaggio archeologico inteso come sintesi di contenuti derivati da matrici naturali e strutture antropiche, e che diventa oggetto di sperimentazioni volte a riscriverne gli orizzonti di sviluppo in una prospettiva dialogica.
2024
978-88-6242-934-4
Lo spazio dell’acqua. Il progetto tra collisione e inclusione / DI PALMA, Bruna. - (2024), pp. 180-195.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/988096
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact