Attualmente la società sta vivendo una fase di crisi ambientale e contemporaneamente una ritrovata consapevolezza della necessità di ridisegnare una “logica di coesistenza futura”. Le emergenze legate alle crisi ambientali sono eventi derivanti dall'attività umana, che possono colpire gli elementi naturali e gli esseri viventi, e che possono richiedere misure di progettazione per gestire le possibili conseguenze, minimizzare i danni e facilitare il ripristino delle normali condizioni ambientali. Nel caso delle cave, delle attività estrattive e delle relative cessazioni, una condizione di rischio è determinata dalla dismissione, dall'abbandono o dal riutilizzo a fini illeciti di parti del paesaggio che sono già state alterate formalmente e in termini di utilizzo per obiettivi di scavo, e che da depositi diventano rifiuti. Come può il progetto architettonico e paesaggistico intervenire in questo progressivo processo di distruzione, e sovvertirlo attribuendo alle cave il ruolo di innesco di benefici sociali, culturali e ambientali? L'introduzione di innesti architettonici che ne reinterpretano la morfologia e svelano nuovi significati, usi e spazialità attraverso nuove topografie, suoli e connessioni, persegue quell'orizzonte di cura dei paesaggi manomessi che attendono nuovi valori di cui farsi portatori. Tra le diverse tipologie di innesti possibili, si distinguono approcci, scale e modalità di intervento che riguardano, tra l'altro, la lettura della massa sottratta e, per una dinamica opposta, l'aggiunta di grandi dispositivi puntuali, macchine topografiche di scala antropogeografica. Il progetto si può configurare anche come un'interpretazione degli esiti materiali ed espressivi dell'attività estrattiva e, in una logica di continuità, come una prosecuzione del lavoro sulle falde con la progettazione di nuovi suoli. Infine, la riattivazione e la reintegrazione delle cave può essere concepita come disvelamento della densità dello spazio vuoto e, in un processo di riscrittura, come innesto di una rete di connessioni che permette di rinnovare la memoria di una consistenza perduta attraverso la possibilità di attraversare e godere della spazialità tridimensionale del vuoto scavato. In ogni caso, questi innesti funzionano come concatenazioni, attraverso le quali riassociare, riannodare l'uomo, la vita e la natura nell'idea di Terra-Patria, come relazioni di più profonda interdipendenza.
Da scarto a innesco. Innesti architettonici per la riattivazione di cave dismesse / DI PALMA, Bruna. - (2024), pp. 320-331.
Da scarto a innesco. Innesti architettonici per la riattivazione di cave dismesse
Di Palma Bruna
2024
Abstract
Attualmente la società sta vivendo una fase di crisi ambientale e contemporaneamente una ritrovata consapevolezza della necessità di ridisegnare una “logica di coesistenza futura”. Le emergenze legate alle crisi ambientali sono eventi derivanti dall'attività umana, che possono colpire gli elementi naturali e gli esseri viventi, e che possono richiedere misure di progettazione per gestire le possibili conseguenze, minimizzare i danni e facilitare il ripristino delle normali condizioni ambientali. Nel caso delle cave, delle attività estrattive e delle relative cessazioni, una condizione di rischio è determinata dalla dismissione, dall'abbandono o dal riutilizzo a fini illeciti di parti del paesaggio che sono già state alterate formalmente e in termini di utilizzo per obiettivi di scavo, e che da depositi diventano rifiuti. Come può il progetto architettonico e paesaggistico intervenire in questo progressivo processo di distruzione, e sovvertirlo attribuendo alle cave il ruolo di innesco di benefici sociali, culturali e ambientali? L'introduzione di innesti architettonici che ne reinterpretano la morfologia e svelano nuovi significati, usi e spazialità attraverso nuove topografie, suoli e connessioni, persegue quell'orizzonte di cura dei paesaggi manomessi che attendono nuovi valori di cui farsi portatori. Tra le diverse tipologie di innesti possibili, si distinguono approcci, scale e modalità di intervento che riguardano, tra l'altro, la lettura della massa sottratta e, per una dinamica opposta, l'aggiunta di grandi dispositivi puntuali, macchine topografiche di scala antropogeografica. Il progetto si può configurare anche come un'interpretazione degli esiti materiali ed espressivi dell'attività estrattiva e, in una logica di continuità, come una prosecuzione del lavoro sulle falde con la progettazione di nuovi suoli. Infine, la riattivazione e la reintegrazione delle cave può essere concepita come disvelamento della densità dello spazio vuoto e, in un processo di riscrittura, come innesto di una rete di connessioni che permette di rinnovare la memoria di una consistenza perduta attraverso la possibilità di attraversare e godere della spazialità tridimensionale del vuoto scavato. In ogni caso, questi innesti funzionano come concatenazioni, attraverso le quali riassociare, riannodare l'uomo, la vita e la natura nell'idea di Terra-Patria, come relazioni di più profonda interdipendenza.| File | Dimensione | Formato | |
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