L'articolo ripercorre la vicenda critica del pittore fiorentino Niccolò di Tommaso a partrire dall'unico dipinto firmato e datato, il trittico di Sant'Antonio Abate e santi, proveniente dalla chiesa eponima del santo a Napoli e ora al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Attribuito dalle fonti erudite a un fantomatico pittore napoletano e ritenuto eseguito ad olio, il trittico è stanto al centro di controversie storico-artistiche internazionali fino alla riscoperta del suo autore a opera di Cavalcaselle. Si esamina in particolare l'attività del pittore a Napoli, escludendo dal suo catalogo le opere a fresco nel convento celestiniano di Casaluce presso Aversa e della Certosa di Capri, sia per ragoni cronologiche - la prima fabbrica sembrerebbe terminata prima degli anni in cui Niccolò poteva trovarsi nella capitale del Regno, mentre la seconda era stata solo avviata prima della sua partenza - ma anche sulla base di confronti stilistici, che invece sembrano confermare l'attribuzione al pittore della croce sagomata appartente ab antiquo alla confraternita della Disciplina dell Croce a S. Agostino. Ne emerge la personalità di un artista in contatto col mondo confraternale e ospedaliero, più che con la corte angioina come ritenuto in passato.
Niccolò di Tommaso a Napoli: problemi attributivi e questioni tipologiche / D'Ovidio, Stefano. - (2024), pp. 497-518.
Niccolò di Tommaso a Napoli: problemi attributivi e questioni tipologiche
Stefano D'Ovidio
2024
Abstract
L'articolo ripercorre la vicenda critica del pittore fiorentino Niccolò di Tommaso a partrire dall'unico dipinto firmato e datato, il trittico di Sant'Antonio Abate e santi, proveniente dalla chiesa eponima del santo a Napoli e ora al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Attribuito dalle fonti erudite a un fantomatico pittore napoletano e ritenuto eseguito ad olio, il trittico è stanto al centro di controversie storico-artistiche internazionali fino alla riscoperta del suo autore a opera di Cavalcaselle. Si esamina in particolare l'attività del pittore a Napoli, escludendo dal suo catalogo le opere a fresco nel convento celestiniano di Casaluce presso Aversa e della Certosa di Capri, sia per ragoni cronologiche - la prima fabbrica sembrerebbe terminata prima degli anni in cui Niccolò poteva trovarsi nella capitale del Regno, mentre la seconda era stata solo avviata prima della sua partenza - ma anche sulla base di confronti stilistici, che invece sembrano confermare l'attribuzione al pittore della croce sagomata appartente ab antiquo alla confraternita della Disciplina dell Croce a S. Agostino. Ne emerge la personalità di un artista in contatto col mondo confraternale e ospedaliero, più che con la corte angioina come ritenuto in passato.| File | Dimensione | Formato | |
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