Si è testimoni della massima legittimazione di un universo religioso quand’esso si impone alla coscienza dei soggetti quale espressione – in accordo con gli studi di Marcel Gauchet – di un regime radicalmente «etoronomo»: laddove cioè un’intera costellazione di specifiche credenze e pratiche sacre è percepita come emanazione di un’«Alterità» integralmente sottratta alla potestà degli esseri umani. Ciò equivale a dire che il più alto grado della potenza del religioso discende dall’elusiva inquestionabilità del principio ordinatore da cui questo attinge la sua autorità: ancorato in un ineffabile Altrove temporale, esso intima gli individui in un assoluto stato di «spossessamento» (Gauchet, 1992). Quanto detto è caratteristico delle comunità arcaiche e tradizionali. Di converso, quando l’appartenenza religiosa non si configura più alla stregua di un incontrovertibile orizzonte destinale, bensì quale esito di una libera scelta personale, è oramai consumato il passaggio alla modernità o, più precisamente, all’epoca del «pluralismo» (Berger, 2017). Ciò ha delle decisive implicazioni. L’incessante e globale competizione tra gerarchie valoriali differenti e talvolta antitetiche, squalifica qualsivoglia certezza ontologica rispetto allo statuto veritativo dei contenuti delle rispettive credenze: quanto per taluno è opera divina, per talaltro è irricevibile superstizione, quanto per qualcuno è santo, per altri è oggetto di intransigenti rivendicazioni secolari (Weber, 2010). Da questo punto di vista, lo scenario in cui viene concretizzandosi la «libertà di/dalla religione» costituisce il precipitato di un processo – risultato di un’articolata ed estesissima traiettoria storico- sociale – per effetto del quale i soggetti si sono progressivamente emancipati dai vincoli totalitari del dominio sacro: tale condizione, se per un verso ha affrancato gli individui dall’onnipresente signoria della dimensione sovramondana, dall’altra li ha esposti agli spifferi gelidi dell’indeterminatezza (Berger, 1987; Camorrino, 2023). La «libertà di/dalla religione» è rivelatrice di due corni di un medesimo fenomeno: l’indebolimento del fondamento autoritativo alla base dell’attuale comunità umana occidentale (Camorrino, in corso di pubblicazione). Ciò che si guadagna in libertà, lo si perde in termini di «plausibilità» e solidità del proprio personale sistema di credenze (Berger, 1984). Discutere gli aspetti principali di questo complesso stato di cose è lo scopo di questo paper.
Libertà e religione. Il fondamento autoritativo nell’epoca della società «pluralista» / Camorrino, Antonio. - (2024). (Intervento presentato al convegno Per una sociologia della libertà di/dalla religione tenutosi a Università di Padova nel 12-13 settembre 2024).
Libertà e religione. Il fondamento autoritativo nell’epoca della società «pluralista»
Antonio Camorrino
2024
Abstract
Si è testimoni della massima legittimazione di un universo religioso quand’esso si impone alla coscienza dei soggetti quale espressione – in accordo con gli studi di Marcel Gauchet – di un regime radicalmente «etoronomo»: laddove cioè un’intera costellazione di specifiche credenze e pratiche sacre è percepita come emanazione di un’«Alterità» integralmente sottratta alla potestà degli esseri umani. Ciò equivale a dire che il più alto grado della potenza del religioso discende dall’elusiva inquestionabilità del principio ordinatore da cui questo attinge la sua autorità: ancorato in un ineffabile Altrove temporale, esso intima gli individui in un assoluto stato di «spossessamento» (Gauchet, 1992). Quanto detto è caratteristico delle comunità arcaiche e tradizionali. Di converso, quando l’appartenenza religiosa non si configura più alla stregua di un incontrovertibile orizzonte destinale, bensì quale esito di una libera scelta personale, è oramai consumato il passaggio alla modernità o, più precisamente, all’epoca del «pluralismo» (Berger, 2017). Ciò ha delle decisive implicazioni. L’incessante e globale competizione tra gerarchie valoriali differenti e talvolta antitetiche, squalifica qualsivoglia certezza ontologica rispetto allo statuto veritativo dei contenuti delle rispettive credenze: quanto per taluno è opera divina, per talaltro è irricevibile superstizione, quanto per qualcuno è santo, per altri è oggetto di intransigenti rivendicazioni secolari (Weber, 2010). Da questo punto di vista, lo scenario in cui viene concretizzandosi la «libertà di/dalla religione» costituisce il precipitato di un processo – risultato di un’articolata ed estesissima traiettoria storico- sociale – per effetto del quale i soggetti si sono progressivamente emancipati dai vincoli totalitari del dominio sacro: tale condizione, se per un verso ha affrancato gli individui dall’onnipresente signoria della dimensione sovramondana, dall’altra li ha esposti agli spifferi gelidi dell’indeterminatezza (Berger, 1987; Camorrino, 2023). La «libertà di/dalla religione» è rivelatrice di due corni di un medesimo fenomeno: l’indebolimento del fondamento autoritativo alla base dell’attuale comunità umana occidentale (Camorrino, in corso di pubblicazione). Ciò che si guadagna in libertà, lo si perde in termini di «plausibilità» e solidità del proprio personale sistema di credenze (Berger, 1984). Discutere gli aspetti principali di questo complesso stato di cose è lo scopo di questo paper.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


