Il De felicitate temporum divi Pii II è un canzoniere impegnativo, segnato da una spiccata varietas di contenuti, dedicatari in seconda ,digeneri e forme, in cui la poesia si intreccia alla storia, alla oratoria, al panegirico. Anzitutto intreccio di poesia e prosa: non a caso I e VI libro si aprono con un proemio in prosa seguito da una versione in versi; nel I libro si legge un’epistola in prosa indirizzata a Domenico Maddaleno Capodiferro; nel IV libro si legge una lunga consolatio in prosa indirizzata a Iacopo Ammannati pe rla morte del fratello Stefano seguita da una silloge di carmi funebri ed epitaffi; e nel VII libro alla versione in prosa sulla genealogia di Goro Lolli si accompagna una narratio in versi; nell’ottavo libro ancora in prosa si legge la gratulatio per il ritorno di Pio II a Roma; e un saluto in prosa a Ludovico Foscareno seguito da un’elegia allo stesso. E ancora intreccio di epigrammata, poemata ed elegiae; intreccio di componimenti brevi, tanti epitaffi, distici, ma anche di componimenti lunghi, epigrammi ed elegie, acui si affiancano veri e propri poemi epici, in quel formato prediletto da Pandoni ridotto ad un canto o a due canti come avviene per il poema dedicato ai fratelli Orsini che campeggia nel VI libro. Ci troviamo così dinanzi ad una costruzione elaborata, di cui i due testimoni manoscritti (Vat.Lat. 1670 / Reg.Lat. 1991) documentano la faticosa messa a punto, in un gioco di rifacimenti, ricusazioni e ridefinizioni.
Per l'edizione del De felicitate temporum divi Pii II di Porcelio de' Pandoni / Iacono, A.. - (2024). (Porcelio de' Pandoni: itinerari e contesti culturali di un umanista poliedrico del Quattrocento. Convegno Internazionale organizzato con il contributo dell'Ateneo Fridericiano nell'ambito dei cicli seminariali 'Il canto della sirena' e 'Seminari aragonesi' BRAU - Biblioteca di Ricerca di Area Umansitica 21 giugno 2024).
Per l'edizione del De felicitate temporum divi Pii II di Porcelio de' Pandoni
Antonietta Iacono
2024
Abstract
Il De felicitate temporum divi Pii II è un canzoniere impegnativo, segnato da una spiccata varietas di contenuti, dedicatari in seconda ,digeneri e forme, in cui la poesia si intreccia alla storia, alla oratoria, al panegirico. Anzitutto intreccio di poesia e prosa: non a caso I e VI libro si aprono con un proemio in prosa seguito da una versione in versi; nel I libro si legge un’epistola in prosa indirizzata a Domenico Maddaleno Capodiferro; nel IV libro si legge una lunga consolatio in prosa indirizzata a Iacopo Ammannati pe rla morte del fratello Stefano seguita da una silloge di carmi funebri ed epitaffi; e nel VII libro alla versione in prosa sulla genealogia di Goro Lolli si accompagna una narratio in versi; nell’ottavo libro ancora in prosa si legge la gratulatio per il ritorno di Pio II a Roma; e un saluto in prosa a Ludovico Foscareno seguito da un’elegia allo stesso. E ancora intreccio di epigrammata, poemata ed elegiae; intreccio di componimenti brevi, tanti epitaffi, distici, ma anche di componimenti lunghi, epigrammi ed elegie, acui si affiancano veri e propri poemi epici, in quel formato prediletto da Pandoni ridotto ad un canto o a due canti come avviene per il poema dedicato ai fratelli Orsini che campeggia nel VI libro. Ci troviamo così dinanzi ad una costruzione elaborata, di cui i due testimoni manoscritti (Vat.Lat. 1670 / Reg.Lat. 1991) documentano la faticosa messa a punto, in un gioco di rifacimenti, ricusazioni e ridefinizioni.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


