Il contributo ricostruisce lo sviluppo di alcuni dei principali momenti della riflessione di Giambattista Vico sulla memoria, dall’Oratio VI del !*+*, sulla conoscenza della natura corrotta degli uomini, a quella dell’anno successivo, il De nostri temporis studiorum ratione, passando per la Vita scritta da sé medesimo composta tra il 1725 e il 1728, fino alla Scienza nuova del 1744. Attraverso questo percorso, il contributo analizza come la riflessione sul metodo degli studi e sul corretto apprendimento della arti liberali e delle scienze emerga in Vico a partire da un’esigenza tanto pedagogica, quanto civile, che accompagna gran parte della sua produzione. Il predominio della critica, a scapito della topica, con l’abbandono del pieno esercizio della memoria, della fantasia e dell’ingegno nella formazione dei giovani, non costituisce soltanto un problema di carattere pedagogico, ma anche il rischio di alimentare una «barbarie degl’intelletti». Si tratta di una forma di barbarie prodotta da una ragione astratta, metafisica, destoricizzata e slegata dalla concretezza della vita, che smarrisce la relazione con la memoria del proprio passato e della sua costituzione, e che può condurre non soltanto verso una crisi culturale e scientifica, ma anche verso una disgregazione delle forme comunitarie e delle istituzioni sociali, politiche e giuridiche.
Memoria e barbarie degl'intelletti. Categorie vichiane per leggere la crisi / Gisondi, Giulio. - (2024), pp. 15-29. [10.53136/97912218124662]
Memoria e barbarie degl'intelletti. Categorie vichiane per leggere la crisi
Giulio Gisondi
2024
Abstract
Il contributo ricostruisce lo sviluppo di alcuni dei principali momenti della riflessione di Giambattista Vico sulla memoria, dall’Oratio VI del !*+*, sulla conoscenza della natura corrotta degli uomini, a quella dell’anno successivo, il De nostri temporis studiorum ratione, passando per la Vita scritta da sé medesimo composta tra il 1725 e il 1728, fino alla Scienza nuova del 1744. Attraverso questo percorso, il contributo analizza come la riflessione sul metodo degli studi e sul corretto apprendimento della arti liberali e delle scienze emerga in Vico a partire da un’esigenza tanto pedagogica, quanto civile, che accompagna gran parte della sua produzione. Il predominio della critica, a scapito della topica, con l’abbandono del pieno esercizio della memoria, della fantasia e dell’ingegno nella formazione dei giovani, non costituisce soltanto un problema di carattere pedagogico, ma anche il rischio di alimentare una «barbarie degl’intelletti». Si tratta di una forma di barbarie prodotta da una ragione astratta, metafisica, destoricizzata e slegata dalla concretezza della vita, che smarrisce la relazione con la memoria del proprio passato e della sua costituzione, e che può condurre non soltanto verso una crisi culturale e scientifica, ma anche verso una disgregazione delle forme comunitarie e delle istituzioni sociali, politiche e giuridiche.| File | Dimensione | Formato | |
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