Cosa è successo al conflitto? Su questo tema c’è ampio dibattito. C’è chi sostiene che il conflitto si è esaurito, per altri è più vivo che mai, per altri ancora le grandi fiammate conflittuali dell’ultimo ventennio hanno fatto spettacolo, senza tuttavia modificare le relazioni di potere. In questo numero abbiamo provato a guardare al conflitto da un’altra prospettiva. Non c’è potere che non incontri qualche attrito, che non susciti qualche resistenza, che non paghi qualche costo. Quali reazioni suscita la diffusione ormai planetaria del neoliberalismo? A quali tecniche di autodifesa ricorre la società? Il cantiere del cambiamento è sempre aperto. Per i dominanti, per i dominati e per gli studiosi che lo osservano. Sono cresciute le forme individuali di protesta e di autodifesa. Ma se ne sono sviluppate anche altre a carattere collettivo. Sono apparse in primo piano forme di azione che val la pena guardare in maniera più ravvicinata. Stanchi di bussare, i dominati, che sono un universo oltremodo composito, si accampano ove possono. Si difendono dal potere e lottano per il potere da luoghi convenzionalmente situati in basso o all’esterno. Istituiscono enclaves, talora provvisorie, altre volte durevoli. A volte progressive, ma a volte pure regressive. Se spesso insorgono nuove forme di socialità, in altri casi si consumano quelle già esistenti. In ogni caso, le forme di azione politica e di resistenza al potere, tanto dello Stato, quanto del mercato, sono meritevoli di osservazione, documentazione e, se possibile, interpretazione. Questo numero non propone racconti edificanti. Non c’è una società buona in lotta contro la politica cattiva. O viceversa. Società e politica sono plurali e, in un mondo diventato diffusamente instabile, reagiscono e interagiscono in molti modi. Parlando di «contro-politiche» abbiamo inteso sottolineare un aspetto specifico delle vicende raccontate in questo numero: non si tratta solo di forme di opposizione alle azioni di governo condotte dalle autorità politiche ufficiali, di manifestazioni di protesta, di tentativi di contrastare o di deviare quelle azioni. Non è solo contro-politica. Sono anche forme di controgoverno, veri e propri tentativi, non necessariamente consapevoli, dei governati di elaborare autonomamente contromisure di governo, di farsi governo essi stessi. Storicamente non è una novità. La storia del movimento operaio, ad esempio, è stata per lungo tempo una storia di contro-policies (oltre che di contro-politics e perfino di contro-polity). Da quando questa storia si è esaurita, avevamo perso di vista questa possibilità. Che è alfine ricomparsa.

Contropolitiche / Bono, Irene; Brancaccio, Luciano; Mastropaolo, Alfio; Mete, Vittorio; Tuorto, Dario. - In: MERIDIANA. - ISSN 0394-4115. - 109:(2024).

Contropolitiche

Luciano Brancaccio;
2024

Abstract

Cosa è successo al conflitto? Su questo tema c’è ampio dibattito. C’è chi sostiene che il conflitto si è esaurito, per altri è più vivo che mai, per altri ancora le grandi fiammate conflittuali dell’ultimo ventennio hanno fatto spettacolo, senza tuttavia modificare le relazioni di potere. In questo numero abbiamo provato a guardare al conflitto da un’altra prospettiva. Non c’è potere che non incontri qualche attrito, che non susciti qualche resistenza, che non paghi qualche costo. Quali reazioni suscita la diffusione ormai planetaria del neoliberalismo? A quali tecniche di autodifesa ricorre la società? Il cantiere del cambiamento è sempre aperto. Per i dominanti, per i dominati e per gli studiosi che lo osservano. Sono cresciute le forme individuali di protesta e di autodifesa. Ma se ne sono sviluppate anche altre a carattere collettivo. Sono apparse in primo piano forme di azione che val la pena guardare in maniera più ravvicinata. Stanchi di bussare, i dominati, che sono un universo oltremodo composito, si accampano ove possono. Si difendono dal potere e lottano per il potere da luoghi convenzionalmente situati in basso o all’esterno. Istituiscono enclaves, talora provvisorie, altre volte durevoli. A volte progressive, ma a volte pure regressive. Se spesso insorgono nuove forme di socialità, in altri casi si consumano quelle già esistenti. In ogni caso, le forme di azione politica e di resistenza al potere, tanto dello Stato, quanto del mercato, sono meritevoli di osservazione, documentazione e, se possibile, interpretazione. Questo numero non propone racconti edificanti. Non c’è una società buona in lotta contro la politica cattiva. O viceversa. Società e politica sono plurali e, in un mondo diventato diffusamente instabile, reagiscono e interagiscono in molti modi. Parlando di «contro-politiche» abbiamo inteso sottolineare un aspetto specifico delle vicende raccontate in questo numero: non si tratta solo di forme di opposizione alle azioni di governo condotte dalle autorità politiche ufficiali, di manifestazioni di protesta, di tentativi di contrastare o di deviare quelle azioni. Non è solo contro-politica. Sono anche forme di controgoverno, veri e propri tentativi, non necessariamente consapevoli, dei governati di elaborare autonomamente contromisure di governo, di farsi governo essi stessi. Storicamente non è una novità. La storia del movimento operaio, ad esempio, è stata per lungo tempo una storia di contro-policies (oltre che di contro-politics e perfino di contro-polity). Da quando questa storia si è esaurita, avevamo perso di vista questa possibilità. Che è alfine ricomparsa.
2024
Contropolitiche / Bono, Irene; Brancaccio, Luciano; Mastropaolo, Alfio; Mete, Vittorio; Tuorto, Dario. - In: MERIDIANA. - ISSN 0394-4115. - 109:(2024).
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/963137
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact