Il titolo del mio contributo è Farmacopoetica vichiana: con questa espressione intendo riferirmi all’uso “terapeutico” che la lettura di Vico ha avuto sull’estetica di Benedetto Croce e che ho già analizzato in altri miei precedenti lavori [Peluso 2017, 2019, 2022a e 2022b]. In particolare prenderò in considerazione gli anni che vanno dal 1900 al 1902: sono gli anni delle anticipazioni e dell’uscita di quella che viene definita la Grande Estetica, e cioè l’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale. Il mio intento è far emergere la forte influenza teoretica esercitata da Vico nella formulazione dell’Estetica del 1902: questa influenza è documentata esplicitamente nella parte storica del trattato, nella quale rifluisce un lungo articolo pubblicato nel 1901 sulla rivista napoletana «Flegrea» e intitolato Giambattista Vico primo scopritore dell’estetica. Qui tuttavia vengono gettate le premesse anche per la tesi fondamentale della parte teorica, che prevede il riconoscimento della natura dell’arte fondata sul concetto di intuizione: il principale antecedente teorico dell’intuizione crociana è costituito, infatti, dalla fantasia vichiana. Per Croce, il ritrovamento dell’organo estetico pone la Scienza nuova di Vico sotto il segno dell’estetica, più che della filosofia della storia: così Vico risulta essere il “terapeuta” principale di una serie di errori e distorsioni estetiche a lui sia anteriori che posteriori. In questo senso la sua “nuova scienza estetica” svolge la funzione di “farmacopoetica” nell’elaborazione dell’Estetica crociana.

Farmacopoetica vichiana / Peluso, R. - (2024), pp. 269-280.

Farmacopoetica vichiana

Peluso, R
2024

Abstract

Il titolo del mio contributo è Farmacopoetica vichiana: con questa espressione intendo riferirmi all’uso “terapeutico” che la lettura di Vico ha avuto sull’estetica di Benedetto Croce e che ho già analizzato in altri miei precedenti lavori [Peluso 2017, 2019, 2022a e 2022b]. In particolare prenderò in considerazione gli anni che vanno dal 1900 al 1902: sono gli anni delle anticipazioni e dell’uscita di quella che viene definita la Grande Estetica, e cioè l’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale. Il mio intento è far emergere la forte influenza teoretica esercitata da Vico nella formulazione dell’Estetica del 1902: questa influenza è documentata esplicitamente nella parte storica del trattato, nella quale rifluisce un lungo articolo pubblicato nel 1901 sulla rivista napoletana «Flegrea» e intitolato Giambattista Vico primo scopritore dell’estetica. Qui tuttavia vengono gettate le premesse anche per la tesi fondamentale della parte teorica, che prevede il riconoscimento della natura dell’arte fondata sul concetto di intuizione: il principale antecedente teorico dell’intuizione crociana è costituito, infatti, dalla fantasia vichiana. Per Croce, il ritrovamento dell’organo estetico pone la Scienza nuova di Vico sotto il segno dell’estetica, più che della filosofia della storia: così Vico risulta essere il “terapeuta” principale di una serie di errori e distorsioni estetiche a lui sia anteriori che posteriori. In questo senso la sua “nuova scienza estetica” svolge la funzione di “farmacopoetica” nell’elaborazione dell’Estetica crociana.
2024
979-12-218-1246-6
Farmacopoetica vichiana / Peluso, R. - (2024), pp. 269-280.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/962443
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact