Tenuto conto dei tre livelli di protezione della libertà di manifestazione del pensiero garantiti dagli artt. 21 e 15 Cost., è indagato il fenomeno della moderazione dei contenuti da parte delle piattaforme e dei limiti di compatibilità con la libertà di pensiero in un contesto caratterizzato dall’egemonia dei nuovi media interattivi, non più unidirezionali. La lettura del fenomeno offerta da autorevole dottrina civilista in chiave contrattuale, con la riaffermazione della centralità dei controlli di liceità, meritevolezza e vessatorietà, deve tener conto della “rilevanza pubblica di tali rapporti privatistici” in considerazione della creazione di uno spazio comunicativo che, come tale, fa sorgere doveri a carico dei Big tech, ma non financo a rendere ciascun utente terzo quale destinatario di vincoli contrattuali a suo favore. Nella prospettiva di un’applicazione diretta dei principi costituzionali ed eurounitari, si condivide la soluzione – in critica alla Corte di Cassazione – dell’assimilazione alla stampa anche dei fenomeni comunicativi “al pubblico” (quali forum, blog, pagine social) la quale consente l’applicazione del divieto di censura anche alle piattaforme quali nuovi media pur lasciando aperto l’interrogativo sull’operatività di ulteriori disposizioni in materia di editoria e più in generale sui mass media.
Il fenomeno della moderazione dei contenuti da parte delle piattaforme e dei limiti di compatibilità con la libertà di manifestazione del pensiero / Perlingieri, Carolina. - (2024). ( I diritti nelle piattaforme Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Napoli Federico II 14 maggio 2024).
Il fenomeno della moderazione dei contenuti da parte delle piattaforme e dei limiti di compatibilità con la libertà di manifestazione del pensiero
Carolina Perlingieri
2024
Abstract
Tenuto conto dei tre livelli di protezione della libertà di manifestazione del pensiero garantiti dagli artt. 21 e 15 Cost., è indagato il fenomeno della moderazione dei contenuti da parte delle piattaforme e dei limiti di compatibilità con la libertà di pensiero in un contesto caratterizzato dall’egemonia dei nuovi media interattivi, non più unidirezionali. La lettura del fenomeno offerta da autorevole dottrina civilista in chiave contrattuale, con la riaffermazione della centralità dei controlli di liceità, meritevolezza e vessatorietà, deve tener conto della “rilevanza pubblica di tali rapporti privatistici” in considerazione della creazione di uno spazio comunicativo che, come tale, fa sorgere doveri a carico dei Big tech, ma non financo a rendere ciascun utente terzo quale destinatario di vincoli contrattuali a suo favore. Nella prospettiva di un’applicazione diretta dei principi costituzionali ed eurounitari, si condivide la soluzione – in critica alla Corte di Cassazione – dell’assimilazione alla stampa anche dei fenomeni comunicativi “al pubblico” (quali forum, blog, pagine social) la quale consente l’applicazione del divieto di censura anche alle piattaforme quali nuovi media pur lasciando aperto l’interrogativo sull’operatività di ulteriori disposizioni in materia di editoria e più in generale sui mass media.| File | Dimensione | Formato | |
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