Tra le sfide attuali con le quali il restauro è chiamato oggi a confrontarsi vi sono quelle volte al miglioramento dell’inclusività e dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio culturale. Richiamando i concetti di heritage communities e inclusive societies, la Convenzione di Faro (2005) e, per l’Italia, innanzitutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, puntano sull’opportunità di ampliare la partecipazione ‘democratica’ della comunità, quale strumento per rafforzarne l’identità culturale. In questa prospettiva, il tema dell’inclusione si lega anche alla sperimentazione di azioni dirette e indirette tese all’ampliamento della fruizione del patrimonio costruito, in termini sia fisici che percettivi, che conducono alla scelta di soluzioni differenziate in relazione alle modalità e alla ‘consistenza’ – tangibile ovvero immateriale – dell’intervento sulla preesistenza e alla specificità dei contenuti da comunicare (per esempio, parti non più esistenti o per loro natura inaccessibili o invisibili, quali tecniche costruttive, tracce di restauri pregressi, ecc.). Ciò sempre assicurando un compromesso tra l’esigenza culturale della conservazione e l’opportunità ‘sociale’ della rivelazione, evitando, quindi, che scelte ‘rivelative’ – anche se in chiave digitale – compromettano la percezione dell’autenticità materico-costruttiva, formale o figurale dell’architettura storica. Partendo da tali presupposti, il contributo intende presentare una lettura critica di tali tematiche anche attraverso l’interpretazione di alcune esperienze recenti di restauro che appaiono fornire soluzioni differenziate sul piano operativo rispetto al tema della rivelazione di strutture non visibili, individuate nell’ambito del cantiere della conoscenza. I casi indagati, in particolare, rappresentano una esemplificazione degli esiti di processi virtuosi nei quali la conoscenza ha assunto un ruolo centrale, orientando le scelte conservative e consentendo, allo stesso tempo, di calibrare le modalità di condivisione dei contenuti culturali, in un’ottica tesa, anzitutto, alla protezione del patrimonio architettonico nella complessità dei suoi valori.
Rivelare l’invisibile: dal cantiere della conoscenza a una fruizione inclusiva. Riflessioni a partire da esperienze recenti di restauro / Pollone, S.. - VI:(2023), pp. 1176-1183.
Rivelare l’invisibile: dal cantiere della conoscenza a una fruizione inclusiva. Riflessioni a partire da esperienze recenti di restauro
stefania pollone
2023
Abstract
Tra le sfide attuali con le quali il restauro è chiamato oggi a confrontarsi vi sono quelle volte al miglioramento dell’inclusività e dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio culturale. Richiamando i concetti di heritage communities e inclusive societies, la Convenzione di Faro (2005) e, per l’Italia, innanzitutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, puntano sull’opportunità di ampliare la partecipazione ‘democratica’ della comunità, quale strumento per rafforzarne l’identità culturale. In questa prospettiva, il tema dell’inclusione si lega anche alla sperimentazione di azioni dirette e indirette tese all’ampliamento della fruizione del patrimonio costruito, in termini sia fisici che percettivi, che conducono alla scelta di soluzioni differenziate in relazione alle modalità e alla ‘consistenza’ – tangibile ovvero immateriale – dell’intervento sulla preesistenza e alla specificità dei contenuti da comunicare (per esempio, parti non più esistenti o per loro natura inaccessibili o invisibili, quali tecniche costruttive, tracce di restauri pregressi, ecc.). Ciò sempre assicurando un compromesso tra l’esigenza culturale della conservazione e l’opportunità ‘sociale’ della rivelazione, evitando, quindi, che scelte ‘rivelative’ – anche se in chiave digitale – compromettano la percezione dell’autenticità materico-costruttiva, formale o figurale dell’architettura storica. Partendo da tali presupposti, il contributo intende presentare una lettura critica di tali tematiche anche attraverso l’interpretazione di alcune esperienze recenti di restauro che appaiono fornire soluzioni differenziate sul piano operativo rispetto al tema della rivelazione di strutture non visibili, individuate nell’ambito del cantiere della conoscenza. I casi indagati, in particolare, rappresentano una esemplificazione degli esiti di processi virtuosi nei quali la conoscenza ha assunto un ruolo centrale, orientando le scelte conservative e consentendo, allo stesso tempo, di calibrare le modalità di condivisione dei contenuti culturali, in un’ottica tesa, anzitutto, alla protezione del patrimonio architettonico nella complessità dei suoi valori.| File | Dimensione | Formato | |
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