Il lavoro di esplora il concetto di emergenza ambientale, distinguendolo da quelli di crisi e rischio. Si evidenzia come le emergenze ambientali, spesso prevedibili, derivino da disastri ecologici e catastrofi naturali, richiedendo interventi straordinari e urgenti. La riflessione parte dalla delimitazione lessicale del termine "emergenza", che evoca scenari di grave difficoltà e pericolo, caratterizzati da imprevedibilità e transitorietà. Tuttavia, nel contesto ambientale, molti eventi disastrosi sono prevedibili e dovrebbero essere gestiti come crisi, richiedendo interventi di prevenzione e mitigazione del rischio. Il dissesto idrogeologico è presentato come emblema dell'emergenza ambientale prevedibile. Nel lavoro si evidenzia come le devastazioni idrogeologiche, causate da azioni antropiche e cambiamenti climatici, rappresentino un grave problema per l'Italia, con un alto numero di vittime e danni significativi. La complessità geomorfologica del territorio italiano, unita a una regolamentazione frammentata e competenze distribuite tra vari enti, rende difficile la gestione efficace del rischio idrogeologico portando spesso a interventi di tipo emergenziale piuttosto che strutturale. La prevenzione e la pianificazione sono identificate come strumenti chiave per affrontare il dissesto idrogeologico. La legge 183 del 1989 ha introdotto i Piani di bacino, strumenti di pianificazione territoriale volti a conservare, difendere e valorizzare il suolo e le risorse idriche. Tuttavia, l'implementazione di questi piani è stata ostacolata da conflitti tra pianificazione idrogeologica e urbanistica comunale, nonché da continui adattamenti legislativi che hanno complicato ulteriormente il quadro normativo. Le Autorità di bacino, istituite per gestire i Piani di bacino, hanno subito numerose riorganizzazioni, culminate nella creazione delle Autorità di bacino distrettuali nel 2017. Queste autorità sono responsabili anche della redazione dei Piani di Gestione del Rischio Alluvioni, che prevedono misure di prevenzione, protezione e preparazione per gestire il rischio di alluvioni. Tuttavia, la confusione delle competenze e la mancanza di risorse adeguate hanno limitato l'efficacia di questi strumenti. Il lavoro evidenzia come la gestione del dissesto idrogeologico in Italia sia ancora caratterizzata da un approccio emergenziale, con frequente ricorso a poteri straordinari e derogatori. Nonostante gli sforzi per migliorare la prevenzione e la pianificazione, la capacità amministrativa ordinaria rimane debole, e le misure di semplificazione e accelerazione previste dal PNRR rischiano di dequotare ulteriormente le competenze delle amministrazioni locali. In conclusione, si sottolinea la necessità di rafforzare la capacità amministrativa ordinaria e di migliorare il coordinamento tra i vari livelli di governo per affrontare efficacemente le crisi ambientali. La distinzione tra fase emergenziale e fase di ricostruzione, proposta nel disegno di legge quadro "ricostruzione", rappresenta un passo avanti, ma è essenziale che le competenze specifiche siano esercitate dagli organi titolari in modo ordinario e non straordinario. Solo così sarà possibile superare l'ossimoro dell'"emergenza prevedibile" e garantire una gestione sostenibile ed efficace del territorio.
Il dissesto ideologico tra emergenze reali e “pretestuose” / Di Fiore, Giuliana. - I:(2023), pp. 209-228.
Il dissesto ideologico tra emergenze reali e “pretestuose”
Giuliana Di Fiore
2023
Abstract
Il lavoro di esplora il concetto di emergenza ambientale, distinguendolo da quelli di crisi e rischio. Si evidenzia come le emergenze ambientali, spesso prevedibili, derivino da disastri ecologici e catastrofi naturali, richiedendo interventi straordinari e urgenti. La riflessione parte dalla delimitazione lessicale del termine "emergenza", che evoca scenari di grave difficoltà e pericolo, caratterizzati da imprevedibilità e transitorietà. Tuttavia, nel contesto ambientale, molti eventi disastrosi sono prevedibili e dovrebbero essere gestiti come crisi, richiedendo interventi di prevenzione e mitigazione del rischio. Il dissesto idrogeologico è presentato come emblema dell'emergenza ambientale prevedibile. Nel lavoro si evidenzia come le devastazioni idrogeologiche, causate da azioni antropiche e cambiamenti climatici, rappresentino un grave problema per l'Italia, con un alto numero di vittime e danni significativi. La complessità geomorfologica del territorio italiano, unita a una regolamentazione frammentata e competenze distribuite tra vari enti, rende difficile la gestione efficace del rischio idrogeologico portando spesso a interventi di tipo emergenziale piuttosto che strutturale. La prevenzione e la pianificazione sono identificate come strumenti chiave per affrontare il dissesto idrogeologico. La legge 183 del 1989 ha introdotto i Piani di bacino, strumenti di pianificazione territoriale volti a conservare, difendere e valorizzare il suolo e le risorse idriche. Tuttavia, l'implementazione di questi piani è stata ostacolata da conflitti tra pianificazione idrogeologica e urbanistica comunale, nonché da continui adattamenti legislativi che hanno complicato ulteriormente il quadro normativo. Le Autorità di bacino, istituite per gestire i Piani di bacino, hanno subito numerose riorganizzazioni, culminate nella creazione delle Autorità di bacino distrettuali nel 2017. Queste autorità sono responsabili anche della redazione dei Piani di Gestione del Rischio Alluvioni, che prevedono misure di prevenzione, protezione e preparazione per gestire il rischio di alluvioni. Tuttavia, la confusione delle competenze e la mancanza di risorse adeguate hanno limitato l'efficacia di questi strumenti. Il lavoro evidenzia come la gestione del dissesto idrogeologico in Italia sia ancora caratterizzata da un approccio emergenziale, con frequente ricorso a poteri straordinari e derogatori. Nonostante gli sforzi per migliorare la prevenzione e la pianificazione, la capacità amministrativa ordinaria rimane debole, e le misure di semplificazione e accelerazione previste dal PNRR rischiano di dequotare ulteriormente le competenze delle amministrazioni locali. In conclusione, si sottolinea la necessità di rafforzare la capacità amministrativa ordinaria e di migliorare il coordinamento tra i vari livelli di governo per affrontare efficacemente le crisi ambientali. La distinzione tra fase emergenziale e fase di ricostruzione, proposta nel disegno di legge quadro "ricostruzione", rappresenta un passo avanti, ma è essenziale che le competenze specifiche siano esercitate dagli organi titolari in modo ordinario e non straordinario. Solo così sarà possibile superare l'ossimoro dell'"emergenza prevedibile" e garantire una gestione sostenibile ed efficace del territorio.| File | Dimensione | Formato | |
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