Il lavoro affronta il complesso tema delle concessioni demaniali balneari in Italia, analizzando le problematiche giuridiche, economiche e ambientali legate alla gestione delle coste. La linea di costa, che rappresenta il 13% del territorio nazionale e si estende per circa 8000 km, è un'area di grande interesse pubblico e privato, con molteplici usi e conflitti di competenza tra vari livelli di governo. Le spiagge e la linea di costa, infatti, rappresentano sempre più un luogo di interazione e conflitto di interessi diversi, e non sempre conciliabili: da quelli ambientali (legati all’equilibrio dell’ecosistema e alla fragilità degli habitat), alle problematiche urbanistiche; da quelli legati al turismo, alle attività commerciali, alla sicurezza degli impianti spesso sensibili (porti, impianti energetici) fino ai luoghi di sbarchi di migranti con necessità di attivazione di presidi di accoglienza, tutti declinati alla luce delle istanze di tutela, sicurezza e soprattutto di sviluppo economico. Ed è proprio in relazione alle attività economiche connesse alle finalità turistico ricreative, che il tradizionale impianto legislativo nazionale legato alla demanialità delle coste ed al conseguente regime concessorio, impatta sulla direttiva Bolkestein tesa a implementare un regime di parità ed eguaglianza e libera concorrenza, prevedendo regole di affidamento con gara anche nel caso delle concessioni in oggetto. Tuttavia, il legislatore italiano ha spesso prorogato automaticamente le concessioni esistenti, creando tensioni con la normativa comunitaria e portando all'apertura di procedure di infrazione da parte della Commissione Europea. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente complicato la situazione, con il governo italiano che ha adottato misure emergenziali per prorogare le concessioni in scadenza, al fine di sostenere il settore turistico. Tuttavia, la Commissione Europea ha contestato tali proroghe, ritenendole incompatibili con il diritto UE. Il Consiglio di Stato, con le sentenze nn. 17 e 18 dell'Adunanza Plenaria del novembre 2021, ha ribadito l'obbligo per le amministrazioni italiane di disapplicare la normativa nazionale in contrasto con la direttiva Bolkestein e di avviare procedure di gara per l'assegnazione delle concessioni entro il 31 dicembre 2023. La legge 5 agosto 2022, n. 118, ha stabilito poi, che le concessioni balneari in essere sono valide fino a tale data, prevedendo la possibilità di proroghe fino al 31 dicembre 2024 in caso di difficoltà oggettive, delegando al governo una profonda riforma del settore La riforma dovrà tenere conto di criteri di ecosostenibilità, accessibilità e valorizzazione delle specificità territoriali, garantendo al contempo la concorrenza e la trasparenza. La creazione di un sistema informativo per la rilevazione delle concessioni e la mappatura delle aree costiere potrebbe contribuire a una gestione più equilibrata e sostenibile delle risorse demaniali. In conclusione, il lavoro evidenzia la necessità di una trasformazione organica e coerente del sistema delle concessioni balneari, che concili gli interessi economici, la necessaria tutela della concorrenza e del mercato con una risorsa naturale, quella appunto costiera, fragile e degradata, aderendo ad un’ottica non solo economicamente utilitaristica ma piuttosto di salvaguardia e tutela delle coste e degli ambienti naturalistici nelle quali le concessioni in oggetto si inseriscono.

IL “CASO” DELLE CONCESSIONI DEMANIALI BALNEARI / Di Fiore, Giuliana. - I:(2022), pp. 281-306.

IL “CASO” DELLE CONCESSIONI DEMANIALI BALNEARI

Giuliana Di Fiore
2022

Abstract

Il lavoro affronta il complesso tema delle concessioni demaniali balneari in Italia, analizzando le problematiche giuridiche, economiche e ambientali legate alla gestione delle coste. La linea di costa, che rappresenta il 13% del territorio nazionale e si estende per circa 8000 km, è un'area di grande interesse pubblico e privato, con molteplici usi e conflitti di competenza tra vari livelli di governo. Le spiagge e la linea di costa, infatti, rappresentano sempre più un luogo di interazione e conflitto di interessi diversi, e non sempre conciliabili: da quelli ambientali (legati all’equilibrio dell’ecosistema e alla fragilità degli habitat), alle problematiche urbanistiche; da quelli legati al turismo, alle attività commerciali, alla sicurezza degli impianti spesso sensibili (porti, impianti energetici) fino ai luoghi di sbarchi di migranti con necessità di attivazione di presidi di accoglienza, tutti declinati alla luce delle istanze di tutela, sicurezza e soprattutto di sviluppo economico. Ed è proprio in relazione alle attività economiche connesse alle finalità turistico ricreative, che il tradizionale impianto legislativo nazionale legato alla demanialità delle coste ed al conseguente regime concessorio, impatta sulla direttiva Bolkestein tesa a implementare un regime di parità ed eguaglianza e libera concorrenza, prevedendo regole di affidamento con gara anche nel caso delle concessioni in oggetto. Tuttavia, il legislatore italiano ha spesso prorogato automaticamente le concessioni esistenti, creando tensioni con la normativa comunitaria e portando all'apertura di procedure di infrazione da parte della Commissione Europea. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente complicato la situazione, con il governo italiano che ha adottato misure emergenziali per prorogare le concessioni in scadenza, al fine di sostenere il settore turistico. Tuttavia, la Commissione Europea ha contestato tali proroghe, ritenendole incompatibili con il diritto UE. Il Consiglio di Stato, con le sentenze nn. 17 e 18 dell'Adunanza Plenaria del novembre 2021, ha ribadito l'obbligo per le amministrazioni italiane di disapplicare la normativa nazionale in contrasto con la direttiva Bolkestein e di avviare procedure di gara per l'assegnazione delle concessioni entro il 31 dicembre 2023. La legge 5 agosto 2022, n. 118, ha stabilito poi, che le concessioni balneari in essere sono valide fino a tale data, prevedendo la possibilità di proroghe fino al 31 dicembre 2024 in caso di difficoltà oggettive, delegando al governo una profonda riforma del settore La riforma dovrà tenere conto di criteri di ecosostenibilità, accessibilità e valorizzazione delle specificità territoriali, garantendo al contempo la concorrenza e la trasparenza. La creazione di un sistema informativo per la rilevazione delle concessioni e la mappatura delle aree costiere potrebbe contribuire a una gestione più equilibrata e sostenibile delle risorse demaniali. In conclusione, il lavoro evidenzia la necessità di una trasformazione organica e coerente del sistema delle concessioni balneari, che concili gli interessi economici, la necessaria tutela della concorrenza e del mercato con una risorsa naturale, quella appunto costiera, fragile e degradata, aderendo ad un’ottica non solo economicamente utilitaristica ma piuttosto di salvaguardia e tutela delle coste e degli ambienti naturalistici nelle quali le concessioni in oggetto si inseriscono.
2022
979-12-5976-440-9
IL “CASO” DELLE CONCESSIONI DEMANIALI BALNEARI / Di Fiore, Giuliana. - I:(2022), pp. 281-306.
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