I quartieri nati dopo il sisma del 1980 con il Programma Straordinario di Edilizia Residenziale, segnano un particolare momento storico della trasformazione delle periferie. Si attiva, nell’emergenza, un processo esteso di ricostruzione grazie al quale, in brevissimo tempo, si realizzano ex novo, oltre a interventi di recupero e di riqualificazione, interi quartieri di residenza popolare per il re-insediamento dei senzatetto. I progetti vengono affidati a molti illustri architetti napoletani che si trovano ad affrontare una sfida di non poca responsabilità: mediare le scelte tecniche imposte con la necessità di creare un valido ponte tra estetica e tecnologia, storia individuale e storia collettiva e di adottare soluzioni con caratteristiche di qualità non soltanto materialmente meccaniche, ma culturalmente ed esteticamente espressive. Sono infatti evidenti in molti casi i tentativi di superare i limiti di quelle tecnologie più ‘mortificanti’ come i coffrage tunnel. A conclusione del lungo ciclo di vita del parco abitativo del PSER, che richiede oggi importanti interventi di adeguamento socio-tecnico, sembra necessario provare a ri-vedere quella matrice, decostruirne la sua complessità, verificarne il potenziale trasformativo: un potenziale probabilmente scritto nel concetto di residenza sociale industrializzata che fu alla base di quel processo che, più o meno consapevolmente, ci consegna ‘macchine imperfette’: imperfette perché, pur obbedienti alle regole dell’industria e costrette nella rigidezza del modulo-misura, trovano nella concezione sistemica, e dunque nella co-esistenza delle parti, il loro potenziale trasformativo.
PSER. Un programma aperto al futuro dell'abitare / Falotico, Antonella. - (2023), pp. 152-157.
PSER. Un programma aperto al futuro dell'abitare
Antonella Falotico
2023
Abstract
I quartieri nati dopo il sisma del 1980 con il Programma Straordinario di Edilizia Residenziale, segnano un particolare momento storico della trasformazione delle periferie. Si attiva, nell’emergenza, un processo esteso di ricostruzione grazie al quale, in brevissimo tempo, si realizzano ex novo, oltre a interventi di recupero e di riqualificazione, interi quartieri di residenza popolare per il re-insediamento dei senzatetto. I progetti vengono affidati a molti illustri architetti napoletani che si trovano ad affrontare una sfida di non poca responsabilità: mediare le scelte tecniche imposte con la necessità di creare un valido ponte tra estetica e tecnologia, storia individuale e storia collettiva e di adottare soluzioni con caratteristiche di qualità non soltanto materialmente meccaniche, ma culturalmente ed esteticamente espressive. Sono infatti evidenti in molti casi i tentativi di superare i limiti di quelle tecnologie più ‘mortificanti’ come i coffrage tunnel. A conclusione del lungo ciclo di vita del parco abitativo del PSER, che richiede oggi importanti interventi di adeguamento socio-tecnico, sembra necessario provare a ri-vedere quella matrice, decostruirne la sua complessità, verificarne il potenziale trasformativo: un potenziale probabilmente scritto nel concetto di residenza sociale industrializzata che fu alla base di quel processo che, più o meno consapevolmente, ci consegna ‘macchine imperfette’: imperfette perché, pur obbedienti alle regole dell’industria e costrette nella rigidezza del modulo-misura, trovano nella concezione sistemica, e dunque nella co-esistenza delle parti, il loro potenziale trasformativo.| File | Dimensione | Formato | |
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