Nella Premessa alla raccolta di “esercizi politici” intitolata "Between Past and Future", Arendt si riferisce alla letteratura di Franz Kafka. Sostiene precisamente la tesi che, in tutta la produzione dello scrittore praghese, dagli apologhi ai romanzi, sia mostrata una forma di letteratura che delinea “paesaggi mentali”: più propriamente, che siano esibiti, per immagini, “processi” che diversamente la mente riuscirebbe a rappresentare e a comunicare. Sembrerebbe che Arendt attribuisca alla letteratura kafkiana, ma non solo, una specifica funzione “ipotipotica”: la capacità, cioè, di offrire un veicolo intuitivo e sensibile a esperienze, concetti e idee altrimenti irrappresentabili. In questo singolare uso teoretico della letteratura, è probabile che Arendt si riferisca implicitamente alla funzione che Kant, nel § 59 della "Kritik der Urteilskraft", attribuisce all’ipotiposi simbolica. Il paragrafo citato, così come tutta l’ultima Critica kantiana, è stata oggetto di forte interesse da parte della pensatrice, che in essa scorgeva una «dissimulata critica della ragione politica». Mettendo da parte però la lettura più propriamente filosofico-politica dell’opera kantiana, la proposta che si presenta intende invece insistere sull’uso del “simbolo”, dell’“analogia”, dell’“immaginazione” e dell’“esempio” in funzione teoretica. Non si tratta di una funzione esornativa e meramente cooperativa della letteratura al servizio del pensiero, quanto piuttosto di scorgere nei paesaggi e nei processi della mente, custoditi nella grande letteratura europea, delle autentiche “immagini di pensiero” attraverso cui il pensiero stesso, la sua vita mentale, acquisisce consistenza e realtà. Su questo principale fondamento teorico verranno inoltre analizzati altri usi teoretici che Arendt stessa ha fatto della letteratura: accanto a Kafka, si possono citare i casi di Conrad e Kipling, Melville e Dostoevskij, che vengono impiegati nelle grandi opere politiche sul totalitarismo e sulla rivoluzione per “esemplificare” esperienze storiche molto precise eppure, al tempo stesso, gravate da una pesante componente di indefinibilità: lasciarle passare attraverso il filtro della letteratura e da essa farle purificare dal residuo di storicità che le rende concettualmente ambigue significa poter fornire di queste esperienze un’immagine non particolaristica né intima quanto esposte a un alto potenziale di universalità. Non verranno trascurati nemmeno i raffinati profili arendtiani di scrittrici e scrittori: dalla Blixen alla Sarraute, da Broch a Brecht, per risalire a Lessing, a Dante, a Virgilio, fino a Omero, nelle cui letture Arendt mostra di applicare in concreto questa singolare funzione “ipotipotica” della letteratura nella costruzione del pensiero.
Denkbilder/Immagini di pensiero. Hannah Arendt e la letteratura / Peluso, R. - (2023). ( Pensare con la letteratura. Temi e modelli della filosofia della letteratura in prospettiva teoretica Università di Chieti G. D'Annunzio 12-14 ottobre 2023).
Denkbilder/Immagini di pensiero. Hannah Arendt e la letteratura
Peluso, R
2023
Abstract
Nella Premessa alla raccolta di “esercizi politici” intitolata "Between Past and Future", Arendt si riferisce alla letteratura di Franz Kafka. Sostiene precisamente la tesi che, in tutta la produzione dello scrittore praghese, dagli apologhi ai romanzi, sia mostrata una forma di letteratura che delinea “paesaggi mentali”: più propriamente, che siano esibiti, per immagini, “processi” che diversamente la mente riuscirebbe a rappresentare e a comunicare. Sembrerebbe che Arendt attribuisca alla letteratura kafkiana, ma non solo, una specifica funzione “ipotipotica”: la capacità, cioè, di offrire un veicolo intuitivo e sensibile a esperienze, concetti e idee altrimenti irrappresentabili. In questo singolare uso teoretico della letteratura, è probabile che Arendt si riferisca implicitamente alla funzione che Kant, nel § 59 della "Kritik der Urteilskraft", attribuisce all’ipotiposi simbolica. Il paragrafo citato, così come tutta l’ultima Critica kantiana, è stata oggetto di forte interesse da parte della pensatrice, che in essa scorgeva una «dissimulata critica della ragione politica». Mettendo da parte però la lettura più propriamente filosofico-politica dell’opera kantiana, la proposta che si presenta intende invece insistere sull’uso del “simbolo”, dell’“analogia”, dell’“immaginazione” e dell’“esempio” in funzione teoretica. Non si tratta di una funzione esornativa e meramente cooperativa della letteratura al servizio del pensiero, quanto piuttosto di scorgere nei paesaggi e nei processi della mente, custoditi nella grande letteratura europea, delle autentiche “immagini di pensiero” attraverso cui il pensiero stesso, la sua vita mentale, acquisisce consistenza e realtà. Su questo principale fondamento teorico verranno inoltre analizzati altri usi teoretici che Arendt stessa ha fatto della letteratura: accanto a Kafka, si possono citare i casi di Conrad e Kipling, Melville e Dostoevskij, che vengono impiegati nelle grandi opere politiche sul totalitarismo e sulla rivoluzione per “esemplificare” esperienze storiche molto precise eppure, al tempo stesso, gravate da una pesante componente di indefinibilità: lasciarle passare attraverso il filtro della letteratura e da essa farle purificare dal residuo di storicità che le rende concettualmente ambigue significa poter fornire di queste esperienze un’immagine non particolaristica né intima quanto esposte a un alto potenziale di universalità. Non verranno trascurati nemmeno i raffinati profili arendtiani di scrittrici e scrittori: dalla Blixen alla Sarraute, da Broch a Brecht, per risalire a Lessing, a Dante, a Virgilio, fino a Omero, nelle cui letture Arendt mostra di applicare in concreto questa singolare funzione “ipotipotica” della letteratura nella costruzione del pensiero.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


