Assumendo il punto di vista di J. Tronto che la cura sia “una specie di attività che include tutto ciò che facciamo per mantenere, continuare e riparare il nostro mondo in modo da poterci vivere nel modo migliore possibile” (Confini Morali,p.118); il saggio si inserisce in una linea di ricerca che sviluppa la nozione di cura come un’attività politica democratica, che riconosce la vulnerabilità e l’interdipendenza degli umani, sottolineando responsabilità e sollecitudine, con riguardo alle vite e all’ambiente, nella valorizzazione del confronto. Tale assunto stride però con la misura di realtà dei tempi oscuri dell’oggi, abitato dal molteplice sì, ma incarnato in diverse forme di denegazione dell’umano. Esso raccoglie, allora, la sfida di una riflessione che argini la pensabilità di folle di diseredati. Le teorie della cura forniscono un orizzonte relazionale nel quale ripensare le categorie fondamentali e riappropriarsi di una dimensione antropologica. H. Arendt, dal canto suo, la riconduce all’unicità della nascita, facendola coincidere con la fonte della libertà . La nascita è l’evento che ha la forza di impedire lo scadimento degli ideali democratici, opponendo pluralità a pluralismo e generalizzazione. Ne L’umanità nei tempi oscuri. Riflessioni su Lessing (1959), Arendt evoca una nozione antropologica di totalitarismo e prende le mosse da una nozione relazionale, riferendosi al “mondo” come a quella cosa che sorge tra le persone e in cui si palesa la specificità di ogni individuo . Nel riflettere sull’ideale lessinghiano di amicizia politica, Arendt si sofferma sulla rilevanza politica di solidarietà, compassione e fraternità, alla ricerca di risposte che impediscano a un’univoca concezione del mondo e dell’umano di imporsi nuovamente come visione totale della realtà , legittimando subumanità e morte. È interessante interrogarsi circa una possibile contaminazione con le teorie della cura, a sostegno della pluralità dell’umano e di prospettive democratiche. Care prende la forma metaforica di una postura rivolta all’altro, tale da travalicare l’empatia istintuale o culturale. Ci si chiede se tale inclinazione possa proporsi come il movimento interiore contrario alla fuga dal mondo; come uno sguardo fisso sullo spazio politico del dialogo. Ci si chiede, inoltre, se l’assunzione della categoria della cura quale prospettiva politica possa impedire che si corroborino condizioni politiche, economiche, antropologiche atte a produrre scarti umani.

Oltre l'amicizia e la compassione. riflessioni sulla disumanità e sulla cura a partire da una traccia di Hannah Arendt / Cuomo, Elena. - (2022), pp. 167-189.

Oltre l'amicizia e la compassione. riflessioni sulla disumanità e sulla cura a partire da una traccia di Hannah Arendt

Elena Cuomo
2022

Abstract

Assumendo il punto di vista di J. Tronto che la cura sia “una specie di attività che include tutto ciò che facciamo per mantenere, continuare e riparare il nostro mondo in modo da poterci vivere nel modo migliore possibile” (Confini Morali,p.118); il saggio si inserisce in una linea di ricerca che sviluppa la nozione di cura come un’attività politica democratica, che riconosce la vulnerabilità e l’interdipendenza degli umani, sottolineando responsabilità e sollecitudine, con riguardo alle vite e all’ambiente, nella valorizzazione del confronto. Tale assunto stride però con la misura di realtà dei tempi oscuri dell’oggi, abitato dal molteplice sì, ma incarnato in diverse forme di denegazione dell’umano. Esso raccoglie, allora, la sfida di una riflessione che argini la pensabilità di folle di diseredati. Le teorie della cura forniscono un orizzonte relazionale nel quale ripensare le categorie fondamentali e riappropriarsi di una dimensione antropologica. H. Arendt, dal canto suo, la riconduce all’unicità della nascita, facendola coincidere con la fonte della libertà . La nascita è l’evento che ha la forza di impedire lo scadimento degli ideali democratici, opponendo pluralità a pluralismo e generalizzazione. Ne L’umanità nei tempi oscuri. Riflessioni su Lessing (1959), Arendt evoca una nozione antropologica di totalitarismo e prende le mosse da una nozione relazionale, riferendosi al “mondo” come a quella cosa che sorge tra le persone e in cui si palesa la specificità di ogni individuo . Nel riflettere sull’ideale lessinghiano di amicizia politica, Arendt si sofferma sulla rilevanza politica di solidarietà, compassione e fraternità, alla ricerca di risposte che impediscano a un’univoca concezione del mondo e dell’umano di imporsi nuovamente come visione totale della realtà , legittimando subumanità e morte. È interessante interrogarsi circa una possibile contaminazione con le teorie della cura, a sostegno della pluralità dell’umano e di prospettive democratiche. Care prende la forma metaforica di una postura rivolta all’altro, tale da travalicare l’empatia istintuale o culturale. Ci si chiede se tale inclinazione possa proporsi come il movimento interiore contrario alla fuga dal mondo; come uno sguardo fisso sullo spazio politico del dialogo. Ci si chiede, inoltre, se l’assunzione della categoria della cura quale prospettiva politica possa impedire che si corroborino condizioni politiche, economiche, antropologiche atte a produrre scarti umani.
2022
9791259764164
Oltre l'amicizia e la compassione. riflessioni sulla disumanità e sulla cura a partire da una traccia di Hannah Arendt / Cuomo, Elena. - (2022), pp. 167-189.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/913663
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