Il contributo investiga la natura dello spazio nudo, interrogando il carattere di necessità che rinnova ciclicamente la sua ricerca. Il tema è delineato attraverso sollecitazioni letterarie mentre osservazioni di evidenze figurative mettono a fuoco il problema dal punto di vista della configurazione spaziale. L’ipotesi che qui si persegue è quella di assimilare lo spazio nudo a uno spazio ‘originario’, esistente prima che usi stili o consuetudini lo mascherassero alla consapevolezza individuale e comunitaria. Per ritrovarlo si procede allora attraverso progressive sottrazioni che alternati- vamente elidono materia spazio e tempo, secondo un procedimento inverso alla costruzione delle sequenze architettoniche che hanno reso l’accesso allo spazio intimo complesso al punto da far perdere le tracce, non tanto del nucleo ricercato ma della ricerca stessa. Le successive stratificazioni si caricano allora del peso delle maschere che impediscono il riconoscimento delle identità personali, vincolando la libertà di movimento e l’emancipazione del pensiero. L’individuo oppresso da tale peso trasferisce l’ossessione della ricerca di sé nella domanda di uno spazio che possa rappresentare quel sé perduto e fare da tramite alla sua riscoperta. L’opera dell’architetto giapponese Terenobu Fujimori attesta la ‘contemporaneità’ del tema, dimostrando la sua percorribilità dal punto di vista della progettazione architettonica. Attraverso questo saggio si vuol dimostrare la centralità di un topic che, per quanto vasto e all’apparenza inafferrabile assume, specificamente in questo momento storico, carattere di necessità.

Note sullo spazio nudo

PAOLA GALANTE
2021

Abstract

Il contributo investiga la natura dello spazio nudo, interrogando il carattere di necessità che rinnova ciclicamente la sua ricerca. Il tema è delineato attraverso sollecitazioni letterarie mentre osservazioni di evidenze figurative mettono a fuoco il problema dal punto di vista della configurazione spaziale. L’ipotesi che qui si persegue è quella di assimilare lo spazio nudo a uno spazio ‘originario’, esistente prima che usi stili o consuetudini lo mascherassero alla consapevolezza individuale e comunitaria. Per ritrovarlo si procede allora attraverso progressive sottrazioni che alternati- vamente elidono materia spazio e tempo, secondo un procedimento inverso alla costruzione delle sequenze architettoniche che hanno reso l’accesso allo spazio intimo complesso al punto da far perdere le tracce, non tanto del nucleo ricercato ma della ricerca stessa. Le successive stratificazioni si caricano allora del peso delle maschere che impediscono il riconoscimento delle identità personali, vincolando la libertà di movimento e l’emancipazione del pensiero. L’individuo oppresso da tale peso trasferisce l’ossessione della ricerca di sé nella domanda di uno spazio che possa rappresentare quel sé perduto e fare da tramite alla sua riscoperta. L’opera dell’architetto giapponese Terenobu Fujimori attesta la ‘contemporaneità’ del tema, dimostrando la sua percorribilità dal punto di vista della progettazione architettonica. Attraverso questo saggio si vuol dimostrare la centralità di un topic che, per quanto vasto e all’apparenza inafferrabile assume, specificamente in questo momento storico, carattere di necessità.
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