In queste pagine si traccia un profilo biografico di Gabrio Lombardi ponendo l’accento sul binomio osservanza dei limiti-libertà, binomio che aveva caratterizzato la res publica romana e base del costituzionalismo moderno. A questi canoni si ispirò per l’appunto lo studioso: ‘autentico intellettuale’, impegnato nella difesa della libertà nella vita politica e scientifica, non come «difesa di una dottrina politica, di un sistema cui era possibile contrapporne un altro», ma come principio ontologico e morale. Al di là della reazione alle vicende belliche successive all’8 settembre del ‘43, proprio in nome di quella libertà, nelle sue diverse estrinsecazioni (in primis quella intellettuale cui aspirava e cui si ispirava il suo vivere quotidiano), anche grazie allo scambio epistolare intercorso con il maestro Pietro de Francisci, in queste pagine si evidenzia il costante dissenso nei confronti di ogni approccio intellettuale ‘di comodo’, il distacco da punti di vista culturalmente condivisi, l’incitazione all’‘uomo di cultura’ ad impegnarsi attivamente, senza mortificare la cultura, esercitando liberamente una propria facoltà di scelta: «l’uomo di cultura non solamente non deve temere di essere ‘minoranza’ (che questo è necessariamente il suo compito e la sua funzione); ma neppure deve temere di essere, all’occorrenza, solo!».
Libertà e cultura: l’«8 settembre» di Gabrio Lombardi / Tuccillo, Fabiana. - II:(2022), pp. 603-618.
Libertà e cultura: l’«8 settembre» di Gabrio Lombardi
Fabiana Tuccillo
2022
Abstract
In queste pagine si traccia un profilo biografico di Gabrio Lombardi ponendo l’accento sul binomio osservanza dei limiti-libertà, binomio che aveva caratterizzato la res publica romana e base del costituzionalismo moderno. A questi canoni si ispirò per l’appunto lo studioso: ‘autentico intellettuale’, impegnato nella difesa della libertà nella vita politica e scientifica, non come «difesa di una dottrina politica, di un sistema cui era possibile contrapporne un altro», ma come principio ontologico e morale. Al di là della reazione alle vicende belliche successive all’8 settembre del ‘43, proprio in nome di quella libertà, nelle sue diverse estrinsecazioni (in primis quella intellettuale cui aspirava e cui si ispirava il suo vivere quotidiano), anche grazie allo scambio epistolare intercorso con il maestro Pietro de Francisci, in queste pagine si evidenzia il costante dissenso nei confronti di ogni approccio intellettuale ‘di comodo’, il distacco da punti di vista culturalmente condivisi, l’incitazione all’‘uomo di cultura’ ad impegnarsi attivamente, senza mortificare la cultura, esercitando liberamente una propria facoltà di scelta: «l’uomo di cultura non solamente non deve temere di essere ‘minoranza’ (che questo è necessariamente il suo compito e la sua funzione); ma neppure deve temere di essere, all’occorrenza, solo!».| File | Dimensione | Formato | |
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