La “stratificazione semantica” del termine pomerium condensata nelle voci degli antichi induce l’interprete moderno a sottoporre a costante riflessione il tema della memoria del limite sacro di Roma. Si è cercato di riassumere le divergenti ricostruzioni che la tradizione storica ha traghettato nel corso dei secoli circa l’etimologia e la dislocazione spaziale dell’estensione pomeriale. Le contrastanti ipotesi che la storiografia ha avanzato sui motivi giustificativi di un simile intervento possono indurre a far pensare che giuristi ed eruditi operanti tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. poco o nulla si fossero interrogati al riguardo, e ciò verosimilmente poiché non vi era mai stata una forma di ‘codificazione’, se non, in via embrionale, durante la dittatura sillana, di tale prerogativa. Il dialogo di Seneca il giovane relativa alla politica di Claudio assume risvolti tutt’altro che secondari anche alla luce della più recente dottrina in tema di cittadinanza ed identità. Rifuggendo da una koiné romano-italica saldata da vincoli di consanguineità, il principe nella recitatio tenuta in senato per garantire ai maggiorenti della Gallia Comata l’accesso allo ius honorum e attraverso l’ampliamento del pomerium, svincolandosi da limiti geografici dell’ager Italicus, dimostra un respiro politico universalistico, per cui il rapporto Roma-penisola veniva sostituito da quello Roma-mondo. Sembrano confliggere nel passo senecano, e più generalmente in tutta la tradizione relativa al pomerio, la posizione di coloro che si fanno propugnatori del concetto ‘assmaniano’ di memoria culturale , ossia l’idea secondo cui questo insieme di individui possa definirsi attraverso l’uso di un ‘noi’ derivato dalla condivisione della tradizione di un limite che esclude gli esterni e conseguentemente identifica gli interni contro idee universalistiche che da questa angusta visione sembrano rifuggire, come quelle di Claudio. I senatori che difendono l’italicità del limite pomeriale difendono una identità collettiva formata non tanto da tutti gli eventi vissuti insieme dai singoli, quanto da Erinnerungsfiguren di un passato più o meno mitico mantenuti in vita attraverso la institutionalisierte Kommunikation agganciata ad una tradizione più esclusiva . La funzione del pomerium assume così profondo significato in una intentionale Geschicht promossa dai rappresentanti di una fronda reazionaria che vedeva la tensione all’apertura di cui Claudio si fece promotore come una graduale perdita di privilegi, tra i quali, in primis, l’amministrazione del potere. E di questo graduale sfaldamento di una identità di origine sembra potersi dire che l’allargamento del pomerio oltre le antiche limitazioni rappresenti una delle prove più evidenti.

La memoria del limite. Lo ius prolationis pomerii tra conservatorismo identitario ed aperture cosmopolitiche / Giumetti, F. - (2021), pp. 51-83.

La memoria del limite. Lo ius prolationis pomerii tra conservatorismo identitario ed aperture cosmopolitiche

Giumetti F
2021

Abstract

La “stratificazione semantica” del termine pomerium condensata nelle voci degli antichi induce l’interprete moderno a sottoporre a costante riflessione il tema della memoria del limite sacro di Roma. Si è cercato di riassumere le divergenti ricostruzioni che la tradizione storica ha traghettato nel corso dei secoli circa l’etimologia e la dislocazione spaziale dell’estensione pomeriale. Le contrastanti ipotesi che la storiografia ha avanzato sui motivi giustificativi di un simile intervento possono indurre a far pensare che giuristi ed eruditi operanti tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. poco o nulla si fossero interrogati al riguardo, e ciò verosimilmente poiché non vi era mai stata una forma di ‘codificazione’, se non, in via embrionale, durante la dittatura sillana, di tale prerogativa. Il dialogo di Seneca il giovane relativa alla politica di Claudio assume risvolti tutt’altro che secondari anche alla luce della più recente dottrina in tema di cittadinanza ed identità. Rifuggendo da una koiné romano-italica saldata da vincoli di consanguineità, il principe nella recitatio tenuta in senato per garantire ai maggiorenti della Gallia Comata l’accesso allo ius honorum e attraverso l’ampliamento del pomerium, svincolandosi da limiti geografici dell’ager Italicus, dimostra un respiro politico universalistico, per cui il rapporto Roma-penisola veniva sostituito da quello Roma-mondo. Sembrano confliggere nel passo senecano, e più generalmente in tutta la tradizione relativa al pomerio, la posizione di coloro che si fanno propugnatori del concetto ‘assmaniano’ di memoria culturale , ossia l’idea secondo cui questo insieme di individui possa definirsi attraverso l’uso di un ‘noi’ derivato dalla condivisione della tradizione di un limite che esclude gli esterni e conseguentemente identifica gli interni contro idee universalistiche che da questa angusta visione sembrano rifuggire, come quelle di Claudio. I senatori che difendono l’italicità del limite pomeriale difendono una identità collettiva formata non tanto da tutti gli eventi vissuti insieme dai singoli, quanto da Erinnerungsfiguren di un passato più o meno mitico mantenuti in vita attraverso la institutionalisierte Kommunikation agganciata ad una tradizione più esclusiva . La funzione del pomerium assume così profondo significato in una intentionale Geschicht promossa dai rappresentanti di una fronda reazionaria che vedeva la tensione all’apertura di cui Claudio si fece promotore come una graduale perdita di privilegi, tra i quali, in primis, l’amministrazione del potere. E di questo graduale sfaldamento di una identità di origine sembra potersi dire che l’allargamento del pomerio oltre le antiche limitazioni rappresenti una delle prove più evidenti.
2021
9788824327299
La memoria del limite. Lo ius prolationis pomerii tra conservatorismo identitario ed aperture cosmopolitiche / Giumetti, F. - (2021), pp. 51-83.
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