La relazione ha focalizzato innanzi tutto l’attenzione sulla funzione e la struttura del monastero nel mondo medievale tra mito e realtà nel suo sviluppo storico dalla sua nascita all’epoca di Hildegard (sec. XII). Il monastero definisce sempre meglio nel tempo il suo ruolo di cellula-specchio della società, autosufficiente, ma aperto al territorio circostante, soprattutto nel XII secolo, quando i grandi centri monastici sono ricchi di possedimenti terrieri ed assomigliano sempre più a grandi aziende che forniscono lavoro e tutela alle popolazioni di tutto il circondario. Nei monasteri la coltivazione delle erbe aromatiche e medicamentose ad uso terapeutico ha rappresentato fin dalle origini una costante per la tutela della salute non solo dei monaci, ma anche delle popolazioni soggette alla loro giurisdizione. Naturalmente, la conoscenza delle erbe e della pratica terapeutica ad esse legata si fonda innanzi tutto sulle acquisizioni della cultura antica e tardoantica, che aveva sviluppato un notevole interesse per la botanica, sicché nelle biblioteche di tutti i monasteri, e soprattutto di quelli più grandi, si trovano libri di botanica e medicina, alcuni, sì, legati alla tradizione del passato, ma anche più moderni erbari, lapidari e bestiari, ricchi di acquisizioni empiriche derivate dall’esperienza. Tracce del favore accordato alle conoscenze erboristiche e mediche si trovano nella legislazione di età teodosiana, giustinianea e, poi, carolina. Nelle scuole, alle discipline del trivio e del quadrivio si affianca sempre più spesso, a partire dal VII e dall’VIII secolo, l’insegnamento della medicina, soprattutto nei grandi monasteri: per esempio, a Montecassino, Bobbio, Chartres, Fulda. Qui si formavano anche medici laici sia sulla base della tradizione classica, sia sulla base delle moderne acquisizioni empiriche. A partire dal IX secolo lo studio della medicina divenne obbligatorio in tutte le scuole superiori, come si evince da un capitolare emanato da Carlo Magno, nell’ambito di un programma finalizzato ad incrementare lo studio e l’attività medica. Nel Capitulare de villis, addirittura, emanato nell’812, le normative amministrative sono affiancate da un elenco dettagliato delle piante che dovevano essere coltivate negli orti dell’impero. Questo interesse promosse la produzione di testi scientifici in tutte le grandi abbazie dell’impero e le loro biblioteche si arricchirono di molti testi specifici, sia antichi, sia moderni. Una prova del fiorire di tali studi ci è fornita, per esempio, dalla composizione nel IX secolo dell’Hortulus da parte di Walahfrido Strabone, formatosi tra i monasteri di Reichenau e Fulda. Si tratta di un suggestivo e raffinato poema didascalico nel quale l’autore, dopo aver rivolto l’attenzione sui lavori necessari nei giardini, passa alla descrizione di ventitré piante diverse, di cui specifica le caratteristiche esteriori e definisce l’uso terapeutico. Fra IX e X secolo nacque anche, nel meridione d’Italia, la Scuola Medica Salernitana e non è ancora ben chiaro se la sua origine fosse laica o monastica. Di fatto, essa iniziò ad utilizzare e a rendere disponibili una serie di testi provenienti dalla cultura antica latina, dalla cultura greca, araba ed ebraica con la loro sapienza ispirata ad una vasta conoscenza fitoterapica e farmacologica. Tali testi non tardarono ad entrare nel circuito culturale europeo insieme alle metodiche ispirate all’esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la rinascita del XII secolo, caratterizzata da una massiccia introduzione nel circuito culturale dell’occidente di opere arabe e greche attraverso la diffusione delle loro traduzioni, ai testi già esistenti fino a quell’epoca si aggiunse una messe di testi di grande interesse scientifico, che si diffusero a macchia d’olio in tutta Europa, soprattutto nella rete dei monasteri. Questa è la cultura del mondo monastico in cui si forma Hildegard von Bingen. Nulla sappiamo dell’ampiezza e della costituzione della biblioteca del Disibodenberg, ove Hildegard trascorse la sua vita dall’infanzia fino al suo cinquantaduesimo anno d’età, ma possiamo ipotizzare che dovesse essere molto ben fornita sia sul piano scritturistico, esegetico e teologico, sia sul piano scientifico, perché le conoscenze farmacologiche e mediche di Hildegard sono tutt’altro che semplicemente empiriche e legate ad una mera tradizione orale. Esse furono messe a disposizione delle sue consorelle e della popolazione che viveva nei pressi dei suoi monasteri, ma anche dei posteri, attraverso l’eredità costituita dai trattati da lei composti. La relazione si è conclusa con un accenno alla problematica dell’autenticità delle opere scientifiche di Hildegard, spesso messa in discussione su basi non sempre del tutto accettabili.

Uno sguardo nel Medioevo: il monastero, l’orto, la società

Giuseppe Germano
2022

Abstract

La relazione ha focalizzato innanzi tutto l’attenzione sulla funzione e la struttura del monastero nel mondo medievale tra mito e realtà nel suo sviluppo storico dalla sua nascita all’epoca di Hildegard (sec. XII). Il monastero definisce sempre meglio nel tempo il suo ruolo di cellula-specchio della società, autosufficiente, ma aperto al territorio circostante, soprattutto nel XII secolo, quando i grandi centri monastici sono ricchi di possedimenti terrieri ed assomigliano sempre più a grandi aziende che forniscono lavoro e tutela alle popolazioni di tutto il circondario. Nei monasteri la coltivazione delle erbe aromatiche e medicamentose ad uso terapeutico ha rappresentato fin dalle origini una costante per la tutela della salute non solo dei monaci, ma anche delle popolazioni soggette alla loro giurisdizione. Naturalmente, la conoscenza delle erbe e della pratica terapeutica ad esse legata si fonda innanzi tutto sulle acquisizioni della cultura antica e tardoantica, che aveva sviluppato un notevole interesse per la botanica, sicché nelle biblioteche di tutti i monasteri, e soprattutto di quelli più grandi, si trovano libri di botanica e medicina, alcuni, sì, legati alla tradizione del passato, ma anche più moderni erbari, lapidari e bestiari, ricchi di acquisizioni empiriche derivate dall’esperienza. Tracce del favore accordato alle conoscenze erboristiche e mediche si trovano nella legislazione di età teodosiana, giustinianea e, poi, carolina. Nelle scuole, alle discipline del trivio e del quadrivio si affianca sempre più spesso, a partire dal VII e dall’VIII secolo, l’insegnamento della medicina, soprattutto nei grandi monasteri: per esempio, a Montecassino, Bobbio, Chartres, Fulda. Qui si formavano anche medici laici sia sulla base della tradizione classica, sia sulla base delle moderne acquisizioni empiriche. A partire dal IX secolo lo studio della medicina divenne obbligatorio in tutte le scuole superiori, come si evince da un capitolare emanato da Carlo Magno, nell’ambito di un programma finalizzato ad incrementare lo studio e l’attività medica. Nel Capitulare de villis, addirittura, emanato nell’812, le normative amministrative sono affiancate da un elenco dettagliato delle piante che dovevano essere coltivate negli orti dell’impero. Questo interesse promosse la produzione di testi scientifici in tutte le grandi abbazie dell’impero e le loro biblioteche si arricchirono di molti testi specifici, sia antichi, sia moderni. Una prova del fiorire di tali studi ci è fornita, per esempio, dalla composizione nel IX secolo dell’Hortulus da parte di Walahfrido Strabone, formatosi tra i monasteri di Reichenau e Fulda. Si tratta di un suggestivo e raffinato poema didascalico nel quale l’autore, dopo aver rivolto l’attenzione sui lavori necessari nei giardini, passa alla descrizione di ventitré piante diverse, di cui specifica le caratteristiche esteriori e definisce l’uso terapeutico. Fra IX e X secolo nacque anche, nel meridione d’Italia, la Scuola Medica Salernitana e non è ancora ben chiaro se la sua origine fosse laica o monastica. Di fatto, essa iniziò ad utilizzare e a rendere disponibili una serie di testi provenienti dalla cultura antica latina, dalla cultura greca, araba ed ebraica con la loro sapienza ispirata ad una vasta conoscenza fitoterapica e farmacologica. Tali testi non tardarono ad entrare nel circuito culturale europeo insieme alle metodiche ispirate all’esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la rinascita del XII secolo, caratterizzata da una massiccia introduzione nel circuito culturale dell’occidente di opere arabe e greche attraverso la diffusione delle loro traduzioni, ai testi già esistenti fino a quell’epoca si aggiunse una messe di testi di grande interesse scientifico, che si diffusero a macchia d’olio in tutta Europa, soprattutto nella rete dei monasteri. Questa è la cultura del mondo monastico in cui si forma Hildegard von Bingen. Nulla sappiamo dell’ampiezza e della costituzione della biblioteca del Disibodenberg, ove Hildegard trascorse la sua vita dall’infanzia fino al suo cinquantaduesimo anno d’età, ma possiamo ipotizzare che dovesse essere molto ben fornita sia sul piano scritturistico, esegetico e teologico, sia sul piano scientifico, perché le conoscenze farmacologiche e mediche di Hildegard sono tutt’altro che semplicemente empiriche e legate ad una mera tradizione orale. Esse furono messe a disposizione delle sue consorelle e della popolazione che viveva nei pressi dei suoi monasteri, ma anche dei posteri, attraverso l’eredità costituita dai trattati da lei composti. La relazione si è conclusa con un accenno alla problematica dell’autenticità delle opere scientifiche di Hildegard, spesso messa in discussione su basi non sempre del tutto accettabili.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Locandina immagine x web ildegarda finale.pdf

accesso aperto

Descrizione: locandina
Tipologia: Altro materiale allegato
Licenza: Dominio pubblico
Dimensione 1.19 MB
Formato Adobe PDF
1.19 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/893514
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact