Il lavoro analizza le prime problematiche che si sono poste nella prassi all’indomani della modifica della fattispecie di abuso d’ufficio. L’A., dopo aver ripercorso le principali criticità che hanno contraddistinto la storia dell’incriminazione, si sofferma sugli elementi che distinguono il precetto oggi vigente e, prendendo spunto dalla decisione annotata, segnala come persistano profonde incertezze nella esatta perimetrazione del fatto punibile. Preso atto, infatti, della parziale abolitio criminis realizzata dal d.l. 76/2020, traspare ancora la difficile convivenza nel rapporto tra i formanti extra-penali del tipo e le condizioni della responsabilità penale. La stessa sentenza annotata, pur dopo aver proposto un indirizzo particolarmente rigoroso nella definizione della portata dell’abolitio parziale – incentrato sul significato da conferire alla espressione “violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità” – risulta meno sicura nella posizione presa in relazione alla perdurante rilevanza penale dello sviamento di potere. Infine, si segnala come – prima della decisione in commento – la stessa Suprema Corte sembrava orientata a riconoscere un significato meno tranchant alla citata locuzione legislativa, abilitando anche la violazione di legge interposta tra le condizioni di sussistenza del tipo criminoso.

Le vecchie insidie del nuovo abuso d'ufficio

Andrea Alberico
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2021

Abstract

Il lavoro analizza le prime problematiche che si sono poste nella prassi all’indomani della modifica della fattispecie di abuso d’ufficio. L’A., dopo aver ripercorso le principali criticità che hanno contraddistinto la storia dell’incriminazione, si sofferma sugli elementi che distinguono il precetto oggi vigente e, prendendo spunto dalla decisione annotata, segnala come persistano profonde incertezze nella esatta perimetrazione del fatto punibile. Preso atto, infatti, della parziale abolitio criminis realizzata dal d.l. 76/2020, traspare ancora la difficile convivenza nel rapporto tra i formanti extra-penali del tipo e le condizioni della responsabilità penale. La stessa sentenza annotata, pur dopo aver proposto un indirizzo particolarmente rigoroso nella definizione della portata dell’abolitio parziale – incentrato sul significato da conferire alla espressione “violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità” – risulta meno sicura nella posizione presa in relazione alla perdurante rilevanza penale dello sviamento di potere. Infine, si segnala come – prima della decisione in commento – la stessa Suprema Corte sembrava orientata a riconoscere un significato meno tranchant alla citata locuzione legislativa, abilitando anche la violazione di legge interposta tra le condizioni di sussistenza del tipo criminoso.
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