Negli ultimi anni (in particolare a partire dalla cosiddetta “crisi europea dei rifugiati” del 2015 e dall’arrivo di milioni di profughi sul territorio della Repubblica Federale) il tema dell’insegnamento del tedesco in contesto migratorio ha acquisito in Germania i caratteri dell’urgenza e ha raggiunto pienamente il livello del dibattito pubblico, oltre che stimolare incisivamente il lavoro scientifico (cfr. ad es. Roche 2016, Harr/Liedke/Riehl 2018). Queste circostanze eccezionali si sono collegate poi a una riflessione già in corso all’incirca da vent’anni sul ruolo del tedesco come strumento di integrazione dei migranti, promossa sia a livello scientifico (cfr. ad es. Maas/Mehlem [Hrsg.] 2003, Esser 2006, Hentges/Hinnenkamp/Zwengel [Hrsg.] 2008) che soprattutto a livello politico (cfr. ad es. Kommission Süssmuth 2001, Bendel/Borkowski 2016), e concretizzata in maniera decisiva nella nuova legge sull’immigrazione (Zuwanderungsgesetz) del 2004. Il complesso quadro che deriva dalla combinazione di questi fattori agisce in maniera sempre crescente nella teoria e nella pratica linguistica, da un lato in relazione alla comprensione stessa dell’oggetto “tedesco in contesto di migrazione” e della tradizionale categoria linguistica del “tedesco come lingua seconda” (Deutsch als Zweitsprache; cfr. ad es. Reich 2010, Budde 2017, Altmayer 2022), dall’altro in relazione all’elaborazione di linee-guida e materiali didattici (cfr. Goethe-Institut 2017), che devono riuscire a tenere insieme impulsi e orientamenti di carattere politico con esigenze funzionali degli apprendenti che sono contemporaneamente molto generali, molto specifiche e anche significativamente differenziate in base alle caratteristiche degli apprendenti. Il presente contributo intende focalizzare in particolare la presenza, sia esplicita che implicita, di alcuni fondamentali aspetti di carattere politico del rapporto fra migrazione, lingua e integrazione nella strutturazione della pratica e dei materiali didattici, facendo riferimento sia ai corsi di integrazione (Integrationskurse) coordinati a livello federale dal BAMF (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – Ufficio Federale per la Migrazione e i Rifugiati) che alle esperienze di “pronto soccorso linguistico” (Sprachhilfe), spesso spontanee e gestite da volontari su tutto il territorio federale.

Aspetti politici della teoria e della pratica dell’insegnamento del tedesco in contesto di migrazione

GIANCARMINE BONGO
2022

Abstract

Negli ultimi anni (in particolare a partire dalla cosiddetta “crisi europea dei rifugiati” del 2015 e dall’arrivo di milioni di profughi sul territorio della Repubblica Federale) il tema dell’insegnamento del tedesco in contesto migratorio ha acquisito in Germania i caratteri dell’urgenza e ha raggiunto pienamente il livello del dibattito pubblico, oltre che stimolare incisivamente il lavoro scientifico (cfr. ad es. Roche 2016, Harr/Liedke/Riehl 2018). Queste circostanze eccezionali si sono collegate poi a una riflessione già in corso all’incirca da vent’anni sul ruolo del tedesco come strumento di integrazione dei migranti, promossa sia a livello scientifico (cfr. ad es. Maas/Mehlem [Hrsg.] 2003, Esser 2006, Hentges/Hinnenkamp/Zwengel [Hrsg.] 2008) che soprattutto a livello politico (cfr. ad es. Kommission Süssmuth 2001, Bendel/Borkowski 2016), e concretizzata in maniera decisiva nella nuova legge sull’immigrazione (Zuwanderungsgesetz) del 2004. Il complesso quadro che deriva dalla combinazione di questi fattori agisce in maniera sempre crescente nella teoria e nella pratica linguistica, da un lato in relazione alla comprensione stessa dell’oggetto “tedesco in contesto di migrazione” e della tradizionale categoria linguistica del “tedesco come lingua seconda” (Deutsch als Zweitsprache; cfr. ad es. Reich 2010, Budde 2017, Altmayer 2022), dall’altro in relazione all’elaborazione di linee-guida e materiali didattici (cfr. Goethe-Institut 2017), che devono riuscire a tenere insieme impulsi e orientamenti di carattere politico con esigenze funzionali degli apprendenti che sono contemporaneamente molto generali, molto specifiche e anche significativamente differenziate in base alle caratteristiche degli apprendenti. Il presente contributo intende focalizzare in particolare la presenza, sia esplicita che implicita, di alcuni fondamentali aspetti di carattere politico del rapporto fra migrazione, lingua e integrazione nella strutturazione della pratica e dei materiali didattici, facendo riferimento sia ai corsi di integrazione (Integrationskurse) coordinati a livello federale dal BAMF (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – Ufficio Federale per la Migrazione e i Rifugiati) che alle esperienze di “pronto soccorso linguistico” (Sprachhilfe), spesso spontanee e gestite da volontari su tutto il territorio federale.
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