Il volume approfondisce gli interventi al seminario “Clear-span buildings. Gli spazi a luce libera di Mies”, tenutosi all'Università Iuav di Venezia il 28 settembre 2020, a cura di Martino Doimo, all'interno del ciclo di incontri del Dottorato in Architettura, città e design, ambito di ricerca Composizione architettonica, a cura di Luca Monica. IIl tipo architettonico dell’Aula incarna in sé i caratteri dell’architettura della città e si distingue per la sua immediata intelligibilità e per la capacità di esprimere e di evocare la città in un unico spazio condiviso, come fosse un interno urbano. La realtà di oggi spinge a interrogarci sul significato che hanno queste architetture nella dimensione contemporanea della città, che ha assunto connotazioni sempre più estreme, conflittuali e multiscalari (dalla città-regione, alla città-territorio, alla città metropolitana). Una realtà urbana e territoriale che chiama in campo ragioni e forme dell’architettura che non sono più facilmente assimilabili ai contenuti espressi da Hilberseimer (1885-1967) in Groszstadt Architektur (1927), così come, per altro verso, appaiono lontani nel tempo, per non dire inadeguati, gli stessi esempi contenuti nell’altrettanto importante e profetico volume – che crediamo abbia influenzato anche Mies – sempre di Hilberseimer sul tema degli Hallenbauten (1931). Eppure questi testi e queste riflessioni pongono in essere una potenzialità teorica che a distanza di tanti anni si mostra ancora attuale. Questa ‘spinta innovatrice’ nel manipolare con la tecnica lo spazio degli edifici ad Aula che Mies sperimenta negli Stati Uniti (Casa Farnsworth 1945-50, Crown Hall 1950-56, Convention Hall 1953-54, ecc.), sarà di riflesso il segno, se non la conferma, di una nuova visione dell’architettura che si offre alla vita democratica di una società che vuole tornare a esser viva, come lo è stata, per esempio, quella americana uscita dalla Seconda guerra mondiale.

Gli spazi della Lichtung / Capozzi, Renato. - 1:(2022), pp. 80-87.

Gli spazi della Lichtung

Renato Capozzi
2022

Abstract

Il volume approfondisce gli interventi al seminario “Clear-span buildings. Gli spazi a luce libera di Mies”, tenutosi all'Università Iuav di Venezia il 28 settembre 2020, a cura di Martino Doimo, all'interno del ciclo di incontri del Dottorato in Architettura, città e design, ambito di ricerca Composizione architettonica, a cura di Luca Monica. IIl tipo architettonico dell’Aula incarna in sé i caratteri dell’architettura della città e si distingue per la sua immediata intelligibilità e per la capacità di esprimere e di evocare la città in un unico spazio condiviso, come fosse un interno urbano. La realtà di oggi spinge a interrogarci sul significato che hanno queste architetture nella dimensione contemporanea della città, che ha assunto connotazioni sempre più estreme, conflittuali e multiscalari (dalla città-regione, alla città-territorio, alla città metropolitana). Una realtà urbana e territoriale che chiama in campo ragioni e forme dell’architettura che non sono più facilmente assimilabili ai contenuti espressi da Hilberseimer (1885-1967) in Groszstadt Architektur (1927), così come, per altro verso, appaiono lontani nel tempo, per non dire inadeguati, gli stessi esempi contenuti nell’altrettanto importante e profetico volume – che crediamo abbia influenzato anche Mies – sempre di Hilberseimer sul tema degli Hallenbauten (1931). Eppure questi testi e queste riflessioni pongono in essere una potenzialità teorica che a distanza di tanti anni si mostra ancora attuale. Questa ‘spinta innovatrice’ nel manipolare con la tecnica lo spazio degli edifici ad Aula che Mies sperimenta negli Stati Uniti (Casa Farnsworth 1945-50, Crown Hall 1950-56, Convention Hall 1953-54, ecc.), sarà di riflesso il segno, se non la conferma, di una nuova visione dell’architettura che si offre alla vita democratica di una società che vuole tornare a esser viva, come lo è stata, per esempio, quella americana uscita dalla Seconda guerra mondiale.
2022
978-88-8497-835-6
Gli spazi della Lichtung / Capozzi, Renato. - 1:(2022), pp. 80-87.
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