L’oggetto della ricerca è il paesaggio urbano. Il campo disciplinare è quello della progettazione urbana, l’interesse è per la relazione tra le forme stabili dell’architettura e il vissuto spaziale dei suoi utenti. La metodologia utilizzata per la ricerca è di tipo “indiziario” (Ginzburg, Mazzoleni). Per il recupero degli “indizi” vengono usati metodi e tecniche d’indagine differenti anche mutuati da altri campi disciplinari (arte, danza, teatro, cinema). Si assume come principio l’ottica della odierna “geografia umanistica”. Si parte dagli studi del geografo Denis Cosgrove che analizza il paesaggio interpretandolo in base ai valori e significati simbolici ad esso pertinenti. Si espone cosa si intende per immaginario e messa in scena e perché questi concetti possono essere elementi utili per la lettura e il progetto del paesaggio urbano. Una suggestione relativa al fine di questa lettura del paesaggio urbano si recupera nelle sperimentazioni dell’ avanguardia artistica e architettonica, negli anni del’900 in particolare nella poetica della metafisica di Giorgio De Chirico. Si usa lo strumento della metafora per la comprensione del paesaggio urbano. Si prende in prestito l’interpretazione di Eugenio Turri del “paesaggio come teatro” e la si estende al paesaggio urbano contemporaneo. Si utilizza lo strumento della metafora individuando nel corpo l’origine dello spazio immaginario e vissuto, che Donatella Mazzoleni utilizza nel testo La città e l’immaginario: “la città, dopo la pelle, i vestiti e la casa, è l’ultimo grande abito del nostro corpo”. (Arnheim, Cosgrov, Lynch, Turri, Mazzoleni,..). Il caso studio è quello della città di Napoli. Viene applicato il metodo della “geografia sovversiva” (Boeri) utilizzato per la raccolta di interviste verbali (su un campione di popolazione adulta) e interviste grafiche (campione di popolazione scolastica infantile di 6-8 anni). Si perviene quindi ad una lettura “duale” del paesaggio urbano della città di Napoli, come immagine composta da due corpi distinti originari: il “corpo proteso” di Palaepolis ed il “corpo cavo” di Neapolis. Seguendo il concetto di “riduzione culturale” (De Fusco).si perviene all’elaborazione della“meta-immagine” del paesaggio di Napoli ridotta alle sue componenti significative essenziali.

PAESAGGIO URBANO, IMMAGINARIO E MESSA IN SCENA. NAPOLI: IL DESIDERIO E LA FORMA

MAZZOLENI, DONATELLA
2004

Abstract

L’oggetto della ricerca è il paesaggio urbano. Il campo disciplinare è quello della progettazione urbana, l’interesse è per la relazione tra le forme stabili dell’architettura e il vissuto spaziale dei suoi utenti. La metodologia utilizzata per la ricerca è di tipo “indiziario” (Ginzburg, Mazzoleni). Per il recupero degli “indizi” vengono usati metodi e tecniche d’indagine differenti anche mutuati da altri campi disciplinari (arte, danza, teatro, cinema). Si assume come principio l’ottica della odierna “geografia umanistica”. Si parte dagli studi del geografo Denis Cosgrove che analizza il paesaggio interpretandolo in base ai valori e significati simbolici ad esso pertinenti. Si espone cosa si intende per immaginario e messa in scena e perché questi concetti possono essere elementi utili per la lettura e il progetto del paesaggio urbano. Una suggestione relativa al fine di questa lettura del paesaggio urbano si recupera nelle sperimentazioni dell’ avanguardia artistica e architettonica, negli anni del’900 in particolare nella poetica della metafisica di Giorgio De Chirico. Si usa lo strumento della metafora per la comprensione del paesaggio urbano. Si prende in prestito l’interpretazione di Eugenio Turri del “paesaggio come teatro” e la si estende al paesaggio urbano contemporaneo. Si utilizza lo strumento della metafora individuando nel corpo l’origine dello spazio immaginario e vissuto, che Donatella Mazzoleni utilizza nel testo La città e l’immaginario: “la città, dopo la pelle, i vestiti e la casa, è l’ultimo grande abito del nostro corpo”. (Arnheim, Cosgrov, Lynch, Turri, Mazzoleni,..). Il caso studio è quello della città di Napoli. Viene applicato il metodo della “geografia sovversiva” (Boeri) utilizzato per la raccolta di interviste verbali (su un campione di popolazione adulta) e interviste grafiche (campione di popolazione scolastica infantile di 6-8 anni). Si perviene quindi ad una lettura “duale” del paesaggio urbano della città di Napoli, come immagine composta da due corpi distinti originari: il “corpo proteso” di Palaepolis ed il “corpo cavo” di Neapolis. Seguendo il concetto di “riduzione culturale” (De Fusco).si perviene all’elaborazione della“meta-immagine” del paesaggio di Napoli ridotta alle sue componenti significative essenziali.
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