Tradizione ha nei testi arendtiani una plurivalenza e pertanto una sua intrinseca problematicità. In primo luogo, è una diagnosi del tempo presente, cioè è la perdita di tradizione di cui si parla ad esempio nella Premessa di Tra passato e futuro, vale a dire in quella raccolta di “esercizi politici”, uno dei quali ricade proprio sull’idea di tradizione. Sul tema sono tuttavia da vedere anche alcuni contenuti della parte della Vita della mente dedicata a Pensare, nonché il confronto con Walter Benjamin che aveva intuìto un rapporto con la tradizione molto vicino alla sensibilità arendtiana, all’idea cioè che le catastrofi politiche del Novecento abbiano portato a compimento un’evidenza lungamente preparata: vale a dire il fatto che il filo della tradizione si fosse da tempo spezzato e che dunque risultasse impossibile continuare a pensare il tempo storico come un continuum, secondo le coordinate di una temporalità vuota, omogenea e uniforme. Illuminante infine anche l’uso che se ne fa nel confronto di Arendt con Marx, tutto impostato sul rapporto continuità/rottura della tradizione. Un’ulteriore ed interessante ricorrenza del termine tradizione in Arendt si trova in alcuni contesti che alludono al recupero o alla istituzione di un’altra tradizione: è questo ad esempio il rimando che viene fatto nell’ultimo capitolo del libro Sulla rivoluzione, che si intitola La tradizione rivoluzionaria e il suo tesoro perduto: “tradizione” in questo contesto rinvia ad un elemento di permanenza, di stabilità, di persistenza che serve a rendere durevole l’azione umana, cioè l’inizio contenuto in ogni rivoluzione, altrimenti destinata a vanificarsi o a non avere conseguenze nel mondo, impossibilitata a produrre effetti. C’è infine un ultimo impiego di tradizione in Arendt che allude invece ad una condizione di libertà, al fatto cioè che la diagnosi del tempo presente esponga gli individui a pratiche di libertà svincolate da ogni tradizione. È opportuno richiamare a questo proposito il confronto con il programma del § 6 di Essere e tempo dedicato ad illustrare il programma di Destruktion, distruzione o destrutturazione della tradizione : è quel che ad esempio Arendt ricorda delle lezioni heideggeriane in quel discusso tributo a Heidegger per i suoi 80 anni . La condizione di libertà che scaturisce dalla liberazione dalla tradizione, più che ebbrezza, comporta rischio, disorientamento, spaesatezza e un senso forse ancora più autentico di responsabilità: è esattamente tale situazione moderna a trovarsi condensata nella formula Denken ohne Geländer, Thinking without a banister, Pensare senza balaustra, che dà il titolo ad un recente volume di scritti arendtiani. In questo volume, in una testimonianza autobiografica, si scopre che la metafora era, se non un titolo segreto, l’indicazione di rotta, la sintesi più coerente dell’itinerario di pensiero arendtiano, con il suo personalissimo interrogare il rapporto tra la coscienza individuale, autonomamente giudicante, e la tradizione.
Pensare senza balaustra. Hannah Arendt e la tradizione / Peluso, R. - (2021).
Pensare senza balaustra. Hannah Arendt e la tradizione
Peluso, R
2021
Abstract
Tradizione ha nei testi arendtiani una plurivalenza e pertanto una sua intrinseca problematicità. In primo luogo, è una diagnosi del tempo presente, cioè è la perdita di tradizione di cui si parla ad esempio nella Premessa di Tra passato e futuro, vale a dire in quella raccolta di “esercizi politici”, uno dei quali ricade proprio sull’idea di tradizione. Sul tema sono tuttavia da vedere anche alcuni contenuti della parte della Vita della mente dedicata a Pensare, nonché il confronto con Walter Benjamin che aveva intuìto un rapporto con la tradizione molto vicino alla sensibilità arendtiana, all’idea cioè che le catastrofi politiche del Novecento abbiano portato a compimento un’evidenza lungamente preparata: vale a dire il fatto che il filo della tradizione si fosse da tempo spezzato e che dunque risultasse impossibile continuare a pensare il tempo storico come un continuum, secondo le coordinate di una temporalità vuota, omogenea e uniforme. Illuminante infine anche l’uso che se ne fa nel confronto di Arendt con Marx, tutto impostato sul rapporto continuità/rottura della tradizione. Un’ulteriore ed interessante ricorrenza del termine tradizione in Arendt si trova in alcuni contesti che alludono al recupero o alla istituzione di un’altra tradizione: è questo ad esempio il rimando che viene fatto nell’ultimo capitolo del libro Sulla rivoluzione, che si intitola La tradizione rivoluzionaria e il suo tesoro perduto: “tradizione” in questo contesto rinvia ad un elemento di permanenza, di stabilità, di persistenza che serve a rendere durevole l’azione umana, cioè l’inizio contenuto in ogni rivoluzione, altrimenti destinata a vanificarsi o a non avere conseguenze nel mondo, impossibilitata a produrre effetti. C’è infine un ultimo impiego di tradizione in Arendt che allude invece ad una condizione di libertà, al fatto cioè che la diagnosi del tempo presente esponga gli individui a pratiche di libertà svincolate da ogni tradizione. È opportuno richiamare a questo proposito il confronto con il programma del § 6 di Essere e tempo dedicato ad illustrare il programma di Destruktion, distruzione o destrutturazione della tradizione : è quel che ad esempio Arendt ricorda delle lezioni heideggeriane in quel discusso tributo a Heidegger per i suoi 80 anni . La condizione di libertà che scaturisce dalla liberazione dalla tradizione, più che ebbrezza, comporta rischio, disorientamento, spaesatezza e un senso forse ancora più autentico di responsabilità: è esattamente tale situazione moderna a trovarsi condensata nella formula Denken ohne Geländer, Thinking without a banister, Pensare senza balaustra, che dà il titolo ad un recente volume di scritti arendtiani. In questo volume, in una testimonianza autobiografica, si scopre che la metafora era, se non un titolo segreto, l’indicazione di rotta, la sintesi più coerente dell’itinerario di pensiero arendtiano, con il suo personalissimo interrogare il rapporto tra la coscienza individuale, autonomamente giudicante, e la tradizione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


