Il dibattito “Mind-body-problem”, ha affascinato, nei secoli, scienziati e intellettuali di diversa provenienza disciplinare, divenendo una questione centrale e controversa, a cui si è interessata anche la sociologia. L’articolo offre una breve lettura sociologica del binomio mente-corpo, sulla scorta di alcuni importanti apporti scientifici attuali, che chiamano in causa anche le neuroscienze sociali. La mente è narrativa, e si modella a partire dalle interrelazioni personali e dal processo di socializzazione, e richiama la memoria antropologica entro cui agisce la dimensione esperienziale. Essa riproduce e rappresenta l’immanenza della corporeità, alimentando corrispondenze simboliche ed immaginative che giungono dal corpo alla mente e viceversa. Diviene centrale, dunque, la visione “incarnata” dell’essere al mondo, e si concepisce il corpo quale prodotto culturale, regolato socialmente, ma anche soggetto “agente” e fondamentale per l’interazione sociale ed i processi di costruzione identitaria. L’essere umano, in pratica, esercita la propria mutevole corporeità, ed ingaggia la sua interminabile missione alla ricerca di senso, ed è in questa dimensione dell’“inafferrabilità” e dell’esigenza della finzione dell’”io”, che si impone la necessità di fabbricare mondi immaginari.
L’Inafferrabile mente. Corpo, simboli e neuroscienze: brevi riflessioni / Calia, Raffaella Monia. - (2020), pp. 43-53.
L’Inafferrabile mente. Corpo, simboli e neuroscienze: brevi riflessioni
CALIA, Raffaella Monia
2020
Abstract
Il dibattito “Mind-body-problem”, ha affascinato, nei secoli, scienziati e intellettuali di diversa provenienza disciplinare, divenendo una questione centrale e controversa, a cui si è interessata anche la sociologia. L’articolo offre una breve lettura sociologica del binomio mente-corpo, sulla scorta di alcuni importanti apporti scientifici attuali, che chiamano in causa anche le neuroscienze sociali. La mente è narrativa, e si modella a partire dalle interrelazioni personali e dal processo di socializzazione, e richiama la memoria antropologica entro cui agisce la dimensione esperienziale. Essa riproduce e rappresenta l’immanenza della corporeità, alimentando corrispondenze simboliche ed immaginative che giungono dal corpo alla mente e viceversa. Diviene centrale, dunque, la visione “incarnata” dell’essere al mondo, e si concepisce il corpo quale prodotto culturale, regolato socialmente, ma anche soggetto “agente” e fondamentale per l’interazione sociale ed i processi di costruzione identitaria. L’essere umano, in pratica, esercita la propria mutevole corporeità, ed ingaggia la sua interminabile missione alla ricerca di senso, ed è in questa dimensione dell’“inafferrabilità” e dell’esigenza della finzione dell’”io”, che si impone la necessità di fabbricare mondi immaginari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


