Cultura e politiche della cultura non hanno ancora sviluppato strumenti per comprendere e gestire – musicalmente, “mitologicamente”, produttivamente – la ‘canzone napoletana classica’ che oggi, al pari dell’opera buffa e del melodramma, è “fuori produzione” e fa quindi parte dell’heritage. Questo contributo introduce agli atti che raccolgono gli apporti di studiosi di diverse discipline a quattro giornate di lavoro del ‘Gruppo di studio sulla Canzone Napoletana’ (Napoli, 28 e 29 novembre 2011, Biblioteca BRAU, Polo di Scienze Umane e Sociali, Università di Napoli Federico II; Napoli, 7 e 8 giugno 2012, Dipartimento di Sociologia “Gino Germani”, Università di Napoli Federico II). L'iniziativa di riunire studiosi di provenienza diversa su quest’oggetto, intende incidere sui “processi produttivi” della conoscenza ai quali – almeno in parte – è da ascrivere il paradosso apparente di un’espressione musicale che metonimicamente “significa” e rappresenta una città, quando non l’intero Paese, e della sua insignificanza a livello di ricerca e di iniziative istituzionali per la salvaguardia e valorizzazione del suo patrimonio materiale e immateriale. I motivi di questo interesse sono molteplici: dall’esistenza, fra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, di un’industria culturale e, comunque, di numerose fiorenti attività legate agli ambiti della produzione culturale e dei servizi, in un territorio considerato comunemente economicamente depresso e “sottosviluppato”, al fatto che la canzone napoletana rimane un “fattore distintivo” dell’immagine locale, dal quale sarebbe lecito aspettarsi ricadute nelle strategie di differenziazione del prodotto turistico napoletano e dei prodotti napoletani sui mercati globali, allo straordinario punto di osservazione che oggi le espressioni cosiddette ‘neomelodiche’ ci offrono sui fenomeni di resistenza e ibridazione culturale fra materiali della tradizione, prodotti delle industrie culturali e forme di espressione marginali.

I motivi di un progetto

Stazio, Marialuisa
2013

Abstract

Cultura e politiche della cultura non hanno ancora sviluppato strumenti per comprendere e gestire – musicalmente, “mitologicamente”, produttivamente – la ‘canzone napoletana classica’ che oggi, al pari dell’opera buffa e del melodramma, è “fuori produzione” e fa quindi parte dell’heritage. Questo contributo introduce agli atti che raccolgono gli apporti di studiosi di diverse discipline a quattro giornate di lavoro del ‘Gruppo di studio sulla Canzone Napoletana’ (Napoli, 28 e 29 novembre 2011, Biblioteca BRAU, Polo di Scienze Umane e Sociali, Università di Napoli Federico II; Napoli, 7 e 8 giugno 2012, Dipartimento di Sociologia “Gino Germani”, Università di Napoli Federico II). L'iniziativa di riunire studiosi di provenienza diversa su quest’oggetto, intende incidere sui “processi produttivi” della conoscenza ai quali – almeno in parte – è da ascrivere il paradosso apparente di un’espressione musicale che metonimicamente “significa” e rappresenta una città, quando non l’intero Paese, e della sua insignificanza a livello di ricerca e di iniziative istituzionali per la salvaguardia e valorizzazione del suo patrimonio materiale e immateriale. I motivi di questo interesse sono molteplici: dall’esistenza, fra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, di un’industria culturale e, comunque, di numerose fiorenti attività legate agli ambiti della produzione culturale e dei servizi, in un territorio considerato comunemente economicamente depresso e “sottosviluppato”, al fatto che la canzone napoletana rimane un “fattore distintivo” dell’immagine locale, dal quale sarebbe lecito aspettarsi ricadute nelle strategie di differenziazione del prodotto turistico napoletano e dei prodotti napoletani sui mercati globali, allo straordinario punto di osservazione che oggi le espressioni cosiddette ‘neomelodiche’ ci offrono sui fenomeni di resistenza e ibridazione culturale fra materiali della tradizione, prodotti delle industrie culturali e forme di espressione marginali.
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