Il saggio affronta l'occupazione dell'assistente sociale da due prospettive: quella dell'assistente sociale come forza lavoro e quella dell'assistente sociale come professione. La prima prospettiva mostra come, nel campione che comprende i laureati nei corsi di laurea italiani fra il 2006 e il 2012, il 34% non ha occupazione; il 28% fa l'assistente sociale, mentre gli altri sono occupati ma non come assistenti sociali. Il 33 % ha un contratto a tempo indeterminato, il 30 a tempo determinato, il 16 ha un lavoro a contratto e gli altri hanno forme contrattuali varie. a condiziomi contrattuali migliori sono quelle dei professionisti in attività da più tempo e questo manifesta la presenza di un percorso di vita che ciascun laureato pratica dal momento in cui si laurea,che porta virtualmente ad un inserimento sempre più stabile nalla professione e con condizioni sempre più favorevoli. Nel tempo, tuttavia, si nota il sempre più frequente inserimento nel settore privato (cooperative e associazioni) e una tendenziale assunzioni con altre forme contrattuali più deboli. Questo accade sia nel pubblico che nel privato, ma con più intensità nel privato. Per quanto riguarda la soddisfazione nel lavoro, si nota tendenzialmente una maggiore soddisfazione in operatori con forme di impiego flessibili, anche se in contesti contrattuali meno tutelati. Si nota una costante tendenza ad aumentare le credenziali nei confronti del mercato del lavoro, con tendenza a curricula di studio orientati ai 5 anni. Esiste tuttavia una componente importante (ca il 29%) che possiamo definire scoraggiata, che non cerca di migliorare le proprie credenziali, né il proprio curriculum di studio, né cerca di presentarsi sul mercato in modo attivo.

Professione e forza lavoro”: la condizione occupazionale attuale dei laureati

Tognetti M;
2015

Abstract

Il saggio affronta l'occupazione dell'assistente sociale da due prospettive: quella dell'assistente sociale come forza lavoro e quella dell'assistente sociale come professione. La prima prospettiva mostra come, nel campione che comprende i laureati nei corsi di laurea italiani fra il 2006 e il 2012, il 34% non ha occupazione; il 28% fa l'assistente sociale, mentre gli altri sono occupati ma non come assistenti sociali. Il 33 % ha un contratto a tempo indeterminato, il 30 a tempo determinato, il 16 ha un lavoro a contratto e gli altri hanno forme contrattuali varie. a condiziomi contrattuali migliori sono quelle dei professionisti in attività da più tempo e questo manifesta la presenza di un percorso di vita che ciascun laureato pratica dal momento in cui si laurea,che porta virtualmente ad un inserimento sempre più stabile nalla professione e con condizioni sempre più favorevoli. Nel tempo, tuttavia, si nota il sempre più frequente inserimento nel settore privato (cooperative e associazioni) e una tendenziale assunzioni con altre forme contrattuali più deboli. Questo accade sia nel pubblico che nel privato, ma con più intensità nel privato. Per quanto riguarda la soddisfazione nel lavoro, si nota tendenzialmente una maggiore soddisfazione in operatori con forme di impiego flessibili, anche se in contesti contrattuali meno tutelati. Si nota una costante tendenza ad aumentare le credenziali nei confronti del mercato del lavoro, con tendenza a curricula di studio orientati ai 5 anni. Esiste tuttavia una componente importante (ca il 29%) che possiamo definire scoraggiata, che non cerca di migliorare le proprie credenziali, né il proprio curriculum di studio, né cerca di presentarsi sul mercato in modo attivo.
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