In un mondo geograficamente e culturalmente frammentato – ma dove, peraltro, l'unificazione dei mercati, l'infittirsi degli scambi economici e delle reti di comunicazione oltrepassano i confini – i movimenti migratori rendono palese la permeabilità delle nostre frontiere e sfidano l'inespugnabilità delle nostre “fortezze”. La crescita dei flussi ha dunque rimesso in discussione l'idea dell'impenetrabilità dei confini nazionali e ha portato in evidenza la contrapposizione tra apertura alla cooperazione transfrontaliera, da un lato, ed esigenze di difesa delle specificità locali, dall'altro. I migranti, dal canto loro, costituiscono dei veri e propri attori geopolitici attraverso cui analizzare degli spazi di frontiera particolari: quelli, cioè, che vengono a crearsi nelle città, luoghi in cui maggiormente si concentra e si rende visibile la mescolanza di popolazioni di origini diverse, con le tensioni che ne possono derivare e la ricchezza di possibilità in essa racchiuse. Partendo da tali considerazioni, si è qui inteso riflettere sui fenomeni di emarginazione di culture minoritarie – talvolta veri e propri casi di segregazione – esistenti nelle città, là dove si possono cogliere, pur nella diversità delle forme, segnali della presenza di una discriminazione socio-spaziale dei gruppi deboli ricollegabile a fattori differenti (le specificità culturali, le tipologie lavorative, il mercato immobiliare, la vicinanza di luoghi di culto e di punti di incontro, la presenza di particolari servizi).

Introduzione

Russo Krauss Dionisia
2018

Abstract

In un mondo geograficamente e culturalmente frammentato – ma dove, peraltro, l'unificazione dei mercati, l'infittirsi degli scambi economici e delle reti di comunicazione oltrepassano i confini – i movimenti migratori rendono palese la permeabilità delle nostre frontiere e sfidano l'inespugnabilità delle nostre “fortezze”. La crescita dei flussi ha dunque rimesso in discussione l'idea dell'impenetrabilità dei confini nazionali e ha portato in evidenza la contrapposizione tra apertura alla cooperazione transfrontaliera, da un lato, ed esigenze di difesa delle specificità locali, dall'altro. I migranti, dal canto loro, costituiscono dei veri e propri attori geopolitici attraverso cui analizzare degli spazi di frontiera particolari: quelli, cioè, che vengono a crearsi nelle città, luoghi in cui maggiormente si concentra e si rende visibile la mescolanza di popolazioni di origini diverse, con le tensioni che ne possono derivare e la ricchezza di possibilità in essa racchiuse. Partendo da tali considerazioni, si è qui inteso riflettere sui fenomeni di emarginazione di culture minoritarie – talvolta veri e propri casi di segregazione – esistenti nelle città, là dove si possono cogliere, pur nella diversità delle forme, segnali della presenza di una discriminazione socio-spaziale dei gruppi deboli ricollegabile a fattori differenti (le specificità culturali, le tipologie lavorative, il mercato immobiliare, la vicinanza di luoghi di culto e di punti di incontro, la presenza di particolari servizi).
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