Da alcuni anni, in concomitanza con la diffusione sul mercato delle sorgenti LED, l’illuminazione è stata oggetto di crescente attenzione, non solo da parte dei tecnici e degli specialisti di settore, ma anche di tutti coloro che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, anche per quanto riguarda gli aspetti economici e di gestione, fino ad arrivare agli utenti finali, ossia le persone che transitano, operano, interagiscono, vivono negli ambienti illuminati. Tra le molteplici applicazioni vi è la pubblica illuminazione, per la quale l’utenza finale è rappresentata dalla collettività e i cui costi sono a carico dei Comuni. Pertanto, le scelte che vengono effettuate in quest’ambito hanno un notevolissimo impatto globale, coinvolgendo molteplici aspetti, tra i quali la sicurezza per i cittadini, la sostenibilità economica e quella ambientale. Proprio riferendosi a una sostenibilità globale, le sorgenti LED risultano vincenti, principalmente, ma non solo, per l’elevata efficienza luminosa. A parità di flusso luminoso emesso, infatti, la potenza richiesta si riduce notevolmente rispetto a impianti con sorgenti tradizionali. Oltre a questo, si dovrebbero considerare le ridotte spese di manutenzione dell’impianto, data la maggiore durata di tali sorgenti rispetto a quelle cosiddette ‘tradizionali’, ossia principalmente le lampade a vapori di sodio ad alta pressione e ad alogenuri metallici e, in misura notevolmente minore, quelle alogene. Se correttamente alimentate, infatti, le sorgenti LED dovrebbero durare circa 50.000 ore, il che significa che, considerando un funzionamento di circa 4380 annue (ore notturne in un anno), si potrebbero superare gli 11 anni. In uno scenario in cui il prezzo medio di tali sorgenti si è notevolmente ridotto e che vede la presenza di molti impianti obsoleti, si sta diffondendo l’iniziativa, da parte di molti Comuni, di intervenire in modo piuttosto rapido, grazie anche a incentivi e opportunità di finanziamento, con interventi radicali di riqualificazione dell’impianto e di sostituzione delle sorgenti tradizionali con quelle LED. Inoltre, oggi, la tecnologia offre la possibilità, in una accezione di smart city e di smart lighting, di realizzare impianti intelligenti che consentono il monitoraggio continuo del funzionamento e dei consumi di ciascuna sorgente, la regolazione puntuale del flusso luminoso in base a condizioni ambientali (condizioni meteo, traffico, apertura dei negozi, ecc.), la più efficiente programmazione degli interventi, l’integrazione con altri sistemi quali, ad esempio, il Wi-Fi, la videosorveglianza e il controllo del traffico, fino alle promettenti potenzialità dei sistemi Li-Fi. In questo contesto, così tecnologicamente evoluto, sembra molto strano che, osservando vari interventi a oggi realizzati, soprattutto in presenza di elementi architettonici, urbani o paesaggistici di particolare pregio, accade che spesso l’ambiente notturno appaia non solo non gradevole come ci si potrebbe aspettare, ma addirittura imbruttito o snaturato. Tranne che per esempi isolati, in cui è stata evidentemente posta un’attenzione particolare nelle scelte illuminotecniche nei confronti della natura e dell’estetica del luogo, molto spesso si possono osservare realizzazioni in cui sono soddisfatti i requisiti richiesti dalle normative, eppure il luogo perde di identità, se non, in alcuni casi, appare modificato o stravolto. Come mai?

La pubblica illuminazione come strumento per la valorizzazione e la fruizione del paesaggio culturale: una utopia?

Bellia Laura
2016

Abstract

Da alcuni anni, in concomitanza con la diffusione sul mercato delle sorgenti LED, l’illuminazione è stata oggetto di crescente attenzione, non solo da parte dei tecnici e degli specialisti di settore, ma anche di tutti coloro che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, anche per quanto riguarda gli aspetti economici e di gestione, fino ad arrivare agli utenti finali, ossia le persone che transitano, operano, interagiscono, vivono negli ambienti illuminati. Tra le molteplici applicazioni vi è la pubblica illuminazione, per la quale l’utenza finale è rappresentata dalla collettività e i cui costi sono a carico dei Comuni. Pertanto, le scelte che vengono effettuate in quest’ambito hanno un notevolissimo impatto globale, coinvolgendo molteplici aspetti, tra i quali la sicurezza per i cittadini, la sostenibilità economica e quella ambientale. Proprio riferendosi a una sostenibilità globale, le sorgenti LED risultano vincenti, principalmente, ma non solo, per l’elevata efficienza luminosa. A parità di flusso luminoso emesso, infatti, la potenza richiesta si riduce notevolmente rispetto a impianti con sorgenti tradizionali. Oltre a questo, si dovrebbero considerare le ridotte spese di manutenzione dell’impianto, data la maggiore durata di tali sorgenti rispetto a quelle cosiddette ‘tradizionali’, ossia principalmente le lampade a vapori di sodio ad alta pressione e ad alogenuri metallici e, in misura notevolmente minore, quelle alogene. Se correttamente alimentate, infatti, le sorgenti LED dovrebbero durare circa 50.000 ore, il che significa che, considerando un funzionamento di circa 4380 annue (ore notturne in un anno), si potrebbero superare gli 11 anni. In uno scenario in cui il prezzo medio di tali sorgenti si è notevolmente ridotto e che vede la presenza di molti impianti obsoleti, si sta diffondendo l’iniziativa, da parte di molti Comuni, di intervenire in modo piuttosto rapido, grazie anche a incentivi e opportunità di finanziamento, con interventi radicali di riqualificazione dell’impianto e di sostituzione delle sorgenti tradizionali con quelle LED. Inoltre, oggi, la tecnologia offre la possibilità, in una accezione di smart city e di smart lighting, di realizzare impianti intelligenti che consentono il monitoraggio continuo del funzionamento e dei consumi di ciascuna sorgente, la regolazione puntuale del flusso luminoso in base a condizioni ambientali (condizioni meteo, traffico, apertura dei negozi, ecc.), la più efficiente programmazione degli interventi, l’integrazione con altri sistemi quali, ad esempio, il Wi-Fi, la videosorveglianza e il controllo del traffico, fino alle promettenti potenzialità dei sistemi Li-Fi. In questo contesto, così tecnologicamente evoluto, sembra molto strano che, osservando vari interventi a oggi realizzati, soprattutto in presenza di elementi architettonici, urbani o paesaggistici di particolare pregio, accade che spesso l’ambiente notturno appaia non solo non gradevole come ci si potrebbe aspettare, ma addirittura imbruttito o snaturato. Tranne che per esempi isolati, in cui è stata evidentemente posta un’attenzione particolare nelle scelte illuminotecniche nei confronti della natura e dell’estetica del luogo, molto spesso si possono osservare realizzazioni in cui sono soddisfatti i requisiti richiesti dalle normative, eppure il luogo perde di identità, se non, in alcuni casi, appare modificato o stravolto. Come mai?
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/732390
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