La relazione mira ad analizzare alcune pagine della complessa Römische Agraargeschichte di Max Weber, opera nella quale lo studioso, appena laureato, si confronta con le questioni agrarie di Roma antica, con le forme di appropriazione fondiaria che accompagnano le profonde trasformazioni territoriali. In particolare, l’analisi è incentrata su uno strumento interdittale (de loco publico fruendo, la cui formula è riportata in Ulp. 68 ad ed. D. 43.9.1 pr.) utilizzato dal pretore nell’esercizio della sua funzione di iurisdictio. L’ordine del magistrato, che trova quindi la sua forza cogente direttamente nell’imperium, viene previsto a vantaggio del concessionario di un luogo pubblico per proteggerlo da eventuali turbative da parte di terzi attraverso la proibizione autoritativa di qualsiasi attività che minacci il godimento autorizzato di un locus publicus legittimato da una lex locationis, da un contratto di locazione. Weber inserisce l’interdetto de loco publico fruendo nel complicato impianto attraverso il quale guarda alla crisi della piccola proprietà contadina, alla concentrazione fondiaria e alla nascita di gruppi per così dire ‘capitalisti’ – secondo un assetto dualistico scaturente dalla prassi dei proprietari di concedere in locazione parte del suolo a piccoli affittuari –, nel quale la dimensione giuridica si innesta in quella economica attraverso un continuo meccanismo di osmosi.

Percorsi weberiani sulla tutela interdittale romana

P. SANTINI
2018

Abstract

La relazione mira ad analizzare alcune pagine della complessa Römische Agraargeschichte di Max Weber, opera nella quale lo studioso, appena laureato, si confronta con le questioni agrarie di Roma antica, con le forme di appropriazione fondiaria che accompagnano le profonde trasformazioni territoriali. In particolare, l’analisi è incentrata su uno strumento interdittale (de loco publico fruendo, la cui formula è riportata in Ulp. 68 ad ed. D. 43.9.1 pr.) utilizzato dal pretore nell’esercizio della sua funzione di iurisdictio. L’ordine del magistrato, che trova quindi la sua forza cogente direttamente nell’imperium, viene previsto a vantaggio del concessionario di un luogo pubblico per proteggerlo da eventuali turbative da parte di terzi attraverso la proibizione autoritativa di qualsiasi attività che minacci il godimento autorizzato di un locus publicus legittimato da una lex locationis, da un contratto di locazione. Weber inserisce l’interdetto de loco publico fruendo nel complicato impianto attraverso il quale guarda alla crisi della piccola proprietà contadina, alla concentrazione fondiaria e alla nascita di gruppi per così dire ‘capitalisti’ – secondo un assetto dualistico scaturente dalla prassi dei proprietari di concedere in locazione parte del suolo a piccoli affittuari –, nel quale la dimensione giuridica si innesta in quella economica attraverso un continuo meccanismo di osmosi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/732297
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