Il saggio su La Pulzella d’Orléans (1801) analizza la tragedia di Friedrich Schiller come disegno del nazionalismo nella fase del suo nascere e espandersi intorno al 1800 come progetto alternativo alla Rivoluzione Francese, benché per molti versi concettualmente legato ad essa. Distinguendo la modernità della concezione della nazione in ambito medioevale, nel quale Schiller la proietta in forma di mito fondante, vengono messi in evidenza una serie elementi basilari come la pretesa della nazione su di un territorio considerato proprio per diritto ‘naturale’ e la liberazione di esso dal nemico straniero, la costruzione dei criteri di appartenenza e dell’unità della nazione, nonché il trasferimento della religiosità della fede sul progetto secolare della nazione. Viene messo in luce, inoltre, come la tragedia sviluppi nella figura di Giovanna una psiche moderna, irrimediabilmente scissa tra la concezione ‘ingenua’ di sé, l’umano generale corrispondente alla ‘natura’, e l’inumano della guerra di liberazione nazionale che richiede il sacrificio totale dello stesso Io interiore nella sua crudeltà ‘inumana’ esteriore, che diviene una forza sì divina, ma allo stesso tempo secolarizzata. Non solo la morte per la nazione, ma il sacrificio dell’io, nel dover alla fine spogliarsi perfino della coscienza tragica di sé stessa, diventa la tragedia dello stesso nazionalismo che voleva liberare l’uomo nella nazione. Così facendo, nell’apoteosi del nazionalismo emerge al contempo anche una vena ironica.

La Tragedia del Nazionalismo. La Pulzella d'Orleans di Friedrich Schiller

Bernhard Arnold Kruse
2018

Abstract

Il saggio su La Pulzella d’Orléans (1801) analizza la tragedia di Friedrich Schiller come disegno del nazionalismo nella fase del suo nascere e espandersi intorno al 1800 come progetto alternativo alla Rivoluzione Francese, benché per molti versi concettualmente legato ad essa. Distinguendo la modernità della concezione della nazione in ambito medioevale, nel quale Schiller la proietta in forma di mito fondante, vengono messi in evidenza una serie elementi basilari come la pretesa della nazione su di un territorio considerato proprio per diritto ‘naturale’ e la liberazione di esso dal nemico straniero, la costruzione dei criteri di appartenenza e dell’unità della nazione, nonché il trasferimento della religiosità della fede sul progetto secolare della nazione. Viene messo in luce, inoltre, come la tragedia sviluppi nella figura di Giovanna una psiche moderna, irrimediabilmente scissa tra la concezione ‘ingenua’ di sé, l’umano generale corrispondente alla ‘natura’, e l’inumano della guerra di liberazione nazionale che richiede il sacrificio totale dello stesso Io interiore nella sua crudeltà ‘inumana’ esteriore, che diviene una forza sì divina, ma allo stesso tempo secolarizzata. Non solo la morte per la nazione, ma il sacrificio dell’io, nel dover alla fine spogliarsi perfino della coscienza tragica di sé stessa, diventa la tragedia dello stesso nazionalismo che voleva liberare l’uomo nella nazione. Così facendo, nell’apoteosi del nazionalismo emerge al contempo anche una vena ironica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/729712
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