Nei territori dello tsunami, delle inondazioni e degli uragani, superare la logica del limite e della barriera e lavorare sull’idea di bordo interattivo, intervenendo proprio sui confini maggiormente segnati da un disastro, significa affrontare il tema della vulnerabilità, a partire dalla specificità di paesaggi continuamente modificati nel tempo, che, nonostante ciò, non avevano perso la loro essenza e attrattività; paesaggi fragili, labili e tenaci allo stesso tempo. Indagare la capacità di adattamento del bordo dopo il disastro non impone la riproposizione della situazione insediativa preesistente né, all’opposto, di abbandonare tutto: è necessario piuttosto lavorare su soluzioni aperte, in grado di assorbire continui cambiamenti, soluzioni, appunto, in linea con un’idea di città e di spazio aperto contemporaneo. Nell’ambito dell’Accordo Internazionale tra University of The Philippines, Diliman, College of Architecture e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato affrontato il tema della ricostruzione post-emergenza a seguito di disastri derivanti da calamità naturali. Nello specifico, il contributo si concentra sull’area costiera di Barangay-Anibong, nell’isola di Tacloban, colpita nel novembre 2013 dal tifone Yolanda. Subito dopo la calamità naturale si è verificato un processo di abbandono dell’area costiera, precedentemente fortemente popolata: una situazione nella quale i relitti delle grandi navi arenate lungo la costa e fin dentro il villaggio, frammisti ai resti delle abitazioni e degli altri elementi precari preesistenti, hanno configurato un paesaggio della catastrofe in contrapposizione con il graduale ritorno della comunità ad abitare queste aree. In questo scenario, quanto si è materialmente conservato delle strutture precedenti è riutilizzato come punto di partenza per interventi progettuali in grado di mettere in campo relazioni, contenuti e valenze sociali e culturali, che proiettassero verso il futuro la Anibong preesistente. Il progetto deve pertanto necessariamente essere concepito in una logica processuale in grado cioè di continuare nel tempo, rispondendo di volta in volta ad esigenze diverse, anche modificandosi e trasformandosi in maniera sostanziale.

Architettura e post-emergenza nei paesaggi costieri vulnerabili. Il caso di Anibong a Tacloban nelle Filippine

Pasquale Miano
Primo
2018

Abstract

Nei territori dello tsunami, delle inondazioni e degli uragani, superare la logica del limite e della barriera e lavorare sull’idea di bordo interattivo, intervenendo proprio sui confini maggiormente segnati da un disastro, significa affrontare il tema della vulnerabilità, a partire dalla specificità di paesaggi continuamente modificati nel tempo, che, nonostante ciò, non avevano perso la loro essenza e attrattività; paesaggi fragili, labili e tenaci allo stesso tempo. Indagare la capacità di adattamento del bordo dopo il disastro non impone la riproposizione della situazione insediativa preesistente né, all’opposto, di abbandonare tutto: è necessario piuttosto lavorare su soluzioni aperte, in grado di assorbire continui cambiamenti, soluzioni, appunto, in linea con un’idea di città e di spazio aperto contemporaneo. Nell’ambito dell’Accordo Internazionale tra University of The Philippines, Diliman, College of Architecture e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato affrontato il tema della ricostruzione post-emergenza a seguito di disastri derivanti da calamità naturali. Nello specifico, il contributo si concentra sull’area costiera di Barangay-Anibong, nell’isola di Tacloban, colpita nel novembre 2013 dal tifone Yolanda. Subito dopo la calamità naturale si è verificato un processo di abbandono dell’area costiera, precedentemente fortemente popolata: una situazione nella quale i relitti delle grandi navi arenate lungo la costa e fin dentro il villaggio, frammisti ai resti delle abitazioni e degli altri elementi precari preesistenti, hanno configurato un paesaggio della catastrofe in contrapposizione con il graduale ritorno della comunità ad abitare queste aree. In questo scenario, quanto si è materialmente conservato delle strutture precedenti è riutilizzato come punto di partenza per interventi progettuali in grado di mettere in campo relazioni, contenuti e valenze sociali e culturali, che proiettassero verso il futuro la Anibong preesistente. Il progetto deve pertanto necessariamente essere concepito in una logica processuale in grado cioè di continuare nel tempo, rispondendo di volta in volta ad esigenze diverse, anche modificandosi e trasformandosi in maniera sostanziale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/721468
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