Nel Mein Kampf Hitler aveva affermato che la conservazione di “un ceto contadino sano come base di tutta la nazione” era una fondamentale garanzia per la tutela e la sanità del corpo sociale in quanto “migliore argine contro i mali sociali”. E nel capitolo XIV della sua opera aveva individuato nel contadino il principale protagonista, nel binomio di “aratro/spada”, della colonizzazione del Lebensraum nell’Europa orientale che avrebbe dovuto assicurare il futuro del popolo tedesco in nome della sua “superiorità” razziale. Il mondo contadino oltre ad essere riscoperto nella sua importanza d’indispensabile garante alimentare dell’intera nazione, diventava la fonte di rigenerazione razziale e l’unica ancora di salvezza biologica del popolo tedesco. Il progetto ruralista nazista, portato avanti dall’ideologo razzista e ministro dell’Agricoltura Richard Walther Darré e dal suo progetto di “sangue e suolo”, si rivolgeva a un contesto, quale quello dei ceti contadini, che erano stati i grandi sconfitti dei processi di modernizzazione economico-politica e sociale a partire dagli ultimi anni del secolo scorso, e a un mondo agrario tedesco che alla fine degli anni Venti era profondamente in crisi e quindi particolarmente ricettivo verso quegli ideologismi, attraverso i quali movimenti politici come il nazionalsocialismo promettevano un nuovo senso dell'esistenza e un nuovo prestigio nazionale e sociale. Attraverso il binomio “Volk-agricoltura” il nazionalsocialismo rilanciava aggressivamente un progetto di “terza via”, tra capitalismo individualista e socialismo collettivista, che intendeva contrapporre il nazionalismo ariano all'“affarismo giudaico” e al “comunismo slavo”. Già nel settembre 1933 venivano promulgate le due fondamentali leggi che caratterizzarono la politica agraria del Terzo Reich: la legge “sulla formazione della Corporazione alimentare nazionale (Reichsnährstand) e sulla regolamentazione del mercato e dei prezzi per i prodotti agricoli” e la legge “sui poderi ereditari”. Tali leggi avrebbero dovuto permettere al mondo contadino tedesco di svolgere quelle che venivano individuate come le sue due fondamentali funzioni: da una parte quella di essere l’unica vera garanzia di una stabilità demografica e di una rigenerazione razziale del popolo tedesco; dall’altra quella di essere l’unico vero garante della sicurezza alimentare della popolazione. Dal 1933 al 1936, nei primi anni del regime, la politica agraria nazista portò il settore rurale tedesco a risollevarsi dalla grave crisi in cui era caduto alla fine degli anni Venti. Forti agevolazioni fiscali, un generale abbassamento dei tassi d’interesse, una fissazione dei prezzi minimi, nel primo anno, al di sopra del loro prezzo di mercato, l’arginamento della spirale debitoria per i poderi ereditari, una limitazione delle importazioni riuscirono ad assicurare in questo triennio all’agricoltura tedesca un considerevole aumento del suo reddito. Tuttavia il progetto di liberare il mondo contadino da una logica puramente economica e di fare dell’agricoltura la base di un’ “armoniosa” comunità popolare su base razziale, così come teorizzato da Darré, dovette rivelare tutta la sua astrattezza ideologica. La visione fortemente ideologizzata del mondo contadino venne progressivamente subordinata ad una visione pragmatica del mondo agricolo, motivata dall’esigenza di sottomettere l’economia al progetto di riarmo forzato e all’ipotesi bellica. Le due leggi mostrarono progressivamente la loro inadeguatezza rispetto alle reali dinamiche economiche e sociali della Germania. La fissazione di prezzi di calmiere e il blocco dei prezzi decretato dal 1936 per i principali beni alimentari finirono per avvantaggiare solo i consumatori e di provocare invece, a lungo termine, forti problemi ai contadini, portando ad una stagnazione dei redditi nel settore agricolo e alla mancanza di adeguati investimenti per incentivare la produzione agraria.

Agrarismo e nazionalsocialismo tra ideologia del «sangue e suolo» e politica rurale

D'Onofrio, Andrea
2018

Abstract

Nel Mein Kampf Hitler aveva affermato che la conservazione di “un ceto contadino sano come base di tutta la nazione” era una fondamentale garanzia per la tutela e la sanità del corpo sociale in quanto “migliore argine contro i mali sociali”. E nel capitolo XIV della sua opera aveva individuato nel contadino il principale protagonista, nel binomio di “aratro/spada”, della colonizzazione del Lebensraum nell’Europa orientale che avrebbe dovuto assicurare il futuro del popolo tedesco in nome della sua “superiorità” razziale. Il mondo contadino oltre ad essere riscoperto nella sua importanza d’indispensabile garante alimentare dell’intera nazione, diventava la fonte di rigenerazione razziale e l’unica ancora di salvezza biologica del popolo tedesco. Il progetto ruralista nazista, portato avanti dall’ideologo razzista e ministro dell’Agricoltura Richard Walther Darré e dal suo progetto di “sangue e suolo”, si rivolgeva a un contesto, quale quello dei ceti contadini, che erano stati i grandi sconfitti dei processi di modernizzazione economico-politica e sociale a partire dagli ultimi anni del secolo scorso, e a un mondo agrario tedesco che alla fine degli anni Venti era profondamente in crisi e quindi particolarmente ricettivo verso quegli ideologismi, attraverso i quali movimenti politici come il nazionalsocialismo promettevano un nuovo senso dell'esistenza e un nuovo prestigio nazionale e sociale. Attraverso il binomio “Volk-agricoltura” il nazionalsocialismo rilanciava aggressivamente un progetto di “terza via”, tra capitalismo individualista e socialismo collettivista, che intendeva contrapporre il nazionalismo ariano all'“affarismo giudaico” e al “comunismo slavo”. Già nel settembre 1933 venivano promulgate le due fondamentali leggi che caratterizzarono la politica agraria del Terzo Reich: la legge “sulla formazione della Corporazione alimentare nazionale (Reichsnährstand) e sulla regolamentazione del mercato e dei prezzi per i prodotti agricoli” e la legge “sui poderi ereditari”. Tali leggi avrebbero dovuto permettere al mondo contadino tedesco di svolgere quelle che venivano individuate come le sue due fondamentali funzioni: da una parte quella di essere l’unica vera garanzia di una stabilità demografica e di una rigenerazione razziale del popolo tedesco; dall’altra quella di essere l’unico vero garante della sicurezza alimentare della popolazione. Dal 1933 al 1936, nei primi anni del regime, la politica agraria nazista portò il settore rurale tedesco a risollevarsi dalla grave crisi in cui era caduto alla fine degli anni Venti. Forti agevolazioni fiscali, un generale abbassamento dei tassi d’interesse, una fissazione dei prezzi minimi, nel primo anno, al di sopra del loro prezzo di mercato, l’arginamento della spirale debitoria per i poderi ereditari, una limitazione delle importazioni riuscirono ad assicurare in questo triennio all’agricoltura tedesca un considerevole aumento del suo reddito. Tuttavia il progetto di liberare il mondo contadino da una logica puramente economica e di fare dell’agricoltura la base di un’ “armoniosa” comunità popolare su base razziale, così come teorizzato da Darré, dovette rivelare tutta la sua astrattezza ideologica. La visione fortemente ideologizzata del mondo contadino venne progressivamente subordinata ad una visione pragmatica del mondo agricolo, motivata dall’esigenza di sottomettere l’economia al progetto di riarmo forzato e all’ipotesi bellica. Le due leggi mostrarono progressivamente la loro inadeguatezza rispetto alle reali dinamiche economiche e sociali della Germania. La fissazione di prezzi di calmiere e il blocco dei prezzi decretato dal 1936 per i principali beni alimentari finirono per avvantaggiare solo i consumatori e di provocare invece, a lungo termine, forti problemi ai contadini, portando ad una stagnazione dei redditi nel settore agricolo e alla mancanza di adeguati investimenti per incentivare la produzione agraria.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/706178
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