Il tema è di quelli interessanti, un nodo che si attesta in una delle zone più martoriate, complesse e strategiche della città dove questa infrastruttura, nel 1839, darà il via a quello che sarà il cambiamento della struttura urbanistica dell’abitato dando a Napoli il ruolo di città europea. Prima di parlare dell’edificio, è importante inquadrare attraverso la carta Schiavoni le trasformazioni che ebbe la strada sulla quale si attestarono tre episodi che la qualificarono come porta della città. Questo è il racconto di un viaggio lungo un percorso di circa cinquecento metri, palcoscenico di tre significativi avvenimenti storici/architettonici: le tre stazioni ottocentesche napoletane, tra cui si annovera la prima d’Italia. Un viaggio volto a individuarne i caratteri e recuperare l’immagine di luoghi significanti. Aiutandoci con la carta Schiavoni è possibile individuare in Via de’ Fossi, successivamente Corso Garibaldi quegli edifici che nascevano ancor prima di definirne la reale funzione in quanto non esistevano esempi a cui fare riferimento. Un luogo che un tempo si caratterizzò per il limite disegnato dalle mura aragonesi, confine dell’espansione a Oriente. È qui che a ridosso della Via de’ Fossi, che vedeva allora la presenza delle porte del Carmine e Nolana, si realizzeranno le tre stazioni ottocentesche: la Napoli-Portici, denominata Bayard, inaugurata il 3 ottobre del 1839 da Ferdinando II di Borbone; la Napoli-Capua, detta anche Regia Strada Ferrata, costruita da Clemente Fonseca nel 1843 e la stazione post-unitaria del 1861 attribuita, non senza difficoltà, a Nicola Breglia. Tre edifici, dalle differenti figurazioni architettoniche, dove soluzioni e linguaggi diversi dialogano con brani di città consolidati e con quelli che si andranno a costruire, ma accomunati da un analogo destino che vedrà esaurire la propria storia in un arco temporale relativamente breve.
Architetture nella memoria / Catuogno, Raffaele. - (2017). ( Le stazioni ferroviarie a Napoli nell’800 La stazione Bayard tra architettura e memoria Museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa, Napoli 23 ottobre 2016).
Architetture nella memoria
raffaele catuogno
2017
Abstract
Il tema è di quelli interessanti, un nodo che si attesta in una delle zone più martoriate, complesse e strategiche della città dove questa infrastruttura, nel 1839, darà il via a quello che sarà il cambiamento della struttura urbanistica dell’abitato dando a Napoli il ruolo di città europea. Prima di parlare dell’edificio, è importante inquadrare attraverso la carta Schiavoni le trasformazioni che ebbe la strada sulla quale si attestarono tre episodi che la qualificarono come porta della città. Questo è il racconto di un viaggio lungo un percorso di circa cinquecento metri, palcoscenico di tre significativi avvenimenti storici/architettonici: le tre stazioni ottocentesche napoletane, tra cui si annovera la prima d’Italia. Un viaggio volto a individuarne i caratteri e recuperare l’immagine di luoghi significanti. Aiutandoci con la carta Schiavoni è possibile individuare in Via de’ Fossi, successivamente Corso Garibaldi quegli edifici che nascevano ancor prima di definirne la reale funzione in quanto non esistevano esempi a cui fare riferimento. Un luogo che un tempo si caratterizzò per il limite disegnato dalle mura aragonesi, confine dell’espansione a Oriente. È qui che a ridosso della Via de’ Fossi, che vedeva allora la presenza delle porte del Carmine e Nolana, si realizzeranno le tre stazioni ottocentesche: la Napoli-Portici, denominata Bayard, inaugurata il 3 ottobre del 1839 da Ferdinando II di Borbone; la Napoli-Capua, detta anche Regia Strada Ferrata, costruita da Clemente Fonseca nel 1843 e la stazione post-unitaria del 1861 attribuita, non senza difficoltà, a Nicola Breglia. Tre edifici, dalle differenti figurazioni architettoniche, dove soluzioni e linguaggi diversi dialogano con brani di città consolidati e con quelli che si andranno a costruire, ma accomunati da un analogo destino che vedrà esaurire la propria storia in un arco temporale relativamente breve.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


